GUERRE DIVERSE E DISAGI SOCIALI SIMILI
Oggi, una guerra non dichiarata da un virus e un disagio sociale molto pesante
di Donato Galeone*
Il Natale 1940 e del 1941 furono vissuti tra la “guerra dichiarata da Mussolini”.
Avevo nove anni di età e noi ragazzi delle scuole elementari ricostruivamo un “presepe vivente “ coinvolgendo le famiglie del piccolo paese – Leporano – distante circa 10 chilometri da Taranto che – nonostante gli allarmi continui delle serene militari – anche la notte tra l’11 e 12 novembre 1940 era stata attaccata dagli arei angloamericani colpendo la città e danneggiando anche parte dei mezzi navali che si trovavano agli ormeggi nel Golfo di Mare Grande.
Queste due festività di Natale 2020 e 2021 le stiamo vivendo tra una “guerra non dichiarata e un disagio sociale” che continua con un nemico mondiale invisibile e aggressivo – il virus pandemico – che va combattuto con i mezzi della volontà individuale e con le armi della ricerca scientifica, congiunta, alla ragione umana di sopravvivenza, nella solidarietà, per salvaguardare la vita propria e quella degli altri.
Ma questo disagio sociale con posti di lavoro ridotti e povertà crescenti nel XXI secolo – tra una guerra non dichiarata ma persistente – non può non interconnettersi nella condivisione e definizione del riproposto “patto sociale” – realizzabile – nei contenuti economici e sociali da Nord a Sud del Paese.
Il disagio sociale delle persone manifestato nelle piazze da CGIL-UIL il 16 dicembre e dalla CISL il 18 – già messo a confronto con il Governo in continuità dal pomeriggio del 20 dicembre – riparte con la “riforma delle pensioni” mediante tavoli di confronti operativi nei contenuti sulla “pensione contributiva di garanzia giovani e donne” oltre al riconoscere i periodi di “disoccupazione involontaria, della formazione professionale e il lavoro di cura per le famiglie” tenendo presente e in conto la sofferta povertà economica e la nulla o bassa contribuzione per il lavoro ritardato, precario, discontinuo pregresso – oggi ancora persistente – per mirare a superare, responsabilmente e con equità, la certezza di una maggiore povertà differita, nei prossimi anni, a giovani e donne pensionate.
Se come nel 2020 anche queste festività di Natale 2021- con le stelle polari – le viviamo in momenti politici e sociali complessi che ci costringono a dividerci tra persone per non contaminarci, penso, che debba essere – con altrettanta ma profonda e diversa convinzione se ragionata non solo personalmente da ultraottantenne – tanto utile quanto riproponibile e praticabile la unità nell’azione sindacale superando lo strappo divisivo ultimo e riconfermando che tra sindacati di lavoratori è “tempo di agire insieme con la massima chiarezza su obiettivi e contenuti propositivi oltre che su un modello rinnovato di sindacato rappresentativo e partecipativo dei lavoratori italiani – in piena autonomia nelle forme e modalità di azioni sia nella società democratica nazionale che nella dimensione europea del XXI secolo”.
In questa e con questa visione politica possibile lungimirante, penso, che ci aiuti il richiamo tanto la carta dei diritti universali costituzionali di ogni persona umana quanto la carta dei diritti dei popoli europei – collegati – agli oltre 70 anni della proclamata nostra Costituzione che devono essere le nostre “stelle polari” non solo da osservare ma coerentemente da rivendicare e praticare sia con interventi programmati e realizzabili nei piani nazionali e regionali di “crescita e sviluppo” che nella fattibilità delle risorse annuali e pluriennali impegnate nei bilanci statali e regionali.
In questo percorso già avviato nel 2021 e fino al 2026 con il PNRR – articolato nelle sei missioni progettuali e con gli interventi regionali e territoriali – dobbiamo osservare e considerare che “crescita e sviluppo non sono la stessa cosa” .
Necessario capire e constatare che nelle realtà economiche – comprese quelle della Unione Europea – taluni modelli di crescita e sviluppo possono soddisfare i “profitti dei pochi” e non i “bisogni dei tanti” anche con il lavoro contrattato e partecipato.
