come-ballare-un-lento 350-260di Chiara Di Pofi* – “Oggi è la vigilia di Natale” pensò distrattamente Luca, che chissà da quante ore stava fissando la strada con lo sguardo perso oltre i vetri freddi e bagnati della sua finestra. Dal salone si sentiva lo scoppiettio della legna che ardeva nel camino e nonostante il calore intenso si fosse già diffuso in tutta la casa, lui continuava a sentire freddo. Non riusciva proprio a riscaldarsi e costanti brividi lo assalivano in tutto il corpo.
La causa era da attribuire, probabilmente, a quell’enorme blocco di gelo che da troppi mesi si era accumulato dentro di sé, costruendogli un muro di indifferenza verso il mondo esterno…
Dalla finestra Luca continuava a fissare indisturbato quel via vai di passanti frettolosi e infreddoliti che si apprestavano a fare gli ultimi acquisti natalizi.
E per un istante, il ragazzo rimase affascinato da quel mondo magico e gioioso che lo circondava, ma, ben presto, tristi pensieri lo assalirono, riportandolo alla sua odiata realtà. Si sentiva solo, infelice, vuoto dentro.. e per di più proprio il giorno della vigilia di Natale, giorno in cui ognuno si ama un po’, aspettando insieme l’arrivo del Natale.
La sua famiglia aveva deciso di trascorrere le vacanze in una villetta di loro proprietà, in montagna, ma lui, naturalmente, non aveva voluto seguirli e da quando tutti erano usciti, la casa era d’un tratto rimasta angosciosamente silenziosa, rattristandolo ancor di più.
Gli mancava qualcosa, o qualcuno, probabilmente.. più precisamente una ragazza, Dafne. Si ritrovò a pensare a lei e al giorno in cui si erano conosciuti. I suoi ricordi risaliva all’estate di quell’anno, del 1966 e lui, come lei, era in vacanza al mare con la propria famiglia.
Passandole vicino l’aveva subito notata per quella sua strana espressione. Era sdraiata su un asciugamano a prendere il sole, fumando una sigaretta, ma con l’aria decisamente triste e annoiata. D’impulso le si era seduto accanto, chiedendole il nome. E la risposta gli era subito piaciuta: “Dafne”. Un nome particolare per una ragazza che nel suo insieme, dimostrava di essere tale. Non riusciva ad immaginarla con un nome diverso da quello.
Da allora non si erano più separati e Luca s’innamorava di lei ogni giorno di più, della sua allegria, della sua spontaneità, dei suoi occhi grandi, e man mano ogni suo difetto sbiadiva, fino a quando arrivò ad amare ogni sua minima parte, positiva o negativa, nascosta od evidente. Stavano entrambi imparando ad amare l’altro non più soltanto con il cuore, ma con l’intera anima. Stavano talmente bene insieme, da convincersi di non poter essere divisi mai, per nessuna ragione al mondo.

E come dimenticare la loro canzone preferita? “Yesterday”, yesterday thebeatles 350-260che avevano ballato ad una festa in spiaggia, scambiandosi il primo bacio. Non molte sere dopo, lei lo aveva guardato in un modo strano e gli aveva detto di voler passare tutta la notte insieme a lui, stretta tra le sue braccia.
Si rifugiarono in spiaggia, protetti dagli scogli, e quando le prime luci dell’alba li sorpresero stretti l’uno all’altro, Luca si accorse delle lacrime che stavano bagnando il viso della sua Dafne. Subito ansioso, si era apprestato a chiederle cosa stesse accadendo, ma purtroppo più si ritrovò ad insistere, più le lacrime della ragazza erano aumentate, fino a farla scoppiare in singhiozzi, mentre lui continuava a fissarla, immobile e perplesso, senza riuscire a spiegarsi il motivo di quella sua improvvisa e forte tristezza. Dafne non riusciva a parlare o forse non desiderava affatto farlo. Ma ad un tratto, tutto d’un fiato, gli svelò che per il divorzio prossimo dei suoi genitori, lei avrebbe dovuto seguire il padre e trasferirsi davvero troppo lontano da lì.
O almeno questo era tutto ciò che Luca era riuscito a capire tra quelle parole impastate, mentre con gli occhi già lucidi, ancora fissava, con aria stupita e meravigliata, la sua amata.
Di colpo aveva sentito il mondo intero crollargli addosso; non era altro che un piccolissimo essere incapace di risalire il fondo, incapace di trovare una soluzione, un qualsiasi modo per salvare quel loro grandissimo amore. Guardando il viso teso e sofferente di lei, aveva già capito che nulla avrebbe potuto modificare quella realtà, che improvvisamente aveva travolto tutto ciò che per lui era importante.
Si erano lasciati con la morte nel cuore, senza neanche il coraggio di dirsi “addio”.

Il fischio del treno che stava attraversando la città, gli ricordò quel treno che, per sempre, gli aveva portato via la sua ragazza, in un pomeriggio lontano, ma di cui ancora sentiva il sapore amaro.
Passarono altri interminabili minuti e lui era ancora li, davanti alla finestra, incapace anche solo di muoversi.
Di colpo si rese conto che qualcuno stava bussando alla porta insistentemente, da chissà quanto tempo. Andò ad aprire senza entusiasmo, ma d’un tratto sentii il gelo scioglierglisi dentro.. gli parve impossibile, eppure lei era proprio lì, fuori dalla sua porta, che lo fissava sorridente. Gli aveva spiegato di essere tornata a Firenze solo per stare con lui, e subito dopo si erano ritrovati l’uno nelle braccia dell’altro, con il cuore pronto ad esplodere.
Sul viso di Luca, ora, scorrevano calde lacrime di gioia, mentre stringendola le ripeteva quanto fosse forte l’amore che provava per lei.

Dopo non molto si accorse che qualcuno stava ancora bussando alla porta e si decise ad aprire gli occhi.
Ancora incollato alla finestra, si rese conto della grande quantità di neve che aveva iniziato a scendere da quando si era addormentato, fino a quel momento di risveglio; dopo aver goduto un po’ di quell’innevato paesaggio meraviglioso, tristemente angosciato per il sogno appena terminato, si alzò per andare ad aprire… – forse amarti è proprio trovare il coraggio di lasciarti andare via.

*Chiara di Pofi 3B liceo artistico Anton Giulio Bragaglia

Di Autore/i esterno/i

Autori che hanno concesso i loro articoli, Collaboratori occasionali

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