Mimmo Lucano il Sindaco dellaccoglienza 350 min

Grazie a Rossana Germani ora disponiamo su UNOeTRE.it di questa interessante e bella intervista a Mimmo Lucano Sindaco di Riace

Mimmo Lucano il Sindaco dellaccoglienza 350 min(due video) “Nessun essere umano può rimanere indifferente quando un altro essere umano chiede di essere aiutato”. È stato Mimmo Lucano a pronunciare queste parole ed è stato lui che le ha messe in pratica costruendo dal nulla, anzi da una realtà politica territoriale molto ostile, un paese modello. Quando si parla di accoglienza e di integrazione e di come sia possibile che culture diverse possano coesistere nello stesso territorio senza alcun problema, è naturale pensare a Riace e a quel grande uomo che ha reso possibile tutto questo. Mimmo Lucano che, grazie alla sua tenacia e alla sua voglia di lottare per un mondo più umano senza alcun confine, è riuscito contro ogni aspettativa a portare la sua Riace a modello di accoglienza ed integrazione conosciuto in tutto il mondo.

È stato sindaco del suo paese per tre mandati consecutivi e grazie al suo operato ha ottenuto molti premi, riconoscimenti e nomine.
Nel 2010 è stato nominato 3°sindaco migliore al mondo nella World Mayor, il concorso mondiale della City Mayors Foundation;
è arrivato al 40°posto tra i leader più influenti al mondo secondo la rivista americana Fortune; nel 2015 ha ricevuto il premio per la pace e dei diritti umani a Berna; nel 2017 ha ottenuto il premio per la pace Dresda; nel 2018 gli è stata conferita la cittadinanza onoraria dal comune di Milano. La lista è ancora lunga ma mi fermo qui.

Nonostante le vicende giudiziarie che purtroppo lo hanno visto protagonista, finora risolte con assoluzione è, e resterà sempre, il sindaco che ha fatto dell’immigrazione una risorsa per il suo paese facendolo rinascere e vivere in un’armonia di culture diverse ma ben integrate tra loro. Un uomo che ha lavorato con il cuore ridando la dignità a tutte quelle persone che altri consideravano solo un peso e solo numeri in più da respingere. Senza mai guardare agli interessi personali o familiari, Mimmo ha portato avanti la sua battaglia contro ogni forma di potere grazie alla sua determinazione e alla sua umanità.
La fondazione “È stato il vento” continuerà a sostenere la sua missione per la vita integrata.

Grazie Mimmo, è stato un onore per me intervistarti. (L’intervista dopo questo primo video)

 

 

Smettiamola di dire Ormai

Doveva essere un’intervista. Ma con un uomo vero e sanguigno come Mimmo Lucano la prima domanda è bastata per farlo esplodere come un fiume in piena, senza argini. E così ci ha raccontato la “genesi” della sua vita politica e come è arrivato ad essere uno dei simboli più significativi dell’ACCOGLIENZA dei migranti.
Partiamo dallo scenario: Riace nella Locride. Regione Calabria. Anni 60.

Il padre era un insegnante, militava nella DC. Mimmo definisce la Democrazia Cristiana il “marcio religioso di una chiesa che fa parte della massoneria religiosa con dei rapporti di privilegio”.
«La DC era il partito del potere, il partito della mafia. Strumento usato per mantenere i privilegi e lo status quo, dal dopo guerra agli anni 80».
Ma le sue influenze politiche furono di tutt’altra fonte. Da giovane frequentava il circolo di “Unita Proletaria”. E a scuola frequentava un prete missionario, un missionario che oltre che di chiesa, si occupava di politica, politica socialista, un elemento politico, nella sua zona, di riferimento della sinistra dell’epoca. Influenzò Mimmo e influenzò anche altri suoi compagni.
«Poi fu scomunicato…
Era ovvio. E questo dimostrava che, dopo il 68, le mafie dettavano le condizioni alla DC locale».

