mitragliere Ucraina 390 min

CRONACHE&COMMENTI

Ipotesi di divergenza strategica fra Usa ed Europa sulla guerra ucraina

di Aldo Pirone
mitragliere Ucraina 390 minQuando accadono guerre come quella derivante dall’aggressione di Putin all’Ucraina, sia nell’uno che nell’altro campo è fisiologico che si levino falchi e colombe.

Nel campo russo è difficile conoscere chi sono gli uni e chi gli altri. Il regime è sostanzialmente dittatoriale e poco lascia trapelare di eventuali contrasti e contrarietà nei confronti dell’autocrate russo. Gli analisti si sbizzarriscono a cercare segni di un dissenso ma il più delle volte confondono i loro desideri con la realtà. Le poche cose certe sono: le manifestazioni nelle città russe, la riunione trasmessa in Tv del consiglio di sicurezza russo – in cui è apparso evidente, da un lato, l’imbarazzo dei componenti ridotti a scolaretti e, dall’altro, l’umiliazione cui Putin ha sottoposto il capo dei servizi segreti – e il probabile dissenso degli oligarchi colpiti dalle sanzioni occidentali nei loro affetti più cari quali gli yacht, le ville e i conti bancari.

Quanto al dissenso fra la cittadinanza, esso si è espresso in una parte della popolazione urbana, ma poco si sa della Russia profonda, quella dei villaggi e delle campagne. Anche se occorre considerare che qualche centinaia o migliaia di manifestanti in Russia, che rischiano pene pesanti e anche di più per il diritto al dissenso, equivalgono a diverse decine di migliaia di persone nelle democrazie occidentali. Da quelle parti, tutto è impedito da leggi liberticide che vietano ai russi di sapere come vanno le cose, sottoponendoli a una propaganda di regime assillante e continua. Nei confronti di dissidenti, oppositori, giornalisti e intellettuali, l’autocrate del Cremlino ha già dimostrato di andare per le spicce, non esitando a farli fuori in vari modi. L’avvelenamento pare essere una delle sue specialità, ne sanno qualcosa Navalnij e Litvinenko.

Di certo c’è che la salute politica di Putin è legata al successo dell’andamento della “operazione speciale”. Ma è difficile capire quel che accade nelle alte sfere di Mosca, anche se è da lì che possono nascere al momento movimenti e sommovimenti in grado di contrastare l’autocrate o, più semplicemente, costringerlo a un “onorevole compromesso” con Zelenskj. Cioè, per l’appunto, colombe che riescano a volare sopra i falchi.

Anche in Ucraina il contrasto fra falchi e colombe potrebbe manifestarsi. Non tanto adesso, quando tutte le forze di vario orientamento e colore tendono a unirsi e mobilitarsi contro l’aggressione di Putin, ma al momento di valutare un eventuale compromesso di pace.

L’autocrate russo, tra i tanti guai provocati con la guerra, ha stimolato il crescere del nazionalismo anti russo già presente storicamente in Ucraina, da Petljura a Bandera in poi. Rinfocolato dalle vicende del 2014 con il formarsi di entità paramilitari, alcune regolarmente inquadrate nell’esercito ucraino come il battaglione d’Azov filonazista. Certo alle elezioni del 2019 il partito della destra ultranazionalista ucraina e antisemita “Svoboda” ha preso il 2,15%, ma l’aggressione di Putin, oltre a tracciare un solco di sangue fra ucraini e russi, ha inevitabilmente aiutato la lievitazione di un sentimento nazionale che si confonde col nazionalismo proveniente dalla storia ucraina.

Qualcuno teme, non infondatamente, che le armi inviate da parte occidentale alla resistenza ucraina cadano in mano anche ai soggetti ultranazionalisti e che levargliele dopo la fine della guerra non sarà facile. Queste milizie potrebbero opporsi violentemente a un accordo per loro non soddisfacente e supportare eventuali falchi politici e militari. Non solo interni, ma anche internazionali. L’ipotesi di una divergenza strategica fra Usa ed Europa sulla guerra ucraina secondo cui ai primi converrebbe l’impantanamento russo in un conflitto lungo e logorante e alla seconda una conclusione rapida della tragedia, non è campata in aria. Essa potrebbe intrecciarsi con falchi e colombe ucraini.

Forse è proprio per questo – oltre a far presente a Putin che la salvaguardia della libertà degli ucraini non è nella sua disposizione – che il Presidente Zelenskj ha annunciato che a decidere su un eventuale accordo di pace sarà un referendum popolare.
Infatti, spetterà a tutta la popolazione ucraina resistente decidere del suo avvenire, compresi i profughi negli Stati europei.
L’Europa anche su questo dovrebbe avere un ruolo di garanzia antinazionalista facendo valere il concetto, già presente nei Trattati dell’Ue, che chi vuole aderire alla Comunità europea – e l’Ucraina lo vuole – deve rispettarne le regole. In primis, il rispetto della democrazia fondata sullo Stato di diritto e l’accettazione di tutta la legislazione europea.

Anche la democrazia ucraina deve mettersi in regola.

 

 

 

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Di Aldo Pirone

Aldo Pirone. Vive a Roma

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