DAI LETTORI
“La preside ha fatto quello che tutti noi insegnanti dovremmo fare”
di Chiara Ceccarelli
Sabato 18 febbraio, esattamente una settimana fa, davanti al liceo “Michelangiolo” di Firenze, sei ragazzi di Azione Studentesca – impegnati in un volantinaggio non autorizzato – hanno pestato due coetanei.
Azione studentesca è diretta emanazione del maggiore partito del Paese, Fratelli d’Italia: un movimento studentesco già noto per attività nostalgiche del fascismo e per una certa tendenza all’emulazione dei modi del ventennio. Il lettore forse non ricorderà l’agguato del liceo “Pascoli” di Firenze, di qualche giorno precedente al “Michelangiolo”.
Le dinamiche sono pericolosamente simili. La dirigente del Pascoli parla addirittura di aggressione da parte di ragazzi incappucciati che, durante il solito volantinaggio di AS, hanno colpito i suoi studenti, stavolta ricorrendo anche alle cinghie.
Possiamo considerare i due atti sconnessi e derubricare il tutto sotto il rassicurante e generico paracadute di “violenza giovanile”? No.
I due fatti, simili e ravvicinati, non sono che gli ultimi eventi di un ciclo iniziato già qualche decennio fa, ma che oggi vive un florido periodo di rinascita, forte di un implicito assenso del Governo.
E infatti, lo stesso governo che si è preoccupato di commentare Sanremo minuto per minuto, stavolta non ha trovato il tempo di spendere due parole contro quella che è stata, a tutti gli effetti, una violenza squadrista di chiarissima matrice fascista.
Dalla sinistra, spezzettata, rimpicciolita, uscita annullata dall’ultima tornata elettorale, un coro di vocine ha condannato l’accaduto.
Il parlamentare Federico Mollicone di Fratelli d’Italia, presidente della Commissione Cultura della Camera, ha rivolto un’interrogazione a Piantedosi “perché vengano acquisiti tutti i video e identificate tutte le persone per ricostruire i fatti”. Che è un modo per scagionare i suoi, addossando la colpa agli altri, come quando rispondono “e allora le Foibe?”: un modo sommario e arraffone di interpretare a proprio piacimento la realtà e reinterpretare la storia.
Intanto, il maggior partito di opposizione (se così possiamo ancora definirlo, considerati i dati dell’astensione) si preoccupa di eleggere il nuovo segretario. Da una parte la Schlein, una donna, dichiaratamente bisessuale, con idee che guardano all’Europa e alla sostenibilità ambientale; dall’altra Bonaccini, l’usato garantito, uno dei pochi presidenti di regione (l’Emilia-Romagna) rimasto ad amministrare nonostante l’ondata di destra.
E sarebbe finita qui, se la Preside del liceo “Leonardo Da Vinci”, Annalisa Savino, non avesse scritto qualche giorno fa una circolare in cui ricordava a tutti – soprattutto agli studenti che ancora non hanno studiato il fascismo (visto che è quasi tra gli ultimi argomento di ultimo anno) – come è nata la dittatura fascista.
Poche righe in cui vengono ricordate le radici antifasciste della nostra Costituzione e soprattutto l’importanza di non restare indifferenti davanti ad atti di violenza.
La preside ha fatto quello che tutti noi insegnanti dovremmo fare, ha ricordato che il fascismo è reato e che la nostra è una Repubblica nata dall’antifascismo: in sostanza, una piccola lezione di Ed. civica (da qualche anno materia da valutare anche in sede di Esame di Stato). Ma l’argomento crea qualche fastidio, se la seconda carica dello stato, on. Ignazio La Russa, in un’intervista televisiva di questi giorni, ha ammesso di aver ceduto il famoso busto di Mussolini alla sorella, poiché era un’eredità del padre ai figli e non solo di Ignazio Benito.
In un paese normale, la Preside sarebbe stata presa ad esempio, elogiata pubblicamente e la sua circolare sarebbe stata ripubblicata in tutte le scuole, con apposta la firma di tutti i dirigenti.
Nel nostro paese, invece, Valditara, ministro dell’istruzione e del merito, dopo aver lanciato l’idea di uno studiolo per ogni docente in ogni scuola (pura utopia, non mi dilungo) si occupa della faccenda e reputa “improprie” le parole della dirigente. A un certo punto sembrava anche che volesse sanzionarla, ma, fortunatamente, non rientra nelle sue facoltà.
Cosa vorrei che accadesse adesso? Vorrei che fosse indetto dalla sinistra (o quel che ne resta: partiti, sindacati, associazioni) uno sciopero nazionale per chiedere la testa di Valditara. In senso metaforico, ça va sans dire.
Cosa abbiamo invece? Le primarie del Pd, in cui, se le mie doti da veggente saranno confermate, vincerà sulla concorrente Bonaccini, cambieremo i nomi della dirigenza e tutto resterà esattamente identico a com’era. Si continuerà ancora a perdere, ma tra i perdenti qualcuno sarà meno perdente e allora potrà festeggiare il meritato risultato, con una affluenza precipitata (a Roma nell’ultima tornata elettorale solo 3/10 cittadini sono andati a votare).
Ma cosa importa: “se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi”.
A noi sta bene? Al popolo della sinistra, a quel popolo disperso e deluso che vorrebbe appigliarsi a una nuova speranza a ogni elezione, a questo popolo che sembra sparito ma che da qualche parte sta, può bastare? Quanto ancora possiamo lasciar correre?
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