di Donato Galeone – Rientrato a Roma e poi a Frosinone dalla marina di Leporano – mio paese di nascita verso est del Salento che dista meno di tredici chilometri da Taranto – gli amici e compagni dei Sindacati ciociari con i nuovi dirigenti della CISL Provinciale De Paolis, Belardinelli ( CGIL) e Menichini (UIL) mi invitano a commemorare Achille GRANDI – un precursore dell’unità sindacale dei lavoratori – nel trentesimo anniversario della sua scomparsa (1886-1946).
Accetto l’invito sia per il ricordo di un recente mio passato sindacale di circa un quarto di secolo (1952-1976) e sia per sollecitare un confronto sul moltiplicarsi delle crisi aziendali nel basso Lazio che riproponeva ai sindacati dei lavoratori un rilancio di azione unitaria tanto verso la politica dei Partiti quanto nell’azione di Governo di “solidarietà nazionale” guidata da Giulio Andreotti.
Nel settembre-ottobre ’76 si riapre un momento sindacale e politico di autunno con azioni convergenti verso una politica industriale partecipata nei suoi reali aspetti economici, politici e sindacali mirati a “democratizzare” la ripresa dell’economia, con l’occhio attento ai livelli di occupazione e all’assorbimento di quella intellettuale e giovanile tanto rilevante nel Paese quanto nella nostra Provincia.
Achille GrandiIn questo quadro socio-politico e sindacale il ricordo del sindacalista e politico comasco – Achille GRANDI – pur lontano nel tempo, si coniugava con il giudizio personale di Giuseppe DI VITTORIO, sindacalista pugliese, scomparso dieci anni dopo, con queste parole: “nobile e bella figura di militante sindacale cattolico” che il 3 giugno 1944 sottoscrisse il Patto di Roma definito propriamente “dichiarazione sulla realizzazione dell’unità sindacale”.
Siamo all’inizio del 900 – partendo dalla Lombardia – le organizzazioni operaie cattoliche tentavano di tradurre in pratica e in azione la “questione operaia” attorno ai principi dell’Enciclica leonina “Rerum novarum” del 1891 ed il giovane ventenne Achille Grandi già dal 1902-1905 fu tra i fondatori della Lega Cattolica del Lavoro di Como in collaborazione con il giornale “La Voce” della Federazione Cattolica delle Arti Tessili. Va rilevato che al centro del dibattito sindacale del primo decennio del secolo scorso fu “l’orario di lavoro” che tendeva a indurre il lavoratore ad “accettare più ore” in cambio di un maggiore guadagno mentre Achille Grandi contrapponeva la “coscienza individuale al vantaggio collettivo rafforzato con la organizzazione sindacale”.
Sin dalla vigilia della prima guerra mondiale – Achille Grandi – quale Segretario della Lega del Lavoro di Monza – contrastando le ricorrenti alleanze politiche conservatrici e moderate – propose di perseguire “azioni di tutela e difesa delle classi operaie e agricole” secondo l’orientamento sociale della “Rerum novarum di Leone XIII” nella prospettiva di una restaurazione morale, civile ed economica del Paese e confermando gli stessi orientamenti nel programma sociale politico del nascente Partito Popolare Italiano proposto e fondato, nel 1919, da Luigi Sturzo. Con la diffusione delle Leghe e Sindacati locali, quale movimento sindacale cattolico, la costituzione in Confederazione Italiana del Lavoro – nel 1922 – fu diretta da Achille Grandi che si oppose energicamente al fascismo e già nel Congresso di Verona del 12-14 febbraio 1925 ribadì con forza come “il mezzo più idoneo per combattere l’offensiva fascista fosse l’unità sindacale, nella libertà, per rafforzare l’azione della classe lavoratrice”. Le iniziative sindacali indicate da Achille Grandi, condivise e sostenute dalle “Leghe definite bianche ” tendevano a ricercare momenti unitari con le “Leghe definite rosse” che per concorrenziale egemonia politica esterna al movimento sindacale di allora – prevalentemente agricolo e contadino – non sempre venivano accolte pur condividendone i contenuti socialmente avanzati in quel contesto storico tra i lavoratori dell’agricoltura.
Già nel 1922 sembrava prendere corpo l’ipotesi di un accordo politico tra “popolari” e “socialisti” che, forse, avrebbe fatto cambiare rotta alla storia italiana, così come la “unità d’azione sindacale” tra la Confederazione Generale del Lavoro guidata da Ludovico D’Aragona (socialista) e la Confederazione Italiana del Lavoro (popolari) guidata da Achille Grandi avrebbe potuto bloccare l’avanzata del Sindacato fascista. Ho voluto richiamare – in larga sintesi – la prima parte del mio intervento (pubblicato dal mensile Unione Sindacale Cisl di Frosinone e Lazio di settembre 1976) sulle caratteristiche storiche del movimento sindacale pre-fascista promosso e vissuto da Achille Grandi che, non casualmente, si ricostruisce con il “PATTO DI ROMA del 1944”
Giuseppe Di Vittoprio per correnti di derivazione dei Partiti: la democrazia cristiana, la comunista e la socialista che si riconoscono unitariamente nella CGIL.