La parola “crescita” – certamente necessaria ma non sufficiente – che continua a ripetersi ed a volte in modo urlata nel mondo imprenditoriale sia politico che istituzionale va – a mio avviso – distinta dalla parola sviluppo e va chiaramente tradotta e osservata per convenire e condividere che “soltanto la crescita economica di un Paese” può essere insufficiente per realizzare la estensione del benessere di vita delle persone e dei popoli.
Perché, sappiamo tutti, che è “il mercato libero da ogni vincolo” il regolatore della crescita e, conseguentemente, tale tipologia di mercato genera e continuerà a generare circuiti perversi arricchendo quei pochi profittevoli che negli anni di crisi sociali e del lavoro precedenti quella pandemica del 2020 hanno accumulato molto denaro a fronte dell’impoverimento delle tantissime persone che ne avevano già poco – sostenute dalla casse integrazioni per sopravvivere o dal minimo reddito di cittadinanza – deluse giorno dopo giorno alla ricerca di un lavoro perduto e di un posto di lavoro mai occupato che si attende da anni.
Convenendo che la “crescita da sola” – laddove avviene – non risulta capace di redistribuire equamente la ricchezza prodotta e che il mercato non dovrebbe essere solo un fine ma uno “trasparente strumento regolatore tra domanda ed offerta di beni e servizi” non si può non sottoscrivere e sostenere una scelta di “crescita dell’economia” da indirizzare verso criteri pratici e politici certi, voluta dai popoli, per il soddisfo dei bisogni delle persone per vivere, con “il lavoro che non è un castigo….ma un dovere essenziale e primitivo dell’uomo” (Giorgio La Pira)
La parola “sviluppo” o il “diritto allo sviluppo” è un diritto umano di ogni popolo – singolo o associato e certamente dai sindacati dei lavoratori – legittimato a partecipare, contribuire e beneficiare dello sviluppo economico, sociale e culturale da realizzare.
Anche per l’esercizio di questo diritto è stato affermato che la “persona umana è il soggetto centrale dello sviluppo” e, conseguentemente, “deve essere partecipante attiva e beneficiaria del diritto allo sviluppo” (art.1 e 2 della dichiarazione sul “Diritto allo Sviluppo” delle Nazioni Unite del 4 dicembre 1986)
Ho voluto concentrare l’attenzione sui contenuti e nel merito della semplificata facciata – spesso come artefatta toccasana – della “crescita e sviluppo” avviata e in parte realizzata nella seconda metà del secolo scorso meramente a livello economico territoriale ma identificabile, prevalentemente, mediante trasferimenti sia di tecnologie da Nord al Centro e al Sud o tramite capitali di grandi gruppi finanziari societari nella concezione del solo profittevole tornaconto economico globale di mercato nel sistema del ”mordi e fuggi” quali sono talune imprese multinazionali che chiudendo o trasferendo in altri luoghi liberamente e unilateralmente – senza alcuna condizione – valide e attive strutture produttive locali insediatesi da anni nei nostri territori ma in in fuga libera – troncando con la cessazione del lavoro – quel graduale“sviluppo umano e sociale”incentivato anche dagli investimenti pubblici.
Ecco, quindi, la condivisione urgente mediante un “patto sociale” – formale o di fatto – sulle richiamate circostanziate visioni dei due campi operativi entro cui, con il primo, continuare a combattere con determinatezza e convinzione il nemico mondiale invisibile e aggressivo virus pandemico e, con il secondo, attraverso un più articolato campo di confronto – tra parti sociali e istituzioni di governo nazionale e regionale – già ripreso a Palazzo Chigi il 20 dicembre con CGIL,CISL,UIL – continuare nel 2022 a percorrere l’avviata “crescita” (6% del PIL annunciata prevedibile) da consolidare, ma coniugando nel contempo un lungimirante monitoraggio costante verso “un equilibrato sviluppo” programmato del PSRR al 2026 tanto nella efficacia delle tipologie degli investimenti finanziati quanto – con priorità assoluta – alla centralità del lavoro e salvaguardia ambientale a tutela della salute in un contesto immediato di bisogni umani e sociali territoriali.
(*) già Segretario Provinciale di Frosinone e Regionale CISL Lazio
Roma, 24 dicembre 2021
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