REGIONALI 2023
Con l’ignoranza non si può discutere
di Fiorenza Taricone
Ho aspettato il post-elezioni per scrivere alcune mie riflessioni perché non fossero scambiate per un mettere le mani avanti, per una recriminazione, per una giustificazione. Niente di tutto questo.
La vittoria della destra-destra era già annunciata, ma questo non mi esime dal mettere insieme alcuni ragionamenti sul comportamento degli elettori, assenti, ignavi, qualunquisti, a parte i delusi/e. Visto che i partiti rappresentano tutto lo scibile delle posizioni politiche, è difficile pensare che almeno una non li rappresenti. Da cittadini/e mancati, hanno pensato probabilmente che la democrazia va avanti anche senza il consenso, peraltro spesso comprato; e questo denota già un’idea della democrazia molto, ma molto discutibile, ma che riflette assai bene la preparazione, si fa per dire, media dei votanti.
Una volta avuto, a livello di promesse elettorali, quello che si chiedeva, inutile scomodarsi. Poi, che le promesse provengano da forze che sono state in continuità con il fascismo, che importanza ha? Mica li riguarda, è un passato che non si sforzano nemmeno di conoscere; uomini e donne morti in abbondanza perché loro potessero votare, che importanza ha? Il detto che una persona muore veramente se nessuno la ricorda vale probabilmente per i fiori che portano annualmente sulle tombe dei loro cari, gli altri sono morti perché avevano ideali eccessivi, mica per tutti loro.
Sull’ignoranza della storia sono stata diretta testimone in tutti gli anni passati all’Università, dove arriva per così dire la crema della gioventù, che qualche domanda, al di là dell’esame, si pone; ma gli altri che ho visto a Roma e altrove, fuori dalle sedi elettorali, con le loro mode da contestatori, di cui non conoscono neanche l’origine, scambiarsi l’opinione su chi votare, un po’ a caso a seconda dell’attrattività dei simboli, sono cittadini? Mah! ho forti dubbi, tale è la modestia delle motivazioni che, a sentirle, è quasi penosa.
I giovani, stando alle statistiche sono i più assenteisti, e francamente mi sono stancata di sentire queste lamentevoli accuse sulle cattive eredità lasciate dagli adulti. Ripeterò spesso d’ora in poi che parlassero per sé; da parte mia da più di venti anni stimolo la riflessione politica, lo spirito critico, lo scambio di idee, il parlare di bene comune, e per giunta rispetto ad anni in cui preparare i volantini era faticoso prima delle fotocopie, mentre loro hanno davanti a sé il mondo, li ritengo anche fortunati, tecnologicamente parlando.
Lo spirito critico non te lo deve offrire nessuna piattaforma web, è creatura personale, è sforzo personale, ma la preferenza va all’omologazione, alla solitudine dello schermo, al pensare che tutto è facile; ma non sono loro che protestano per la mancanza di sviluppo sostenibile? e allora perché non li sento discutere di ciò che offrono i programmi elettorali in quanto a politiche ambientali? Da troppi anni ho lo spaccato offerto dai mezzi pubblici di trasporto di ogni tipo dove sono spettatrice di un degrado senza pietà, di volgarità esibite come se tutti fossero gli unici abitanti dei mezzi, di uno spettacolo mediamente idiota, come quello di ascoltare il messaggio che impone di far scendere prima di salire. Ma no? Ma neanche al gregge occorre dire questo. Ma non era evidente?
Allora se non si afferra l’evidenza, tutto è molto più grave, allora veramente si può raccontare qualunque cosa, anche che il fascismo è morto con la Repubblica. Magari se facessero lo sforzo di leggere, giovani e adulti, visto che gl’italiani sono fra gli europei meno acculturati, apprenderebbero che non solo non sono morti con la nascita della Repubblica democratica, ma grazie a una epurazione mancata, i fascisti sono rimasti ben saldi nelle fila della burocrazia, della magistratura, nei meccanismi dell’economia. E così, mentre si tramandava il ricordo della Resistenza, si tramandava anche la positività del fascismo fra le persone di ceto medio-alto; mentre, fra le classi più basse ha cominciato a circolare che non la sinistra, nata per la difesa e l’elevazione delle classi lavoratrici, ma il fascismo elitario, corporativo e classista oggi li difende. Talmente ignoranti da non sapere che anche allora al fascismo delle manganellate è poi subentrato, una volta al potere, il fascismo in doppiopetto, quello rassicurante, quello che rassicura i mercati.
Di fronte ad affermazioni come si ascoltano spesso oggi che si vota la destra per provare, potrei provare a dire che la politica non è un guardaroba di abiti firmati come quelli per cui venderebbero non si sa cosa per indossare. Del resto, la vulgata è ormai che l’Italia è un paese di centro destra, per non dire fascista, e una parte di verità c’è. Come spiegare altrimenti che, vive le ultime partigiane e deportate, in poco più di 75 anni la maggior parte ha dimenticato che il fascismo ha mandato a morte milioni di giovani e mentre le nonne ricordano ancora, le nipoti votano per una destra erede diretta? E come spiegarsi che le adolescenti cresciute nel berlusconismo, che ha fatto fare passi da gigante all’indietro all’immagine femminile, una volta cresciute hanno sognato di fare le veline, letterine, meteorine e di sposare il calciatore, talvolta i camorristi? Se il fascismo è durato venti anni con il noto risultato, e il Bel Paese ha fatto trionfare il berlusconismo, che elargiva dalle ricche tavole collane di farfalline alle giovani escort, un problema di memoria gli’italiani ce l’hanno sicuramente.
Le ragazze, in più, hanno un problema di dignità femminile, per votare una destra che nella migliore delle ipotesi nel ventennio le ha marginalizzate, e poi le ha esposte un tanto al chilo. Come dire che era vero un detto che ho sempre rifiutato, le donne sono sedute sulla loro fortuna, ma forse bisogna rivedere alla luce dei tempi. Del resto, le madri oggi vanno in palestra a imparare con le loro figlie il ballo seduttivo del twerk, si macerano ore e ore per fare un selfie ai loro glutei; magari sarebbe utile insegnare anche che il ballo suddetto nell’America delle bande è fatto anche da ragazze per le quali come prova di iniziazione è prevista anche la violenza sessuale di gruppo.
In Italia, le leggi che hanno ribaltato la condizione femminile sono venute dal femminismo e dalla sinistra, ma appunto con l’ignoranza non si discute. Subito dopo il risultato delle regionali, partirà l’attacco definitivo ai consultori e alla legge n.194, Interruzione volontaria della gravidanza; per effetto di un combinato disposto con la legge sull’autonomia differenziata, spero che le giovani, anche se ricche, non saranno costrette ad abortire in atre regioni, le altre non so, c’è sempre la pillola del giorno dopo, tutte comunque l’avranno in un certo modo meritato.
E infine, vorrei ricordare che i concittadini e le concittadine sono riusciti anche a credere che fra destra e sinistra non esistesse più differenza, e allo stesso tempo accusare la sinistra da sinistra, nonostante le dichiarazioni di orfanità (neologismo). Personalmente non credo che i partiti debbano sempre essere soli a fare tutto, interpretare, adeguarsi, interrogarsi, rinnovarsi…. Ma gl’interlocutori dove sono, a piangere per una politica che li ha delusi? La Resistenza aveva una morale, la politica ce l’avrebbe ancora se la cittadinanza ne sentisse il bisogno.