CRONACHE&COMMENTI
Pd e M5S dovrebbero concordare azione comune in parlamento e nel paese
di Aldo Pirone
“La coperta è corta”, “le risorse non ci sono”, dice il governo Meloni. In queste ore sono in tanti fra economisti e politici a radiografare tutti i dettagli della manovra economica. Più si va a fondo e più si scopre il suo segno odiosamente di classe e le sue vere e proprie bufale.
Una sinistra che si rispetti dovrebbe partire innanzitutto dalla condizione reale dei lavoratori e dei pensionati per vedere se sulle voci decisive, bollette e adeguamento dei redditi all’inflazione, cioè difesa del potere d’acquisto, c’è un’effettiva soluzione soddisfacente. Perfino il presidente ella Confindustria ha osservato che la manovra meloniana sul cuneo fiscale manca del “coraggio”, sbandierato tanto a sproposito, dal ministro Giorgetti. Bonomi voleva 16 miliardi: 8 per le imprese e 12 per i lavoratori, Landini, invece, e con ragione, li voleva tutti per i lavoratori.
Certamente la soluzione soddisfacente per pensioneti e lavoratori non c’è. Non solo perché non è nelle corde della destra avere di queste ubbie socialisteggianti, ma perché nella sua ottica non c’è il concetto decisivo di redistribuzione della ricchezza e di lotta alle disuguaglianze. Non c’è nella destra sovranista ma non c’è neanche in larga parte dell’establishment di lorsignori.
Il discorso di quest’ultimi è tutto incentrato sulla “prudenza” di Meloni-Giorgetti rispetto ai vincoli di Bilancio, in continuità con Draghi. Ne osservano scrupolosamente ogni vagito e tra un sospiro di sollievo e l’altro per lo scampato pericolo dello sfascio dei conti, vigilano, pronti a rintuzzare le mattane di Berlusconi e Salvini. L’osservanza di questi vincoli è giusta, per carità, ne va dei tassi d’interesse che paghiamo a chi ci presta i soldi per sostenere il nostro esorbitante debito pubblico. Ma questo non autorizza per nulla a dire che “mancano le risorse” perché le risorse ci sono, eccome. Basta andarle a cercare mettendo nel conto un’opera di giustizia sociale e, insieme, antirecessiva e di crescita economica nel prossimo anno. Non servono scostamenti di Bilancio da pietire a Bruxelles, serve la volontà di scontrarsi con il privilegio che è cosa diversa dalla sacrosanta denuncia dei miserrimi risultati rispetto alla demagogia elettoralistica della destra.
Per esempio: tassare gli extraprofitti di aziende farmaceutiche realizzati durante la pandemia, di quelle che producono armi e delle imprese energetiche. Il 35% per le sole aziende energetiche proposto dalla Meloni è risibile se paragonato alle scarse risorse previste per i lavoratori e i pensionati e, soprattutto, se paragonato alla caccia ai poveri che percepiscono il Rdc. Come scandalosa è la flat tax per i redditi fino a 85.000 euro e l’elevazione del contante a 5.000 euro; tutti segnali positivi dati a evasori e mafiosi e di vergognosa ingiustiza fiscale nei confronti di lavoratori e pensionati.
Non basta tassare gli extraprofitti al 90%? Allora bisogna battersi per il contributo di solidarietà per i redditi al di sopra dei cinque milioni di euro.
Ma il Pd e il M5s sono d’accordo su questa redistribuzione della ricchezza, che è quanto chiede la Cgil di Landini?
Perché è su questo che dovrebbero convergere per concordare un’azione comune in prlamento e nel paese, invece di sfidarsi a chi manifesta, da solo, per primo.

Aldo Pirone, redattore di malacoda.it
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