di Fiorenza Taricone – Alle ragazze e ai ragazzi viene da anni solitamente prospettato un mondo pieno di facilitazioni: basta un clic per collegarsi al mondo, basta il web per trovare lavoro nel globale, bastano i social per il sesso a ‘n’ dimensioni o anche per tentare di innamorarsi. I prezzi ? quasi inesistenti. La famiglia ha preso il posto del welfare, in termini di accudimento, la cura della propria bellezza è un capitale piacevole da curare, la morale sessuale non pone più limiti. Puoi scegliere luoghi per scambisti, che vanno bene anche per le coppie sposate, essendo la gelosia al tramonto, così pare, o luoghi dove le ragazze pagate camminano a quattro zampe e bevono da una ciotola. Ecco, questi due esempi mi sembrano adatti a illuminare odierni paradossi. Se la possessività si è attenuata al punto di pagare per deliziarsi a vedere la propria fidanzata o moglie in compagnia sessuale di altri, e le donne hanno portato a termine un processo di liberazione, come coniughiamo tutto questo con le tantissime donne che sono state uccise perché volevano liberarsi da un rapporto soffocante e con il piacere legato a scene di sottomissione come quelle che imitano i poveri cani i quali invece hanno maggiore dignità degli esseri umani?
Il perchè di un femminicidio
La giovanissima, seria e bella Sara Di Pietrantonio, strozzata dal suo ex Vincenzo Paduano che ha anche tentato di carbonizzarla, nel maggio del 2016, a Roma nel quartiere Magliana, è una delle vite che non proseguiranno perché avevano detto di no e la sentenza che motiva l’ergastolo per l’omicida è illuminante al riguardo : Sara si rifiutava di riconoscere il ruolo di padrone della sua vita a Vincenzo Paduano e per questo l’ha uccisa. Il Gip Gaspare Sturzo ne ha riconosciuto la premeditazione con l’acquisto di due bottiglie di alcool, una per danneggiare la macchina dell’attuale fidanzato, l’altra contro Sara. L’omicida non le ha perdonato di averlo dominato e il fuoco doveva distruggere il volto, la femminilità e la sessualità di Sara, lavando anche l’onta della sua supposta soggezione al sentimento dell’amore. Nella sua mente malata, ma molto più diffusa di quanto ci piaccia credere, la sua libertà andava riconquistata, annientando quella di Sara. Il prezzo della libertà di Sara è stata la sua stessa vita., prezzo assolutamente inferiore a quello che pagherà l’assassino perché l’ergastolo ti mantiene in vita e così anche il senso di soddisfazione per la riabilitazione del proprio onore. L’onore ha conservato tuttora, con il suo ancoraggio patriarcale, integra la potenzialità della minaccia. Le molestie persecutorie, l’assoggettamento affettivo e relazionale, il senso di superiorità maschile ferito dalla libertà femminile, hanno radice in quel malinteso senso dell’onore che è stato cancellato nel 1981 dal codice penale, ma non del tutto nell’immaginario più profondo. Quell’onore macchiato dalla perdita di verginità per le donne si traduceva nel matrimonio riparatore, e per gli uomini nella facoltà di uccidere la moglie fedifraga, poco importava se colta veramente sul fatto, scontando una pena irrisoria, con la gratificazione sociale di aver ristabilito l’onore familiare e aver acquisito una grande considerazione presso il loro stesso sesso.
I fatti nuovi non mancano
Ecco perché mi è sembrato di enorme importanza il voto storico del parlamento tunisino, dello scorso luglio, che dopo un iter accidentato ha approvato all’unanimità con 146 voti a favore la legge organica contro la violenza sulle donne e per la parità di genere. Sono previste misure contro ogni forma di violenza o sopruso basato sul genere, con l’obiettivo di garantire alla donna l’uguaglianza tra i sessi, anche sul lavoro, garantita dalla Costituzione, attraverso la punizione dei colpevoli e la protezione delle vittime. Tra le novità rilevanti, l’abrogazione dell’articolo 227 bis del codice penale che prevedeva una sorta di “perdono” per gli stupratori di una minorenne in caso di matrimonio con la vittima. Sono previste invece pene molto severe per gli stupratori e l’innalzamento dell’età del consenso da 13 a 16 anni. Viene punito con una multa da 500 a mille dinari anche chi si rende colpevole di molestie nei confronti delle donne per strada o in spazi pubblici.
Viene inoltre punito l’impiego dei minori (bambine) per i lavori domestici con l’introduzione di pene. Manca ancora nel testo una norma che affronti il tema dell’ineguaglianza della donna nell’asse ereditario, ma la legge conferma la Tunisia come il paese più avanzato in materia di diritti delle donne nel mondo arabo, anche perché sono state ascoltate le voci più disparate e la legge è stata il frutto di tavoli di discussione fra ministeri, associazioni, ed esperti. Le campagne di prevenzione previste attestano la consapevolezza che il dettato di legge non basta a modificare una cultura patriarcale, come in Italia del resto. Nel nostro Paese, Codice Rocco fascista, nel reato di violenza carnale la vittima era tale se minacciata con la violenza fisica diretta o con il danno recato ad altre persone o cose, ma il dissenso doveva durare per tutta la durata dell’atto ; la violenza carnale non valeva però se riferita ai coniugi, per i quali valeva il debitum coniugalis, anzi per la moglie soprattutto valeva, perché il marito aveva uno ius in corpus che riconosceva al marito la facoltà di disporre del corpo della moglie come oggetto patrimoniale a sua disposizione.
“Un abito bianco non copre uno stupro”
Gli effetti delle primavere arabe, anche se non stati interamente quelli sperati dalle donne, non sono finiti qui. Anche la Giordania, la camera Bassa del Parlamento ha emendato l’articolo 308 del Codice Penale che dagli anni Sessanta garantiva l’impunità agli stupratori che avessero poi sposato le loro vittime. Un altro passo e la norma arriverà in fondo, con effetti moltiplicatori. Il Libano, infatti, dove la legge è ancora in vigore, è stato teatro di una spettacolare protesta : decine di abiti da sposa, strappati e macchiati di rosso, sono stati esposti sul lungomare di Beirut ; a fianco cartelloni pubblicitari in arabo, inglese e francese con lo slogan virale :un abito bianco non copre uno stupro. Il ribaltamento insomma dell’usanza fino al primo Novecento nell’Italia meridionale di appendere all’esterno il lenzuolo della prima notte ovviamente macchiato del sangue verginale.
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