SINDACATI. CISL TESTIMONIANZE

Era luglio 1969, Donato Galeone – Delegato della Federazione Sindacati Chimici. Oltre mezzo secolo dal XIX Congresso CISL 2022. 

Cisl storia 350 min(dagli Atti del VI Congresso CISL luglio 1969)

Lavoratori delegati,
per quanto mi risulta, per la prima volta un Congresso della CISL ha ascoltato e va dibattendo la relazione del Segretario Generale e non della Segreteria Confederale.
Ci troviamo, quindi, ad assumere in questo Congresso, attraverso un civile confronto democratico, precise responsabilità se vogliamo giungere ad una libera ed altrettanto responsabile scelta di una linea di politica sindacale scaturita da confronto di idee, che non può non essere la scelta politica delle CISL, di tutta la CISL.
Un scelta politica della CISL che è chiamata, con i lavoratori, a pronunciarsi – in questi anni’70 – cioè in un contesto sociale ed economico indubbiamente diverso, ma sopratutto dominato da interessanti tensioni che tendono a stabilire un diverso equilibrio economico e di sviluppo nel Paese, ed un potere politico nella società.
A mio parere, dalla lettura attenta della relazione del Segretario Generale Storti emergono una serie di riflessioni, ed alcune di esse vanno sottolineate al Congresso, se è vero come è vero, che il momento congressuale altro non è che la verifica di precedenti scelte da confermare, adeguare, rinnovare, ma comunque scelte sempre più incisive per il movimento sindacale.
Ma, secondo me, ciò non basta perché il momento congressuale – questo VI Congresso – che si celebra dopo venti anni di esperienza sindacale CISL nel nostro Paese non può né deve sottrarsi dal dare una indicazione ai lavoratori italiani che attendono dalla CISL: una risposta non ambigua, ma chiara, per ciò stesso unitaria.
Ciò vale per i lavoratori del nord industrializzato del nostro Paese come per i lavoratori del centro e sud, più che provati nella società centro meridionale.
Infatti, colleghi delegati, al recente “Convegno Sindacale sul Mezzogiorno” svoltosi a Napoli, abbiamo ancora una volta rilevato che il Sud rispetto al Paese si trova in una fase meno avanzata di sviluppo economico ed in qualche caso e per molti aspetti decisamente arretrato.
Ad esempio, volendo considerare il reddito pro capite al 1970 – pari a 448.000 lire rispetto alla media nazionale – il Mezzogiorno si trova arretrato di almeno 10 anni. Se poi il raffronto viene fatto con il triangolo industriale – Milano, Genova,Torino – il nostro Mezzogiorno si trova in ritardo di 17 anni: ciò dopo un ventennio di interventi straordinari dello Stato nell’area meridionale, che si chiama 2.200 miliardi di finanziamenti agevolati su 5.000 di investimenti globali, e dopo che la Cassa per il Mezzogiorno ha attuato o sostenuto a tutto il 1966 un complesso di investimenti di oltre 5.200 miliardi.
Per la verità, questi dati, non necessitavano di lettura anche perché i lavoratori meridionali, i braccianti e la nuova classe operaia dell’industria del sud – insieme alle migliaia di disoccupati – li conoscono e purtroppo li vivono tutti i giorni, in termini di disagio economico, concreto o attraverso l’esito dei senza speranza con l’emigrazione.
Ma noi della CISL non siamo stati mai l’esercito della rassegnazione per i lavoratori italiani, né lo siamo mai stati per i lavoratori meridionali, ma siamo e vogliamo riproporre al VI Congresso un diverso ed incisivo impegno per il Mezzogiorno ed una attenta riflessione sulla efficacia del ruolo sindacale che tutti abbiamo sviluppato nel Paese e nel sud, in questi anni, e che attraverso un civile confronto dobbiamo assumere impegni per guardare in avanti, rielaborando la strategia dell’azione sindacale,in particolare,nell’area centromeridionale.
Vale a dire, amici delegati, dobbiamo rendere concreto l’impegno sintetizzato da Storti con la frase dei “poteri contro poteri” nell’azione sindacale, senza fare autolesionismi, ma con una attenta critica anche in fase congressuale, dobbiamo convenire che ancora nell’ambiente meridionale, come nel resto del Paese – per una serie di ragioni discutibili o meno – stentiamo a esprimere un indirizzo sindacale unitario che vada al di la della contrattazione collettiva, pur basilare nella redistribuzione del reddito al fattore lavoro, ma che non sposta il potere sindacale dei lavoratori, per contare sempre di più – come si dice – nella fabbrica, nelle campagne e nella società.
Tale scelta evidenziata in numerosi interventi ed in particolare con gli interventi – anche stamane – dei Segretari Marcone e Armato – a me pare che nonostante le volontà che si esprimono a questa tribuna, non riusciamo compiutamente ed a volte scarsamente, il rendere operative con l’azione sindacale quelle politiche atte a rompere l’arretratezza economica del Sud che colpisce ogni giorno direttamente i lavoratori con l’attesa dei posti di lavoro e con la sottoccupazione.
Paghiamo, quindi, in termini di arretratezza sociale e di bassi salari, mentre l’episodico sviluppo industriale riverbera nel Sud i nuovi modi tecnologici di dominio e di condizionamento sociale, attraverso l’impiego umano persuasivo del colonizzatore che ha il nome di Montedison a Brindisi, della Pozzi a Ferrandina, della Klopman a Frosinone, senza escludere le aziende a partecipazione statale chimiche e siderurgiche.
Quale ruolo abbiamo avuto in questi anni come sindacato e cosa proponiamo al VI Congresso ? Forse siamo stati molto
cisl logo 300 260 spesso titubanti nel rigettare ogni strumentalismo, o quelle spinte esterne che in definitva ancora oggi rischiano al nostro interno di cristallizzare una dialettica politica sindacale che per scarsa autonomia rappresenta l’antitesi all’innovazione ? Perché ciò resta solo nominalistico ?
Questa tendenza all’interno dell’associazione non può configurarsi come una proposta politica chiara e non conduce, neppure, ad una serena scelta della classe dirigente sindacale e, perciò stesso, rende artificioso una risposta attesa dai lavoratori e alle loro domande.
E quando, poi, esplode la collera del Sud per un debito da pagare ai lavoratori meridionali non pare sufficiente, come classe dirigente sindacale, cavarsela con cenni storici sulla realtà del Mezzogiorno.