La sinistra che cominciò a frequentare come militante era una sinistra con una marcata ideologia. Avevano dei principi, si facevano dei ragionamenti. I suoi compagni facevano delle analisi lucide sul proletariato, la lotta di classe. Ed erano condivisibili.
L’errore fu il fatto che, non vedendo i loro obiettivi raggiungibili e non facendo passi avanti, passarono alla lotta armata. Il potere non gli dava scampo. «Io la pensavo diversamente: Se non si raggiungono gli obiettivi non si possono uccidere le persone».

Si stava creando una sinistra abbandonando il PCI. Si stava addolcendo l’ideologia del proletariato. Ma questo ha lasciato un vuoto.
«Hanno cercato di coinvolgermi, ma non volevo aderire alla lotta armata. Questo ci avrebbe portato all’oblio. Quando tornavo da Roma per gli incontri con i militanti, mio padre era preoccupato che io fossi coinvolto con il terrorismo rosso».
Poi arrivarono gli anni in cui si persero, molti emigrarono. E anche Mimmo si allontanò dalla sua terra per un po’. Ma dopo due anni rientrò; non poteva accettare di trasferirsi in un’altra città, magari cercando lì i propri paesani, pensando però di aver tradito la propria terra. «Non potevo stare lontano dal mia paese. Volevo essere protagonista della sua rinascita. Non facevo le cose per me e la mia famiglia, la mia famiglia era lontana. Io ero da solo e volevo solo la rinascita del mio paese».

E così, nel ‘95, si presentò alle comunali, con una sua lista, e fu una grande lezione: 12 persone in lista, 20 voti. mimmo lucano 390 min
Gli servì veramente da lezione. Capì che la società si organizza in funzione di sistemi mediatici. I poteri forti e le forze economiche determinano l’atteggiamento dei consumatori. Non gli ideali.
Ma gli altri si fecero scoraggiare dalla sconfitta. “Ci siamo persi.” «L’epilogo di una generazione che, siccome non era riuscita a prendere la posizione di comando del comune, allora si era arresa. Per me invece non era un epilogo, ma una lezione da imparare.
LA PARTECIPAZIONE NON È RINUNCIARE MA È AVERE SEGUITO ANCHE DOPO LA SCONFITTA».

Mimmo continuò a frequentare il circolo, con tutte le difficoltà dell’epoca. Non c’erano soldi. Entrava acqua dal tetto, tutto era fatiscente. Ma per lui non era un sacrificio continuare a battersi.
«Volevo dire al mondo che c’è una situazione locale che può dimostrare che ci sono cose che si possono fare. Che non bisogna arrendersi.
Nel ’95 cominciai a frequentare il vescovo della Locride e attuale arcivescovo di Campobasso Giancarlo Maria Bregantini e gli ambienti della Croce Rossa.» Il vescovo lo conquistò con una frase: “Smettiamola di dire ORMAI”.
Iniziò una militanza che aveva una forte influenza del PKK. I curdi avevano una via al socialismo a loro modo. “«Non ho mai conosciuto Öchalan di persona, ma mi influenzò con la sua idea di democrazia partecipativa.»

Nel ’97 si interessò alla politica dell’accoglienza di Baudolato (comune in provincia di Catanzaro) e poi, a seguito dello sbarco dei curdi avvenuto nel ’98, iniziò a pensare di ripopolare il centro storico chiedendo la disponibilità delle case abbandonate ai proprietari residenti in Argentina, in America del Nord e in Nord Italia. Così, con i curdi e con l’aiuto del vescovo, Mimmo realizzò un villaggio solidale con anche un frantoio.

