Ha visto e ha fatto cose che non potrà mai più dimenticare!

PietroBartolo salva bimbo mindi Rossana Germani – Quando è stato fatto il nome di Pietro Bartolo tra le persone da intervistare subito mi sono offerta volontaria senza possibilità di rifiuto da parte dei miei “colleghi di penna” visti i miei trascorsi di scritti incentrati quasi esclusivamente su di lui e sulla sua “grande missione”. Pensavo si sarebbe rivelata un’impresa impossibile, invece, grazie al suo cuore immenso, è stato molto semplice seppur molto emozionante. Pietro Bartolo, il famoso medico di Lampedusa per farla breve e ora Europarlamentare con numerose ed importanti cariche come la vicepresidenza della commissione LIBE, ha fatto dell’accoglienza la sua ragione di vita.

È stato per trentatré anni in prima linea sul quel molo Favaloro in attesa dei fratelli umani che arrivano via mare in cerca di una vita migliore. Ha visitato più di 350000 persone: uomini, donne e bambini; ha ascoltato le loro storie, ha visto tanta sofferenza, li ha visti scuoiati vivi, ha visto quasi tutte le donne violentate, le bambine e i bambini abusati, ha visto i morti, tanti morti, troppi morti!
Ha visto e ha fatto cose che non potrà mai più dimenticare! E spero che abbia sempre qualcuno vicino pronto a lenire le ferite della sua anima.

Ha il brutto record mondiale di medico che ha fatto più ispezioni cadaveriche. E le ha fatte spesso sui bambini! Sui neonati! Sui bambini di pochi anni! Quei bambini che avremo per sempre sulla coscienza perché non siamo stati in grado di far arrivare in condizioni sicure.
Ha fatto di tutto per cercare di far capire al mondo quello che vedeva lì, nella porta d’Europa. Nel suo pochissimo tempo libero è andato in giro a fare convegni e incontri per mostrare tutte quelle atrocità. Quelle atrocità che ha documentato e salvato in una pennetta e che mostra ogni volta che gli è possibile farlo, sbattendo in faccia la verità a chi si ostina a parlare con superficialità di numeri e di quote da “redistribuire” o rinviare come fossero merce scadente, scaduta o avariata. Come ha fatto nel 2017 in quella riunione a Malta dei vertici Europei in cui anche lui, in qualità di dirigente medico del poliambulatorio di Lampedusa, era stato invitato a partecipare e dove, irritato, deluso e stanco di sentir parlare solo di quote o numeri da spartire, interrompe il potente di turno, che stava parlando con un distacco sovrumano, invitandolo a girarsi verso la finestra per riportarlo alla realtà: “guardi là…Dottore, sono certo che se guarda bene, tra le onde, il cadavere di qualche bambino lo trova sicuramente. E se non c’è, le basterà aspettare qualche secondo. Vedrà che arriverà”. E poi via con le immagini shock alla fine delle quali nessuno ha avuto più il coraggio di guardarlo negli occhi fingendosi impegnati tutti a fare qualcosa di necessario su quel tavolo pieno di scartoffie riempite di parole e numeri senza cuore.

Lui, che ha scritto due libri in cui racconta tutte quelle mostruosità a cui ha dovuto assistere, tutte quelle tragedie tra le quali quella del 3 ottobre 2013 in cui morirono 368 persone ed in cui chiusero 367 bare risparmiandone una perché quel neonato era ancora attaccato al cordone ombelicale. Nonostante fosse in convalescenza per l’ictus che lo aveva colpito qualche settimana prima, lui era là, ad assistere i pochi superstiti e a “lavorare” su quei morti, tra i quali tanti bambini. E, poi, lo sbarco del 2011 in cui, sceso sotto coperta, in un barcone appena attraccato, si trovò al buio a camminare su una montagna di corpi pieni di sangue con testa fracassata e polpastrelli delle mani ridotti a carne viva senza più unghie a causa dell’estremo tentativo di cercare di uscire da quella trappola infernale in cui gli scafisti li avevano rinchiusi ed in cui morirono tutti asfissiati.
Lui, che ha quasi costretto il regista Gianfranco Rosi a fare quel film-documentario che poi ha vinto l’Orso d’Oro;
Lui, che alla fine si è anche impegnato in politica per arrivare lì, dove tutto si può decidere per cambiare veramente le cose, in Europa. Ed è lì che ora si sta adoperando con tutto se stesso per cercare di farci arrivare ad avere, un giorno, un mondo più umano e sono sicura che ci riuscirà.

Grazie Pietro Bartolo

Vai all’intervista di Pietro Bartolo raccolta da Rossana Germani
Pubblicato su Ciessemagazine il 22 aprile 2020
Rossana Germani fa parte della redazione di CiesseMagazine e cura anche la rubrica di cultura, libri e poesia.

 

 

 

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Di Rossana Germani

Rossana Germani nata a Sora il 5 Maggio 1975. Amante della scrittura, prima ancora che della lettura, ho coronato il mio sogno pubblicando il libro "Storie in centrifuga - Napoli non molla!" scritto insieme a Lorenzo Rossomandi.Sono a bordo della redazione di CiesseMagazine dove scrivo articoli e curo anche la rubrica di cultura, libri e poesia. Collaboro con UNOeTRE.it

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