SECONDA PARTE
Con la democrazia le libertà sindacali
Riconquistato il nostro Paese alla democrazia, con la dura lotta di resistenza al fascismo, le tre “genitrici storiche” (DC-PCI-PSI) del sindacalismo italiano – con il contributo diretto dei lavoratori italiani nell’esercizio del diritto di libertà sindacale garantito dalla Costituzione della Repubblica – avviano un impegnato confronto unitario prima nella CGIL del 1944 e dal 1950 ai nostri giorni, pur nel pluralismo sindacale, nella CGIL-CISL.UIL.
Si può affermare che praticando – oggi – azioni sindacali unitarie con CGIL-CISL-UIL si realizza di fatto – nei contenuti sociali che si propongono nei luoghi di lavoro e nella società – un condiviso orientamento unitario, auspicato e sostenuto da Achille Grandi, che possiamo definirlo – a trentanni della sua scomparsa – “il precursore della unità sindacale democratica” tra lavoratori diversi per orientamento ideologico-partitico o di fede religiosa. Così come – a mio parere – nel sollecitare i lavoratori al massimo di militanza nei Partiti Democratici appare sempre più naturale, per avere successo la unità sindacale organica, che si deve operare nei “luoghi” dove vivono i lavoratori per attivare iniziative e azioni (luoghi di lavoro, borgate, quartieri, scuole) per aree comunali e zonali di sviluppo socio-economico territoriale che sono “centri di animazione sociale e democratica”. E’ da questi luoghi che il Sindacato “rigenera un suo passato storico e costruisce la sua unità organica”. Non potrà presentare debolezze congenite perché nasce da una “democrazia partecipata” verso contenuti di giustizia che propone e per i quali i lavoratori, riconoscendosi nei loro Sindacati, solidarizzano con tutti gli altri cittadini, spesso, emarginati dallo sviluppo economico e sociale.
E’ da questi livelli e su questioni specifiche che nasce la vera identità politica dei lavoratori e non per aggregazione ideologBruno Buozziica. Nasce dal basso “l’autonomia per l’unità sindacale” a sostegno di proposte elaborate e rivendicate nei luoghi di lavoro e nella società per assumerle, in sintesi politica, dall’intero movimento sindacale dei lavoratori. Da questi luoghi e da questi livelli potrebbe ripartire una prima conclusiva mia riflessione nel ricordo trentennale della scomparsa di Achille Grandi , cattolico democratico, di Giuseppe Di Vittorio, comunista e di Bruno Buozzi, socialista che avviarono e condivisero un percorso sindacale unitario organico nella CGIL del 1944.
A mio avviso, fu un percorso storicamente essenziale ma non sufficiente per la ricostruzione di un SINDACATO di lavoratori democratico, rappresentativo e innovativo tanto autonomo nelle decisioni e azioni nei luoghi di lavoro, con il lavoro contrattato e partecipato, quanto propositivo nella società, con il dialogo istituzionale ad ogni livello e con altrettanta partecipazione autonoma che è fondamento di crescita di una società democratica.
Eccoci, siamo in una Sede di Federazione Provinciale della CGIL-CISL-UIL, stesso luogo dove personalmente – per incompatibilità tra incarico sindacale e candidatura alla Camera dei Deputati – comunicai le mie dimissioni da Segretario Provinciale e Regionale della CISL – nel rispetto dell’autonomia del Sindacato – che è uno dei valori di democrazia interna decisa da un Sindacato e apprezzata dai democratici e dai giovani più che impegnati in recenti battaglie sindacali per il lavoro che è possibile con una programmata politica, concertata, di investimenti produttivi. Queste regole democratiche interne, il ruolo autorevole della rappresentanza dei lavoratori associati in un Sindacato con le proprie decisioni e le azioni sindacali, se praticate unitariamente, tenderanno a rinnovare e praticare anche la democrazia interna dei Partiti e nel Sindacato contribuiranno a ricostruire, organicamente e nell’autonomia, l’unità sindacale dei lavoratori italiani.
Furono queste le conclusive mie riflessioni, vissute e praticate, ma con il pensiero all’insegnamento di Achille Grandi – collocato nel suo tempo e alla sua esperienza sindacale e politica di cattolico democratico – che, pur bloccato dalla dittatura fascista, condivise con Giuseppe Di Vittorio e Bruno Buozzi quel primo percorso, pur circostanziato e parziale, verso l’unità sindacale dei lavoratori italiani.
(Donato Galeone – ex Segretario Provinciale di Frosinone e Regionale CISL Lazio)
Taranto, 19 luglio 2014