CRONACHE&COMMENTI
Il Presidente Draghi dovrebbe rileggersi l’Art 3 della Costituzione
di Aldo Pirone
Giovedì scorso, finalmente, Letta ha ritirato fuori una proposta sociale di sinistra: la cosiddetta “dote” ai diciottenni del ceto medio basso da finanziare con un prelievo dell’1% sulla tassa di successione per i patrimoni da cinque milioni in su dei più ricchi. L’uscita lettiana ha avuto il merito di separare il grano dall’oglio. Infatti, i difensori di lorsignori si sono subito scagliati contro, da Salvini a Meloni, da FI ai renziani di IV e a quelli, come Marcucci, rimasti nel PD per far da sponda al “Bomba”. A favore tutta la sinistra fino a Fratoianni. Silenti i “grillini” che evidentemente ci stanno almanaccando sopra. Devono ancora capire, se ci riescono, se la proposta di Letta può essere annoverata nella transizione ecologica e nel miglioramento dell’ambiente. Quello sociale certamente.
In altri paesi europei sulla tassazione della successione dei grandi patrimoni sono molto più avanti. Come faceva notare ieri su “La Stampa” Vincenzo Visco questa tassa “era il prelievo preferito del pensiero liberale. Da John Stuart Mill a Luigi Einaudi” perché, aggiunge, “non aveva senso che il nipote imbecille di un nonno intelligente vivesse di rendita”. La proposta di Letta, al di là della modesta entità, ha un pregio: pone il problema della redistribuzione della ricchezza al fine della lotta alle disuguaglianze sociali assai cresciute prima e durante la pandemia. Ed è di fronte a questo problema che gli schieramenti politici si scompongono e si ricompongono lungo discriminanti vere fra destra e sinistra, conservatorismo e progressismo, egoismo di classe e solidarietà sociale. Quando c’è di mezzo la “roba” anche i più serafici dell’establishment giornalistico perdono il loro aplomb “al di sopra delle parti”. Questi liberali, così delicati quando si tratta di coprire evasori, elusori e approfittatori vari del pubblico erario giustificati, secondo loro, da una pressione fiscale troppo alta, da una parte digrignano i denti e dall’altra si travestono da modesti percettori di piccole proprietà, secondo la regola aurea tutta italiana del “chiagni e fotti”. Tra quest’ultimi, per esempio, Marcello Sorgi, dipendente della famiglia Agnelli. Aiutato da una svampita Myrta Merlino nel talk show “L’aria che tira”, dice, querulo, che un’aliquota a partire da un milione di euro è il valore di una “normale casa familiare” in una grande città. “Normale” per lorsignori, evidentemente, perché i lavoratori che producevano per i padroni di Sorgi non ci hanno mai abitato in simili “case popolari”.
A dare la stura ai “Don Gesualdo” nostrani, è stato il Presidente Draghi che ha fatto finta di non capire buttando la palla incendiaria in tribuna, soprattutto quella vip. Rispondendo alla domanda di un giornalista ha mandato in brodo di giuggiole sia la destra becera che quella dei salotti buoni. “Questo è il momento di dare i soldi ai cittadini e non di prenderli – ha ripetuto – perché siamo ancora in un momento di recessione”. Manco Letta avesse proposto una tassa simile a quella ottocentesca “sul macinato” che devastò le plebi contadine e operaie. Gli ha risposto a dovere il dem Beppe Provenzano: “Presidente Draghi, la tassa di successione c’è nei paesi più avanzati, la propone il Fondo monetario internazionale. Tassare l’1% più ricco, che eredita milioni di euro o li riceve in dono, non è chiedere: è restituire. Con giustizia”.
Forse il Presidente Draghi dovrebbe rileggersi la Costituzione. Per esempio il comma due dell’art. 3 che Repubblica assegna il compito di rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che “limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”. E, visto che c’è, ripassare a memoria l’art 53 sulla progressività del sistema tributario.
Capirebbe così quel che dovrebbe fare chi si propone di riformare l’Italia. “Con giustizia”.

Aldo Pirone, redattore di malacoda.it
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