 Così come non riteniamo episodiche le spinte operaie nel Paese sui problemi riguardanti i livelli di occupazione, il costo sociale dei servizi e della casa, la sicurezza sociale , la discriminazione salariale ed il controllo del mercato del lavoro.
Queste tensioni, quindi, queste riflessioni sulla relazione che Storti ha presentato deve avere uno sbocco politico unitario nella CISL, la cui portata non può che identificarsi nell’acquisizione di un diverso equilibrio di potere sindacale e politico, ai diversi livelli della società, mentre la dirigenza sindacale risponderà adeguatamente non solo al mandato ricevuto, ma si riconfermerà sempre più come autentica guida della classe lavoratrice.
Ecco, pertanto, un orientamento ed una riflessione sul contenuto politico innovatore della relazione Storti, che si differenzia dagli slogan degli anni ’50 come quello di “una economia forte per un sindacato forte”che in quel momento giustificava, forse, una tendenza attendista della CISL, mentre i lavoratori degli anni’70 già esprimono in tutto il Paese un impegno sindacale politico sempre più pronto e autonomo, quale auto espressione di un gruppo sociale organizzato nella CISL che ripropone – in termini di lotta e a tutta la classe lavoratrice italiana – una esperienza sindacale unitaria.
E per quanto riguarda la nostra partecipazione, il modo con cui dobbiamo partecipare, alcune esperienze della nostra attività sindacale a cosa ci porta a qualche breve riflessione!
Amici e giovani delle industrie del Nord – che con tanto entusiasmo ci seguite – vi dico che dobbiamo sempre seguire in maniera unitaria gli sviluppi della industrializzazione nel nostro Paese, perché, se è vero che vogliamo contare di più nella fabbrica, dobbiamo insieme contare dipiù nella società.
Sentivo l’amico Ponzi, quando parlava di meridionalismo: bisogna anche capire ! I braccianti di Avola non sanno delle 16 mensilità del pubblico impiego che sono, certo una conquista sindacale! Ma stiamo attenti e cerchiamo di fare, sopratutto, una diagnosi precisa dei problemi del Mezzogiorno.
Innanzitutto, colleghi delegati, cerchiamo e analizziamo il processo industriale del Mezzogiorno mirando verso equilibri diversi e riferiti a quei 3 milioni di posti di lavoro cui Storti accennava.
Un processo importante da considerare con la massima attenzione: non lasciamo i lavoratori soltanto nell’attesa di vedere realizzare le industrie, ma dici
d.galeone telefono 350 minamo ai lavoratori quale tipo di industria vogliamo, in termini di occupazione e quale pressione dobbiamo fare verso il potere politico, perché, la tendenza all’industrializzazione ad alta intensità di capitale va bene con il flusso e la tendenza tecnologica, però, stiamo attenti che il modo migliore di dare una risposta precisa ai lavoratori meridionali, inserendoli in un rapporto di lavoro.
Solo allora si comprenderà – da quando il meridionale sarà lavoratore occupato vero – il risultato sempre più positivo ed incisivo della lotta e della battaglia sindacale.
E noi abbiamo una tradizione meridionale: abbiamo l’occupazione delle terre, abbiamo una gloriosa battaglia nel Mezzogiorno italiano.
Ed oggi, cari lavoratori e colleghi anche del nord: stiamo attenti, valutiamo bene, insieme portiamo avanti questo grosso problema, questo grande mandato che i lavoratori ci affidano e lo affidano alla CISL: a tutta la dirigenza della CISL.
Una dirigenza che deve essere sempre pronta, più del passato, cioè, una dirigenza sempre attenta al di fuori delle persone, con rispetto reciproco, se vogliamo che il nostro VI Congresso possa dare un indirizzo e una linea precisa alla politica sindacale degli anni’70.

(dagli Atti VI Congresso CISL luglio 1969)

 

 

 

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