Periferia Roma 350 260di Alessandro Pompili* – “Siamo un Paese straordinario e bellissimo, ma allo stesso tempo molto fragile. È fragile il paesaggio e sono fragili le città, in particolare le periferie dove nessuno ha speso tempo e denaro per far manutenzione. Ma sono proprio le periferie la città del futuro, quella dove si concentra l’energia umana e quella che lasceremo in eredità ai nostri figli. C’è bisogno di una gigantesca opera di rammendo e ci vogliono delle idee.”

Questo è il pensiero che l’architettetto e senatore a vita Renzo Piano esprime nell’articolo rilasciato al quotidiano “Il sole 24 ore” riguardante le periferie urbane.
Vorrebbe farci capire che per migliorare le condizioni di questi luoghi abbandonati a loro stessi, che nella maggior parte dei casi mancano soprattutto di manutenzione e di servizi, bisognerebbe prima di iniziare a costruire nuove strutture, magari completare prima quelle iniziate e mai portate a termine, mi viene in mente nella mia città il famoso “stadio del casaleno”. Secondo me invece oltre a una rivalutazione “materiale” dele periferie, andrebbe fatta prima di tutto una rivalutazione “mentale”, infatti come scrive Renzo Piano sul quotidiano, spesso alla periferia si associa il termine “degrado” riferendosi sia al luogo urbano che alle persone che lo abitano. Posso affermare che è solo un luogo comune, nella periferia dove abito, è vero che ci sono infrastruttureRenzoPiano 350 260 iniziate e mai finite e edifici non curarti e quindi “non fitogenici” ma sicuramente non degradata, purtroppo in ogni città c’è sempre una parte più malfamata e degradata, ma non è un buon motivo per attribuire a tutte le periferie l’aggettivo di degrado.
Per riqualificazione materiale credo che si dovrebbe partire prima da una ristrutturazione degli edifici persistenti senza distruggere ne costruire niente, una crescita “implosiva” come dice l’architetto sull’articolo, “costruire sul costruito” senza creare nuove periferie, ma urbanizzare quelle già esistenti. Una cosa sulla quale non mi trovo d’accordo con Renzo Piano è la creazione di nuovi spazi di aggregazione simili alle piazze e ai centri storici, una sorta di alternativa a quest’ultimi. Infatti secondo me è impossibile imitare certi luoghi, il centro storico delle città è uno e uno solo, piuttosto si dovrebbe cercare di collegare meglio questi luoghi, se in una città è rinomato che i ragazzi si incontrano in un determinato luogo potranno costruire centinaia di luoghi ma sempre e solo quello verrà visto come punto di ritrovo. Lo vivo in prima persona ogni giorno, infatti abitando nella periferia (fortunatamente non molto degradata di Frosinone) ogni giorno vedo nascere nuovi tentativi vani.

*Alessandro Pompili 4B liceo artistico Anton Giulio Bragaglia

 
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