50 anni non sono bastati

50 anni non sono bastatidi Fiorenza Taricone – La Ministra Valeria Fedeli all’Università e la promozione delle pari opportunità.
Il 16 giugno la Ministra dell’Università e della Ricerca Valeria Fedeli è venuta in visita ufficiale all’Università di Cassino e Lazio Meridionale.
Al netto delle polemiche sulla sua figura e dei problemi che affliggono il sistema universitario in generale e l’Ateneo di Cassino in particolare, le va dato atto che è la prima Ministra ad accorgersi che non esistono solo le Università urbane prestigiose, ma anche quelle medio-piccole dell’hinterland laziale.
A mia memoria non ricordo infatti che le precedenti Ministre, Gelmini, Carrozza, Giannini, siano venute a Cassino, mentre ricordo peefettamente che alcune di loro hanno fatto omaggio ai mega Atenei della Capitale, nella logica strana che si vada a supportare colui che ha meno bisogno, declinando gl’inviti fatti.
Per accoglierla nel migliore dei modi, nell’interesse dell’Università e del territorio, ho organizzato d’intesa con il Rettore Giovanni Betta la presentazione di un libro particolare, “Cinquant’anni non sono bastati. Le carriere delle donne a partire dalla sentenza n.33/1960 della Corte Costituzionale, del 2016”.
Particolare intanto perché scritto da Anna Maria Isastia e Rosanna Oliva, quest’ultima protagonista della sentenza citata nel titolo. E’ grazie ad essa che le donne a partire da quella data hanno potuto partecipare ai concorsi per la carriera prefettizia, come ha onorevolmente e scherzosamente affermato la Prefetta di Frosinone Emilia Zarrilli, presente all’incontro, anche per ciò che ha riguardato il suo percorso.
A presentare il libro e il suo contenuto, la sottoscritta e Ginevra Conti Odorisio, docente per molti anni all’Università di Cassino, mia maestra in questi studi, fondatrice già negli anni Novanta di un Centro Interuniversitario per gli studi sulle donne nella storia e nella società (CISDOSS), con sede a Cassino e Sapienza. Tutte o quasi, le autrici presenti nel libro conoscevano direttamente o meno la Ministra, che ha mantenuto l’impegno preso anche dopo l’aggressione subita e la prova di non democrazia data dalla Lega con l’aggressione nei banchi del Governo contestando la legge sullo “ius soli”, o come più giustamente la chiamano sullo ius culturae.
En passant, la Lega non manca di coerenza rivolgendosi elettoralmente al Movimento 5 Stelle perché in quanto a democrazia è difficile tararne l’assenza in entrambi.
Tornando al libro, mi ha personalmente ricordato un grande uomo del passato che spiego molto volentieri ai miei studenti: Jeremy Bentham, riformatore inglese illuminato, nel passaggio di secolo fra Settecento e Ottocento, progressista, sostenitore del suffragio universale, del diritto dei non umani, cioè degli animali, divorzista, contrario alla violenza sulle donne anche in famiglia.
Il suo corpo, in base alle ultime volontà, fu fatto disseccare in presenza degli amici più cari. Lo scheletro venne ricostruito e dotato di una testa in cera che rimpiazzò quella originale e rivestito con abiti originali. L’effige e la testa sono conservate presso la University College of London e nelle sue intenzioni dovevano ricordare ad ogni passaggio di secolo i progressi fatti.50anninonsonobastati
Questo libro potrebbe avere analoga funzione: far conoscere attualmente tutti i progressi fatto dalle donne, ma anche dagli uomini nell’ottenimento di una uguaglianza non formale, ma sostanziale e di una pari opportunità nel privato e nel pubblico, misurandoli periodicamente. Il libro infatti si divide in tre sezioni: Come eravamo, Come siamo e Come saremo. Ma il testo serve anche a evidenziare i ritardi, essenzialmente di mentalità, quindi ritardi culturali, che ostacolano il cambiamento, e far conoscere realtà che i non addetti ai lavori non conoscono minimamente. Per esempio, fra i tanti, che in base alla legge del 23 maggio 1981, n. 91, all’articolo 2 si stabilisce che sono sportivi professionisti gli atleti, gli allenatori, i direttori tecnico-sportivi, e i preparatori atletici che esercitano l’attività sportiva a titolo oneroso, con carattere di conitnuità nell’ambito delle discipline regolamentate dal Coni. E le federazioni, quarantacinque in Italia, allo stato attuale hanno qualificate come professioniste solo cinque discipline, tutte maschili: calcio fino alla C2, basket, boxe, golf, ciclismo su strada.
Per le colleghe omologhe delle stesse discipline, l’accesso alla legge del professionismo non è consentito: loro sono e restano dilettanti. Quindi anche la nostra gloria nazionale, Federica Pellegrini? Per fare un nome. In concreto, se nessuna delle discipline sportive femminili è ritenuta professionistica, nessuna atleta può godere di una tutela di tipo lavoristico incluse le forme di sostegno alla maternità, cui dovrebbero essere obbligati i datori di lavoro, cioè i club. Vuol dire non avere contratti tipo, ferie, previdenza, ferie o altro beneficio. Con la conseguenza che dove c’è un giro di soldi notevole, ci sono accordi privati con veri e propri mostri, come scrive l’Autrice dell’articolo Luisa Garribba Rizzitelli, vedi le clausole anti maternità. Fra le Senatrici che si erano occupate del problema, appunto Valeria Fedeli e Josefa Idem, nel 2015, per una promozione dell’equilibrio di genere nei rapporti tra società e sportivi professionisti, e una modifica della legge n. 91/1981.
Il libro soddisfa ogni genere di aggiornamento e si apre con la Prefazione di Emma Bonino, una politica che avrebbe avuto tutti i requisiti per diventare finalmente una Presidente della Repubblica, ma così non è andata, perché c’è sempre qualche uomo più bravo. Dopo la nota introduttiva di Anna Maria Isastia, docente di Storia Contemporanea a Sapienza, e Presidente della Fondazione Soroptimist, seguono interventi di taglio giuridico sulla Carta Costituzionale, sulla donne in diplomazia e in Magistratura.
Nella parte centrale, sulla democrazia paritaria oggi, negli Enti locali, nelle Regioni, nella Pubblica Amministrazione, nei permessi di maternità, nella scuola, nella toponomastica, cioè nell’intitolazione alle donne dei luoghi della memoria: vie, piazze, monumenti.
Nel Come saremo, apre la questione linguistica, dove predomina ancora per maschilismo o ignoranza, il sessismo della lingua, per proseguire con il doppio cognome per figlie e figli. Alla fine del libro, un’intervista a Rosanna Oliva che dal 1960 ha proseguito l’impegno sulle strada per la parità e a cinquant’anni dalla sentenza, nel 2010, ha fondato la Rete per la parità. Un’ulteriore dimostrazione della sua generosità è il piccolo libro annesso al testo, a cura sua e di Monica Marelli, con tante illustrazioni, dal titolo Cara Irene, ti scrivo, una lettera alla nipote di Rosanna Oliva di dieci anni in cui la nonna spiega ad una donna del domani la fatica di un passaggio generazionale.

