CRONACHE&COMMENTI

Guardare in ogni fenomeno sociale per scorgere i segni dei tempi che corrono e trarne i debiti insegnamenti

di Aldo Pirone
sanremo 2023 390 minCome osservava Cacciari ogni grande spettacolo sia esso sportivo o di altra natura nella società odierna presenta degli inevitabili legami con la politica. Lui, a “Otto e mezzo” della Gruber l’altra sera, ne ha fatto risalire le origini alle Olimpiadi hitleriane di Berlino del 1936. Si potrebbero ricordare anche i mondialidi calcio vinti dall’Italia mussoliniana a Parigi due anni dopo con la nostra nazionale che si esibiva nel saluto romano. Non sfugge a questa legge neanche il festival di Sanremo manifestazione a suo modo nazional-popolare, anche nelle canzonette che vengono presentate.

Ricordo “Vola colomba” del ’52 che rifletteva l’aspirazione un po’ nazionalista del ritorno di Trieste all’Italia e la nostalgica “Vecchio scarpone” del 1953; si era in piena era clericale e democristiana. “Nel blu dipinto di blu” di Modugno, più popolarmente conosciuta come “Volare”, segnò nel 1958 una rottura con un certo stile melenso e melodico. Qualcuno ha detto che rifletteva il boom economico in corso, qualcun altro addirittura la competizione spaziale fra Usa e Urss apertasi pochi mesi prima con il lancio del primo Sputnik sovietico nello spazio. Dal punto di vista musicale annunciava l’avvento di una nuova generazione di cantanti e di stili. Allora furono definiti “urlatori”: Mina, Celentano, Rita Pavone, Gianni Morandi e tanti altri; e anche di cantautori come Gino Paoli, Peppino di Capri, Sergio Endrigo, ecc.. Erano gli indimenticabili anni ’60. Poi arrivarono quelle pre sessantotto che annunciavano la rivolta giovanile. Rammento anche un Adriano Celentano controcorrente cantare nel 1970 “chi sciopera non fa l’amore” che rifletteva un certo fastidio per la grande ripresa operaia e sindacale di allora. Ma di esempi se ne potrebbero fare tantissimi. Anche sul piano strettamente politico Sanremo iniziò pure a dare spazio, nel bene e nel male, a interventi politici.

Guardare Sanremo con gli occhi indagatori di ciò che corre nello spirito pubblico dovrebbe essere cosa intelligente. Personalmente non lo seguo dappresso, me ne interesso solo, appunto, per lo spirito pubblico che vi si riflette. Mi ha fatto piacere che nell’edizione in corso si sia ricordato il 75esimo anniversario della Costituzione alla presenza del Presidente Mattarella. Visto quel che ci prepara la destra al governo non sottovaluterei l’avvenimento, anche con i limiti forse inevitabili di un po’ di retorica che ha circondato la celebrazione della nostra Carta fondamentale. Mi è piaciuta la chiave artistica con cui Benigni l’ha ricordata: un capolavoro artistico e un miracolo politico. E il messaggio finale per l’oggi: un sogno da attuare. Tutte cose che, naturalmente, in sede di riflessione storica e politica vanno sempre approfondite: dall’equilibrio inscindibile fra libertà e giustizia sociale che contraddistingue la Costituzione al miracolo che non fu dovuto solo alla diversità d’opinione fra i costituenti, come ha detto Benigni, ma anche all’incipiente divisione della “guerra fredda”, allo spirito resistenziale e antifascista dei costituenti che fu più forte del vento di rottura allora già in atto ecc.. Tutte cose che non si possono chiedere a un artista. Sta di fatto che ai post fascisti questa celebrazione non è piaciuta.

Naturalmente a Benigni ricorderei che fra i padri costituenti ha dimenticato Togliatti – una dimenticanza opportunistica che si potrebbe definire veltroniana – che fu l’unico leader di partito a impegnarsi a fondo nella discussione della Costituzione fin da quella Commissione dei 75 cui fu demandato il compito di redarne il progetto.

Ma a Togliatti voglio tornare per un ricordo personale. Nel gennaio del ’64 si svolse a Roma un’Assise della Fgci. Il discorso conclusivo doveva svolgerlo lui, ma aveva preso l’influenza e aveva mandato Natta latore di una sua lettera. In questa lettera Togliatti invitava i giovani comunisti a guardare con favore ai fenomeni musicali attraverso cui, osservava il segretario del Pci, le nuove generazioni post resistenziali avevano cominciato a esprimere la volontà di rinnovamento e anche di rottura con le bardature di un vecchio mondo conservatore. Ben prima, aggiungerei, della rivolta politica del sessantotto. A Togliatti, ha confermato recentemente la figlia adottiva Marisa Malagoli, piacevano Rita Pavone e Mina. Ma questi erano gusti personali.

Quello che rimane come insegnamento politico è guardare ogni fenomeno sociale anche quelli più astrusi e per così dire sovrastrutturali per scorgere i segni dei tempi che corrono e trarne i debiti insegnamenti. In definitiva per capire ciò che corre nella società che si vuole trasformare e così affinare la lotta per il progresso sociale e politico.

Per questo a Sanremo non sono solo canzonette.

 

malacoda 75

Aldo Pirone, redattore di malacoda.it

 

 

 

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Aldo Pirone. Vive a Roma

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