COSTITUENTE PD – CRONACHE&COMMENTI
Tutte cose già sentite, trite ritrite
di Aldo Pirone
Dopo l’ultima Direzione del Pd e la successiva candidatura a segretario del governatore dell’Emila Romagna Bonaccini, la costituente dem pare ormai defunta. Ancora una volta a fare premio su una discussione libera e aperta anche a forze esterne saranno le primarie ai gazebo. Si attendono a breve altre candidature soprattutto da parte della sinistra interna-esterna. La più probabile, allo stato attuale, sembra essere quella della vicepresidente della stessa Regione di Bonaccini, Elly Schlein.
La discesa in campo di Bonaccini era attesa da tempo. Si è palesata domenica scorsa nella sua Campogalliano. È una candidatura in piena continuità culturale con l’impianto fondativo del Pd. Proprio quello che andrebbe demolito per far assumere a questa formazione politica un netto profilo di sinistra di ispirazione socialista se vuole rimarginare quella “rottura della connessione sentimentale” con larga parte dei lavoratori e degli strati sociali popolari.
Bonaccini va invece in direzione opposta. Vuole rimettere in corsa un partito che tenga dentro di sé istanze di sinistra e moderate come era stato immaginato fin dalla fondazione dal famigerato discorso veltroniano del Lingotto. Con il risultato che le istanze moderate hanno preso largamente il sopravvento su quelle di sinistra. Una strada già battuta dimostratasi fallace e disastrosa.
Le prime dichiarazioni del governatore contro le correnti, contro il linguaggio contorto dei dem responsabile di non saper comunicare la loro l’identità – forse il problema è l’identità contorta in sé ad essere comunicabile con semplicità -, la ribadita aspirazione a ridivenire a vocazione maggioritaria ecc. sono cose già sentite, trite ritrite.
Mentre l’agglutinarsi attorno alla sua candidatura di tutti gli ex renziani e della corrente di Lorenzo Guerrini racconta la realtà più di quanto ogni infiocchettamento – questo sì molto in voga fra i dem ab initio – possa edulcorare e coprire un andazzo già visto. Basti pensare all’esultanza di un renzianio come Marcucci. “Ottimo il discorso della candidatura di Stefano Bonaccini. – si è precipitato a dire il fedelissimo di Renzi – Vocazione maggioritaria, pluralismo interno ma argine alle correnti, nuovo gruppo dirigente con i sindaci”.
Il fatto è che l’Italia non è l’Emilia Romagna, per altro già parecchio ammaccata quanto a ex “Regione rossa” e non si vede come e perché Bonaccini, novello fachiro, dovrebbe riuscire là dove non sono riusciti Veltroni, Bersani, Renzi, Zingaretti e Letta.
Da rlevare, infine, a proposito di identità irrisolta in cui si dibatte fin dalla fondazione il Pd, il silenzio di Bonaccini sulle questioni sociali che angustiano chi si dovrebbe rappresentare per tornare ad essere popolari.
Il candidato avverte i piddini che una “lunga traversata nel deserto li aspetta”. Forse sarrebbe più consono dir loro che con le vecchie idee di Bonaccini forse non usciranno vivi dal deserto dove già sono arenati.

Aldo Pirone, redattore di malacoda.it
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