PietroBartolo 360 min

Intervista telefonica, l’audio è a fine articolo

PietroBartolo 360 minCaro On.le Pietro Bartolo, la ringraziamo tutti noi della redazione del magazine per averci dedicato del tempo per questa intervista.

Inizierei subito con il suo lavoro e la sua attività al Parlamento Europeo. Si è detto che il Parlamento è chiuso, che non serve a nulla, ma sappiamo che invece state lavorando in remoto durante l’emergenza del coronavirus.

Il Parlamento non è mai andato in letargo. Ha sempre funzionato, sia pure in condizioni inedite, spesso in modalità da remoto. Le sessioni plenarie si sono svolte a Bruxelles, non più a Strasburgo, con la presenza fisica di un numero limitato di deputati per ciascun Gruppo e con il suo Presidente.
Abbiamo discusso e votato: sia in commissione sia in Aula collegando i nostri computer. Certo, non è il massimo per un’assemblea elettiva, però è stato importante. L’Europa c’è, il Parlamento è vivo e controlla.

L’Europa, su temi come la pandemia e l’immigrazione è sembrata girarsi da un’altra parte. Qual è il suo parere?

Quando si parla di Europa dobbiamo distinguere: c’è il Parlamento, c’è la Commissione e c’è il Consiglio, cioè gli Stati Membri. Il Parlamento ha lavorato bene e molto. All’inizio, la Commissione e la sua Presidente Von der Leyen sono apparsi un po’ titubanti, non avevano capito la portata di questo disastro. Poi l’atteggiamento è, fortunatamente mutato. E anche la presidente della BCE, Christine Lagarde, ha fatto un passo indietro.
L’altro giorno, in Aula, la Von der Leyen ha detto che bisogna chiedere scusa all’Italia per non averla aiutata sin dall’inizio. Le istituzioni europee, dunque anche il nostro Parlamento, stanno varando un complesso di massicci interventi che dovranno consentire di affrontare questa drammatica crisi sia dal punto di vista sanitario sia per favorire una urgente ripresa economica.

Ecco, si discute, anche molto, sugli interventi di sostegno a livello europeo. Perché, sembra chiaro, che nessun Paese possa far da solo di fronte ad una crisi di questa portata.

È ovvio che nessuno può farcela da solo. Bisogna avere tenacia perché l’Unione europea non lasci nessuno indietro, allontanando i comportamenti egoistici di alcuni Stati Membri: parlo dei cosiddetti “sovranisti” e di alcune leadership nordiche che erroneamente pensano di doversi sottrarre dall’obbligo del principio di solidarietà su cui si fondano i Trattati. Le istituzioni europee stanno mettendo in campo un ventaglio di misure, anche imponenti, che dovranno accompagnare la fase di uscita dalla emergenza.
La Commissione ha avanzato le proposte che il Parlamento esaminerà e, se del caso, correggerà; la Banca centrale europea, dopo un primo sbandamento, è scesa in campo con forza con l’acquisto di titoli di Stato; la Banca degli Investimenti è pronta a fare la sua parte. Da tener presente che, in attesa della definizione delle misure da parte dell’Eurogruppo e del Consiglio Europeo, la Commissione ha già aperto la strada per la più ampia flessibilità dei conti pubblici e per l’utilizzo dei Fondi strutturali ancora non spesi. Insomma, ci vuole la più ampia unità e il coordinamento tra le istituzioni europee per far fronte a sfide che non ci aspettavamo.

E non dobbiamo dimenticare che siamo entrati nella pandemia quando discutevamo di un’altra emergenza, quella del clima. Mica è finita.

Certamente il Green Deal sul clima non dovrà essere accantonato. Anzi, il nuovo scenario che abbiamo davanti ne rafforza la impellente necessità. La prevenzione e la cura contro il virus devono andar di pari passo con una nuova politica europea a cominciare da una riscrittura totale del bilancio dell’Unione. Che, oggi più che mai, deve pensare alla solidarietà e alla vicinanza delle persone.

