CRONACHE&COMENTI
La montagna che la neosegretaria Schlein deve scalare
di Aldo Pirone
Ha vinto Schlein. Una candidatura femminile e femminista, lesbica, interna ed esterna al Pd cui fu iscritta per poi uscirne e recentemente reiscritta. Una donna agli antipodi per valori culturali e politici della premier della destra post fascista Giorgia Meloni. Ha vinto richiamando alle urne dem elettori di sinistra, non appartenenti al Pd o anche soltanto astenuti alle ultime elezioni, aiutando una partecipazione alle primariedi questo partito comunque inferiore, e non di poco, alle precedenti del 2019 che incoronarono Zingaretti (1.585.000 contro il milione e passa di oggi ma il dato non è ancora definitivo). Ha vinto ribaltando per la prima volta i risultati delle votazioni dei 150.000 iscritti dem nei congressi dei Circoli. Ha vinto dentro l’elettorato del Pd perché ha congiunto la parte a lei favorevole con una sorta di “soccorso rosso” esterno, femminile e giovanile, di varia provenienza, non esclusa quella dell’associazionismo progressista con coloriture pacifiste. Ha vinto perché alla fine ha rappresentato una piattaforma, almeno nelle intenzioni, rinnovatrice e di sinistra: lavoro, lotta alle disuguaglianze, ambiente, volontà di ricollegare il Pd al popolo di sinistra scettico e deluso, ai lavoratori e alle fasce popolari che non vanno più neanche a votare. Piattaforma non veltroniana alternativa a quella piattamente continuista sfibrata e sfibrante di Bonaccini attorno a cui si era radunato, non a caso, tutto il renzismo ancora presente nel Pd. Questa volta le parole “cambiamento” e “discontinuità” tante volte usate in passato per imbrogliare le carte a sinistra ha giocato a favore della Schlein.
Questi i fatti di per sé non negativi, anzi.
Ma non vedere la montagna che la neosegretaria Schlein deve scalare per far diventare la “cosa” dem una cosa pienamente di sinistra e progressista favorendo, oltre il Pd, anche un processo di ricomposizione unitaria a sinistra, sarebbe infantile. Il Pd ha una struttura correntizia consolidata, è incistato dai gruppi di potere, da cordate e cordatine periferiche nelle Regioni e nei Comuni, fattesi sentire ampiamente nei Congressi dei Circoli, che sarà difficile sradicare. Anche la stessa Schlein ne ha usufruito quando è stata benedetta da Franceschini e vari altri padrini dem. Se vuole fare le cose che dice dovrà trovare il modo di smantellare questa struttura radicata dando vita a una nuova forma partito che sia strutturalmente collegata al mondo dell’associazionismo progressista e di sinistra presente nella società civile.
Ci riuscirà? Non lo sappiamo, ma sappiamo che hic Rhodus hic salta.
Per intanto fa bene ad avviare, come dichiarato, su obiettivi e contenuti condivisi un processo di unità nel parlamento e nel paese tra tutte le forze disponibili a creare un’alternativa programmatica e antifascista a questa destra ipocrita e retrograda.

Aldo Pirone, redattore di malacoda.it
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