di Irene Panici* – Ogni luogo ha la sua storia, segnato dal tempo, modellato dalle persone che lo abitano. La piazza è dove lei amava andare, passare ore ad osservare l’arte. Riusciva a trovare l’arte ovunque, si stupiva che gli altri non riuscissero a coglierla, se non nei soliti luoghi dove la trovano tutti. Musei, mostre d’arte, aveva passato l’infanzia affascinata da quei posti, per poi rendersi conto di essere lei stessa in un quadro, insieme a tutti gli altri, di essere in un’opera grandissima, piena di particolari, di storie e di emozioni. La piazza per lei è questo. Il centro di un quadro, un quadro da dover osservare in silenzio. Lei lo faceva, camminava, guardava e si faceva trasportare dalle emozioni, dai pensieri. Osservava i monumenti antichi, quelli malandati erano i suoi preferiti, peini di scritte e di segni lasciati da persone. Non è anche questa, arte? Si chiedeva.
La storia che si cela dietro una scritta lasciata sul muro, sotto un ponte, per strada, era quello che la affascinava. Immaginare la vita scorrere più veloce di quanto lei camminasse, scivolarle attorno, tra le dita, tra i pensieri.
Il tempo poteva solo farla crescere
La vita di tutti, la vita della piazza che come una persona, con il passare del tempo invecchia, si vede passare davanti migliaia di storie e di eventi. Il tempo poteva solo farla crescere, farla maturare, ma mai morire. La morte non esisteva. Molti pensano che il progresso sia la morte della vera arte, quella formata di statue e monumenti antichi. Per lei il cambiamento è la vera arte, vedere un’opera trasformarsi nel tempo, modificata dal luogo in cui si trova e dalla gente che ha intorno, plasmata dalle altre storie che non fanno altro che arricchirla di sfaccettature, di sfumature, ingrandendola e rendendola più unica. Chi la conosce lo sa quante ne ha passate e come è cambiata, e non aspetta altro che osservare ancora, per farsi ammaliare e catturare dalle nuove sfaccettature che si aggiungono nel tempo. Chi non la conosce deve solo osservare, come fa lei, in silenzio, a immaginare la vita degli altri che hanno contribuito a rendere quell’opera, quella piazza, quello che è adesso. Per lei la piazza è questo, il cuore che racchiude tutta l’arte di un luogo, dove tutte le vite si incontrano e riportano alla memoria quello che è e quello che sarà della piazza. Semplicemente arte.
*Classe 2°B del Liceo Artistico A.G. Bragaglia
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