C’è pur sempre in primo piano il tema delle migrazioni

Mi trovo a Lampedusa, nella mia isola, con la mia famiglia. Qui sto scontando la seconda quarantena, dopo quella fatta amorireinmare min Bruxelles quando tutto questo ha avuto inizio. Lavoro da casa, in modalità remoto, ogni tanto vado sul balcone e guardo il mare, domandandomi chi arriverà stanotte. L’altra sera sono arrivate settanta persone, da sole, su una barca. Gli sbarchi autonomi non sono mai cessati. Da anni è così e qualcuno vorrebbe impedirlo. E come? Gettandoli a mare? Certo, quel molo Favaloro, dove ho vissuto per trent’anni e visto arrivare centinaia di migliaia di persone, donne, uomini e bambini, un po’ mi manca. Voglio sperare che i migranti, spesso scampati al naufragio, giungano in buone condizioni di salute e siano, com’è giusto, messi in quarantena. Spero anche che non si tenga conto dell’ultimo decreto del governo che ha dichiarato “non sicuri” i porti italiani. I porti italiani sono aperti e sicuri. Infatti, poi s’è deciso che la Protezione civile, con la Croce Rossa, si occuperanno di gestire i migranti che arrivano. È stata messa a disposizione una nave da parte del ministero dei Trasporti.

Però il decreto resta…

Con altri parlamentari siamo intervenuti per chiederne il ritiro. È un provvedimento che non ha alcun senso. Certamente, è vero che l’Italia è nel pieno della crisi coronavirus ma un grande paese non può lasciarsi alle spalle una tradizione di accoglienza e di umanità. Se c’è da far sbarcare, lo si faccia prendendo tutte le precauzioni e le misure necessarie. Guardate che il contagio, forse, lo portiamo noi italiani ai migranti e non loro a noi. Una volta esaurito il tempo della quarantena i migranti possono essere ricollocati tra gli Stati Membri, a cominciare da quell’accordo, sia pure volontario, sottoscritto nei mesi scorsi a Malta. Bisogna affrontare questo tema con intelligenza, razionalità e lungimiranza.

Pensa che si arriverà, prima o poi, ad una svolta positiva?sbarcare a Lampedusa illustrazione de Gli emigranti di Edmondo De Amicis min

È un tema che deve affrontare l’Europa. Non può essere risolto né dalla Spagna, né dalla Grecia, né dall’Italia. C’è un interesse generale da soddisfare. La politica dell’immigrazione deve diventare comune a tutti e non lasciata al destino di un Paese o di pochi altri. Il blocco del processo di riforma del Regolamento di Dublino è la prova dell’egoismo di alcuni. E, se vogliamo far nomi, si tratta degli amici di Salvini, dei vari leader sovranisti come i dirigenti polacchi o come l’ungherese Orbán che si è preso i pieni poteri con la scusa del coronavirus.
Adesso, in Parlamento europeo, attendiamo l’annunciato Patto sull’emigrazione proposto dalla Commissione. Ci sarà battaglia da fare. Nelle nuove condizioni dettate dalla pandemia, forse si potrebbe aprire un varco di successo su questo fronte. Vedremo.

Nel suoi libro, “Le stelle di Lampedusa”, ha voluto scrivere la storia della migrazione, parlando di persone, bambini, dei viaggi e anche dei sogni di chi arriva da noi dopo tante sofferenze. Lei è rimasto in contatto con alcuni di loro?

Con molti di loro. Li seguo, li sostengo quando posso. Poi ci sono quelli che hanno situazioni particolari che ti rimangono dentro tutta la vita. Per alcuni ho usato nomi di fantasia. Ma le storie sono tutte vere. Come fai a dimenticare ognuna di quelle persone? Kebrat, Omar, Pietro, Carla e sua figlia Anila? Come fai a dimenticare Anila? Non è possibile. Mi telefona spesso e mi chiama papà.

