Fiorenza Taricone – Riflessioni a margine della manifestazione nazionale contro la violenza sulle donne. Ma finalmente, mi è venuto di pensare, arrivando a Piazza della Repubblica sabato 26 novembre, in una semi giornata di sole. Alle 13,30 la piazza era già gremita e faceva nettamente presagire che il numero sarebbe stato imponente. Ma finalmente dunque, le donne, ragazze, nonne, giovani madri, si sono mosse tutte insieme e tutte insieme si sono mostrate pubblicamente e non in rete, in modo virtuale. Erano lì con i loro corpi e sguardi sul mondo, mentre il mondo le guardava. A quelli che occhieggiavano dai davanzali, durante il corteo, come sempre è partito l’invito cantato: Scendi giù, scendi giù sei una donna pure tu.
…erano tantissime
Le donne erano tante, anzi tantissime, a occhio e croce, visto che da via Cavour in una prospettiva che andava dall’alto verso il basso, non si vedeva la coda del corteo. Centomila, forse più. E la sera e il giorno dopo, a me che da una vita, dall’inizio dei miei studi cerco di sottrarre le donne dall’oblio cui la cultura ufficiale e il sapere impartito le hanno condannate da millenni, è venuto implacabile il seguente pensiero. Ecco una prova palmare di cancellazione, anche contemporanea, visto che gli onnipresenti media hanno commentato poco o nulla. Del resto, nel corteo, che è partito verso le 14,30, ma che si è messo in movimento nella parte finale alle 16 circa, non si sono viste politiche o politici di rilievo, quelli da intervistare comunque, tranne per fare degli esempi, Livia Turco, Roberta Agostini PD, Pia Locatelli, Euro parlamentare; fatta la tara alle deputate impegnate o meglio sarebbe dire rimaste impigliate nelle maglie del bilancio, tutto il resto battagliava per il referendum. A riprova che quando si sostiene che le politiche di genere vanno oltre ogni categoria politica conosciuta e sono travsversali si dice il vero.
Gli uomini c’erano, nel corteo, a fianco, un po’ bene accolti, un po’ contestati; si era chiesto che stessero dietro il corteo, ma così non è andata; anzi, per molte donne dovevano essere alla testa della manifestazione, a simboleggiare un impegno di riflessione e cambiamento.
Le streghe per un giorno sono tornate davvero
A dare corpo ai timori di chi considera ancora il femminismo con un certo timore reverenziale, ma questo per chi scrive è una nota positiva, sono stati slogans come Tremate, tremate, le streghe son tornate. A forza di evocare gli spettri, le streghe per un giorno sono tornate davvero, ma questa volta, non una generazione sola, ma almeno tre. Le cosiddette vetero femministe, le figlie, le giovanissime. Tutte insieme, come quelle canzoni che non hanno più età, hanno urlato: Per ogni donna stuprata e offesa, siamo tutte parte lesa. Certo, non era un bel pensare da parte di quelle che come me camminavano e si fermavano, poi ricamminavano per rispettare le
distanze tipiche di ogni corteo; la mia memoria andava alle accuse rivolte molto tempo fa al femminismo di essere un movimento violento nei confronti del maschio, accuse confrontate con la contemporaneità, che vede donne uccise dagli uomini quest’anno in un numero superiore alle vittime di mafia e camorra.
Le donne erano come sempre tante e diverse, da ogni parte d’Italia, della storica Unione Donne in Italia, con il Gruppo Le sconfinate, della Casa Internazionale delle Donne di Roma, di associazioni storiche come Differenza Donna, della Cgil, dei Collettivi di vario genere, dalle musiciste, alle studentesse. Talmente fisico era che un gruppo di giovani ha costruito ed esibito un’immagine nitida dell’organo femminile (vedi foto, qui a ds). Molte altre si riferivano al rifiuto di un linguaggio sessista. Altre ancora erano a bordo di una sorta di autobus, mentre con l’altoparlante dicevano basta, basta riferito a tante pratiche discriminatorie diventate ormai insopportabili. Come studiosa di genere, un cartello mi ha fatto innegabilmente piacere, quelo che rivendicava il desiderio di una storia diversa, dove le donne fossero presenti come l’altro genere (vedi foto, in alto a sin).
Nella tanta diversità, il grido era uno solo: libertà, perché le donne presenti gridavano di essere come una marea il cui desiderio di libertà avrebbe travolto tutto.
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