Gian Carlo Riccardi 350 260di Valentina Coccarelli – Gian Carlo Riccardi è stato un artista multimediale, pittore, scultore, musicista, docente di disegno storia dell’arte e del costume. Ha operato in campo teatrale, giornalistico e narrativo.
L’artista si è formato in un periodo storico e artistico di grandi innovazioni culturali partecipando con il teatro d’avanguardia romano e successivamente fondando il teatro dell’immagine di Frosinone basati entrambi sull’esasperazione dei gesti e sulla simbologia. Contemporaneamente avviava una propria ricerca in campo pittorico, scultoreo e narrativo che hanno portato l’artista a diventare uno dei più grandi personaggi a livello internazionale. Nella pittura, riscoprendo le sperimentazioni avanguardistiche mondiali, crea un proprio percorso grafico adottando elementi ripetitivi e minimizzando la tecnica pittorica giungendo a puro significato. Nella scultura è conosciuto per le “stanze”, emblemi di emotività e giovinezza dell’artista. Nella narrativa saranno fondamentali i suoi scritti fantastici e neorealistici che lo renderanno una delle personalità più importanti del panorama letterario insieme a Tommaso Landolfi, Libero De Libero e Giuseppe Bonaviri.

Eclettico e originale

Un artista eclettico e originale, che ho avuto la fortuna di conoscere personalmente e “ereditare”, così, la sua poetica artistica. Ricordo che organizzava, nella sua “casa-museo”, giornate dove mi trovavo a contatto con personalità artistiche di pregio come: Amedeo Di Sora, Antonio Camilli, attori del teatro dell’immagine come Stefano Cecilia, Lucilla Riccardi, Francesco Riccardi, Simone Riccardi, ecc. cercavo di attingere il più possibile da questo clima avanguardistico e di fervore culturale. Lui, seduto sempre nel suo solito posto, carezzandosi la barba come un saggio, ripeteva a me con voce sicura, come una sua allieva la sua storia, mostrandomi ogni volta dei nuovi disegni e come se cercasse in me un segno di approvazione, mi mostrava la sua casa, anzi museo, colma in ogni stanza di dipinti, statue, collage, disegni… mi raccontava delle sue performance, sempre vestito di bianco con sciarpa rossa, della sua partecipazione alla sperimentazione del teatro d’avanguardia romano e del teatro dell’immagine.
Ho partecipato al travagliato dislocamento della scultura “la stanza dei miracoli” ,contro cui l’artista ha duramente lottato e che ha portato la sua depressione a peggiorare sempre più. La “stanza”, collocata inizialmente davanti l’amministrazione provinciale in ricordo dei suoi genitori, sue “eterne radici”, ed ora dislocata presso la villa comunale, perde così tutto il suo significato. Nel tentativo di ripercorrere quella che era per l’artista la sua memoria fanciulla, attraverso un ambiente familiare e fanciullesco fatto di sogni, colori, di caldi abbracci, eterni ricordi e un uccellino, considerato la libertà da ogni convenzione e ogni limite, svanisce in uno spostamento ciò che di più profondo è intriso nell’opera e le dà forma. Un uomo forte, deciso e combattivo, ma anche sensibile e fragile e sarà questa sua fragilità ad accompagnarlo per tutta la sua vita anche nel suo decadimento fisico e psicologico. Un uomo infinito, con una passione per l’arte in tutte le sue sfumature e per la bellezza della vita che amaramente l’ha piegato in due, con uno sguardo brillante e un carisma ammaliatore che sempre lo ha caratterizzato e ha colpito chiunque abbia avuto mai la possibilità di conoscerlo.
Riccardi, senza ombra di dubbio, attraverso le sue opere, quindi, vuole ed allo stesso tempo riesce a trasmettere i suoi sentimenti le sue emozioni più profonde, intense, la sua “antica malinconia” che si ripropone, in particolare, nei suoi scritti e lascia una voragine nel lettore, un senso di smarrimento e ci si chiede come fa a turbarci tanto un racconto? perché l’autore scrive questi testi? lui è confuso, come all’interno di un incubo, è solo, abbandonato da chi un tempo lo stimava e lo adorava, la città che un tempo lo acclamava, adesso commisera solo qualche sua opera. Abbiamo perso un grande artista e una persona unica, un simbolo per Frosinone che, purtroppo non è stato valorizzato. Tutti conservano un suo ricordo chi come pittore, chi come insegnante, come scultore, come musicista e altro ancora… io lo ricorderò sempre come l’artista dall’ ”aura dorata” perché la prima volta che lo conobbi era seduto sulla sua solita sedia e i raggi del sole, dietro la sua figura, creavano un alone luminoso. È stato un maestro d’arte e di vita ineguagliabile, la sua vita si è conclusa come nella magia del teatro: si spengono le luci, si chiude il sipario, l’artista esce di scena.

Il ritratto di Gian Carlo Riccardi è opera di Valentina Coccarelli. Clicca sull’immagine in alto per ingrandirla

 
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