In “Lacrime di sale” racconta che da adolescente ha rischiato di annegare una notte in alto mare mentre era a pesca con suo padre ed altri pescatori. Quanto quella brutta esperienza ha influito sulla sua scelta di fare il medico e mettersi al servizio lì, a Lampedusa nella “Porta d’Europa”?Lampedusa 350 min

Prima di fare il medico facevo il pescatore come quasi tutti i lampedusani e ho vissuto l’esperienza del naufragio. Avevo 16 anni. Ho deciso di fare il medico per dedicarmi alla mia gente a Lampedusa e poi, quando mi sono trovato davanti il fenomeno dell’immigrazione, me ne sono occupato per 30 anni. Ho visto tanta sofferenza e, purtroppo, ho dovuto fare tantissime ispezioni cadaveriche, una cosa che io odio, che non avrei mai voluto fare. Quando si è trattato dei bambini è stato terribile.

Le sardine, come le vede?

Ragazzi, adulti, giovani e grandi. Insomma, un mondo che ha il desiderio che la politica cambi. Io, peraltro, non sono un politico di professione, mi occupo delle cose che stanno nelle mie corde. E, poi, ve lo ricordo, quando ero pescatore io pescavo sardine, eh! Le sardine non sono egoiste, perché non pensano al proprio orticello, né al potere, né ai soldi. Io in piazza San Giovanni con le sardine mi sono trovato molto bene, mi son sentito uno di loro, sono una sardina.
Un saluto a tutte le sardine.

Intervista pubblicata il 22 aprile 2020 su Ciessemagazine

 

Rossana Germani fa parte della redazione di CiesseMagazine e cura anche la rubrica di cultura, libri e poesia.

 

Articoli e news di questo giornale online direttamente sul tuo Messanger  clicca qui
aspetta che appaia tutto il testo – 6 righe

 

{loadposition monetizzo}

 

youtube logo red hd 13 Iscriviti al nostro canale Youtube di UNOeTRE.it 

 

Sottoscrivi abbonamento gratuito all’aggiornamento delle notizie di https://www.unoetre.it – Home

 
Vuoi dire la tua su UNOeTRE.it? Clicca qui

 

 

Sostieni UNOeTRE.it

Sostieni il nostro lavoro

UNOeTRE.it è un giornale online con una redazione di volontari. Qualsiasi donazione tu possa fare, fra quelle che qui sotto proponiamo, rappresenta un contributo prezioso per il nostro lavoro. Si prega di notare che per assicurare la nostra indipendenza, per parlare liberamente di argomenti politici, i contributi che ci invierete non sono deducibili dalle tasse. Per dare il tuo sostegno tramite il sito, clicca qui sotto sul bottone Paga Adesso. Il tuo contributo ci perverrà sicuro utilizzando PayPal oppure la tua carta di credito. Grazie

La riproduzione di quest’articolo che hai letto è autorizzata a condizione che siano citati la fonte www.unoetre.it e l’autore. E’ vietato il “copia e incolla” del solo testo sui socialnetwork perchè questo metodo priva l’articolo del suo specifico contesto grafico menomando gravemente l’insieme della pubblicazione. L’utilizzo sui socialnetwork può avvenire soltanto utilizzando il link originale di questo specifico articolo presente nella barra degli indirizzi del browser e originato da https://www.unoetre.it

Creative Commons License
UNOeTRE.it by giornale online is licensed under a Creative Commons Attribution 4.0 International License.

 

Di Rossana Germani

Rossana Germani nata a Sora il 5 Maggio 1975. Amante della scrittura, prima ancora che della lettura, ho coronato il mio sogno pubblicando il libro "Storie in centrifuga - Napoli non molla!" scritto insieme a Lorenzo Rossomandi.Sono a bordo della redazione di CiesseMagazine dove scrivo articoli e curo anche la rubrica di cultura, libri e poesia. Collaboro con UNOeTRE.it

Lascia un commento

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.