 
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Di Fiorenza Taricone

Fiorenza Taricone. Docente universitaria di Storia delle dottrine politiche presso l'Università degli Studi di Cassino e del Lazio Meridionale. Presidente per le Pari Opportunità, Presidente CUDARI (Centri Universitari Diversamente Abili Ricerca e Innovazione), Presidente del CUG (Comitrato Unico di Garanzia). Ha ricoperto incarichi nella Commissione Nazionale Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio, in questa veste ha curato le iniziative delle Donne per il 70° della Repubblica italiana e della Costituzione. E' Consigliera di Parità per la Provincia di Frosinone. Intenso impegno e iniziative significative hanno caratterizzato l'attività di Fiorenza Taricone in modo particolare nel 2016 a 70 anni dalla nascita della Repubblica italiana. Proprio questa ricorrenza è stata l'occasione per richiamare all'attenzione sul ruolo delle donne in quella stagione di grandi cambiamenti e il significato della Costituzione. La Taricone non ha lasciato spazio a incerte interpretazioni del contributo determinante e di valore dato dalle donne in tutti i campi della vita sociale e culturale in Europa e in altre parti del mondo, come dimostra nelle sue numerose pubblicazioni. Ha fatto riemergere dall'oblio donne combattive, determinate, colte, che hanno reso grandi servigi alla loro terra di origine. Se ha riscritto la storia, ampliandola, del protagonismo delle donne, altrettanto ha denunciato la violenza subita dalle donne. Una denuncia che va oltre la semplice testimonianza e si trasforma in una battaglia culturale e rivendicativa per strutture pubbliche a sostegno di donne colpite dalla malvagità dell'uomo e di ferma condanna senza equivoci di sorta.Sembrerebbe, leggendo i suoi libri e le sue pubblicazioni, ascoltandola in pubblici confronti, che nella sua missione culturale si sommano una valorizzazione e una protezione delle donne. Significativo il suo ruolo di femminista in Europa esaltato di recente, nel 2018, quando ha presentarto in francese il suo libro "Romain Rolland, pacifista libertario e pensatore globale". Un'opera di notevole significato storico culturale nel panorama della pubblicistica di storia contemporanea. E' la prima opera biografica di un personaggio di notevole spessore culturale, pubblicata in Italia, dove Rolland è praticamente sconosciuto. Si colma con l'opera della Taricone una lacuna storica e letteraria che consente di ampliare un orizzonte di conoscenze su i protagonisti del XX secolo per un Europa unita e per una pace universale.

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