«Questo da una parte dava l’impulso a reagire ad una realtà fortemente rassegnata e spopolata che stava facendo la fine di tanti paesi dell’entroterra ma dall’altra parte era anche una risposta, un risveglio per l’identità del luogo fortemente legato al concetto dell’ospitalità. Non c’è stato ostacolo da parte dei pochi rimasti della comunità locale e dei Rom che frequentavano abitualmente anche la mia casa.
Nel 2001 ho conosciuto Gianfranco Schiavone dell’ ICS (Consorzio Italiano di Solidarietà) che era venuto in Calabria perché stava pensando di creare un sistema nazionale d’accoglienza attraverso il ministro dell’interno, l’UNHCR e l’ANCI. Così, eletto consigliere di minoranza, nel nostro comune feci questo progetto per realizzare i borghi con i rifugiati e il sindaco socialista pro-tempore aderì. L’accoglienza a Riace è nata con il programma nazionale d’asilo che è stato il primo progetto che ha anticipato lo SPRAR per effetto della legge Bossi-Fini del 2002. Così il comune di Riace partecipa al bando ministeriale e diventa uno dei primi comuni assieme a circa altri 80 comuni italiani a partecipare all’accoglienza organizzata.
Poi i curdi se ne andarono.
Arrivammo così nel 2004, con le elezioni comunali. Gli immigrati continuavano ad arrivare. Ma per continuare con la politica dell’inclusività e dell’accoglienza, il linguaggio doveva necessariamente cambiare. Le persone vogliono il vantaggio economico. Parlavo di una possibilità di rimanere in questi luoghi. Di non abbandonarli. Nessuna grande opera, ma rispettare l’anima del centro storico e dei suoi quartieri», ecco il valore che Mimmo prometteva.

Tutti dicono ormai, ma lui no!
«La partita si stava giocando a Riace Marittima. Consumando ogni metro di spiaggia. Dicevo di fermarci e rispettare il territorio. Abbandonare la visione consumistica e trasformare i territori per dare ricchezza.
Le mafie volevano il contrario».
La sua proposta fu: Recuperare l’esistente. Un risveglio di un identità.
Un forte esempio fu quello del riciclo dei rifiuti. Per raggiungere tutti i punti del paese, si organizzò con gli asini e i carretti di legno.
Riace era diventato un modello di inclusività e di accoglienza. Tutti avevano un vantaggio. Ripopolare un paese che stava cadendo nell’oblio significava dare valore alle case, ai terreni.

«Ma questo modello dava fastidio alla destra. Ribaltava la loro equazione.
“migrante=delinquenza”. Riace dimostrava che invece si poteva avere un’altra visione». «Era iniziata la mia persecuzione politica. Quindici anni di esperienza, bruciati da un prefetto simpatizzante di Forza Nuova.
Una campagna denigratoria, costruita su falsità che hanno portato ad un sindaco leghista. E sapete cos’ha fatto, il sindaco leghista il 26 marzo, in piena emergenza Covid-19? si è aumentato la propria indennità. L’ha fatto da solo. Come ha fatto da solo un atto amministrativo, pur non avendone la facoltà, quello di far tagliare l’energia elettrica ad una madre con due figli che non simpatizzava con la Lega». Riace avversava la teoria che l’immigrazione era un danno, era il completo opposto. Per questo era una realtà da chiudere.
Un laboratorio di umanità, di solidarietà e di cultura. Un ideale di una città aperta, non di fortezze e di chiusure, ma un ideale di Libertà.

Riace ha dimostrato che possono convivere persone di diverse etnie, con simpatie, antipatie, amori e legami.
Nessuno era migrante, tutti erano viaggiatori.

«Così, ho fatto il sindaco!

 

 

L’intervista e la sua presentazione sono state pubblicate entrambe su CiesseMagazine il 22 aprile 2020
Rossana Germani fa parte della redazione di CiesseMagazine e per essa cura anche la rubrica di cultura, libri e poesia.

 

 

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Di Rossana Germani

Rossana Germani nata a Sora il 5 Maggio 1975. Amante della scrittura, prima ancora che della lettura, ho coronato il mio sogno pubblicando il libro "Storie in centrifuga - Napoli non molla!" scritto insieme a Lorenzo Rossomandi.Sono a bordo della redazione di CiesseMagazine dove scrivo articoli e curo anche la rubrica di cultura, libri e poesia. Collaboro con UNOeTRE.it

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