CRONACHE&COMMENTI
Sanremo mi annoia
di Antonella Necci
Senza correre il rischio di sembrare snob nei confronti di una settimana santa appena conclusasi, non posso dire di essere stata, da sempre, affezionata ad una estenuante maratona di noia ed inattività pur di guardar cantare, suonare, autocurandosi, cantanti e gruppi musicali nostrani.
Come, però, si può facilmente intuire, da Sanremo non si sfugge. Lo si subisce e si resta informati sulle varie performance delle cinque serate grazie ai social, a raiplay, ai vari articoli che Google ci scodella ogni giorno, alcuni davvero simpatici e maliziosi, altri più istituzionali, che descrivono abiti forniti da firme dell’alta moda che, tra i tanti, campano su vetrine mediatiche di questo tipo, oltre che comportamenti sulle righe da parte degli artisti, con relativi commenti del politico in cerca di vetrina (non potendo cantare o fare l’ospite).
Quello di quest’anno, poi, è stato il primo festival dell’era neofascista e devo dire che, parlo sempre per informazione di riflesso e non di prima mano, ha visto l’avvicendarsi sul palco del teatro Ariston di Sanremo, artisti di destra e di sinistra (semmai se ne fosse notata la differenza).
La polemica sulla partecipazione di un tale Rosa Chemical pare sia culminata con il bacio tra Rosa e Fedez nella serata finale, dove il cantante ha urlato “questo è il festival dell’amore”, per poi baciare appassionatamente Fedez, che ha dovuto subire anche i rimproveri della consorte (una influencer di 30 milioni di followers più insipida di una camomilla. (Ma poi ne parlo!) Ora, che Sanremo si sia trasformato anche nel festival dell’amore mi suona più ridicolo di tutte le performance ridicole che si saranno avvicendate dentro e fuori dal palco. Pare che tale affermazione rientrasse nell’ambito di una protesta politica sinistroide contro l’avversione del governo nei confronti dei cantanti fluid gender. Insomma, il messaggio veicolato corrisponderebbe alla semplice equazione: se sei fluido sei di sinistra e se sei straight sei di destra. Banale. Restrittivo. Semplicistico.
Nonostante il grugno duro, è impossibile imbavagliare lo spettacolo che è innanzitutto puro divertimento e non sbadigli da canzonette con i medesimi accordi accorati. Nello spettacolo i fluidi piacciono e francamente se,poi, lo sono anche nella vita, ci importa meno di niente. Tanto più che tra questi ci sarà una buona fetta che ha votato e continuerà a votare a destra, nonostante i messaggi bigotti che la destra vuole veicolare.
Un altro aspetto che quest’anno ha cercato di porre rimedio alla diceria di un’Italia misogina, maschilista, poco interessata a dare spazio ad artiste donne, ha visto l’avvicendarsi sul palco di una serie di vallette che con i loro abiti e la loro presenza avrebbero dovuto esprimere la quota rosa dei presentatori. Così accanto ai due presentatori maschi, ogni sera c’era una donna diversa (tranne che per Chiara Ferragni che è stata ingaggiata per la prima e per l’ultima serata). La performer in questione doveva poi produrre un discorsetto, parlando dei propri problemi di donna (ricca) e cercando di accendere una luce sulle vite di tutte le donne in ascolto (che siccome la mattina si alzano presto perché lavorano, non hanno sentito nemmeno una parola di questi discorsi, messi nella scaletta attorno all’una di notte). Su questo punto, quindi, sono costretta ad affidarmi alla simpatica penna di Selvaggia Lucarelli che, come me, ha una visione più razionale di tutti i discorsi femminili e femministi in generale, non riuscendo proprio a subirne il fascino se non in rari momenti (veramente io sono refrattaria anche al fascino di tutti coloro che cercano followers sui social, ma questa è un’altra storia).
Per accorciare la faccenda, da tutti gli articoli letti sull’argomento “rivalsa femminile a Sanremo”, a me è sembrato che niente di nuovo si sia espresso sotto il sole. Anche la influencer famosa è rimasta la valletta dell’epoca di Mike Buongiorno, nessuna donna e artista o supposta tale è arrivata tra i primi tre classificati ed infine, la frase di Marco Mengoni che diceva di dedicare la sua vittoria a tutte le donne presenti in gara, a me, è sembrata una presa per il culo (non voluta di sicuro, perché Mengoni ha tutta la mia stima), ma di certo, considerando che mentre Mengoni era in posa per le foto di rito, la povera Ferragni, unica donna presente sul palco, sembrava il manichino della Rinascente messo da una parte e lì dimenticato, le dediche e gli spazietti per le donne non mi sembra abbiano sortito l’effetto di sovvertire un ordine precostituito. Magari anche per il timore di perdere followers (e quindi soldi e quindi sponsor e quindi Dior e quindi…..). Per inciso Mengoni abbracciava altri uomini nelle foto della premiazione.
In conclusione, non è andata bene anche quest’anno e l’Italia si conferma ancora misogina e maschilista, anche fluid gender, ma forse, ancora per poco!
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