anpi BANDIERA 350 260

anpi BANDIERA 350 260di Daniela Mastracci – Alle 17:30 entriamo nella Biblioteca di Ceccano dove si ascolteranno le ragioni del SI e le ragioni del NO al referendum costituzionale del 4 dicembre in un confronto voluto dall’ANPI di Ceccano. Seguo solo la prima parte dell’iniziativa: ovvero circa mezz’ora, quella dei 15 minuti concessi a ciascuno dei due ospiti della serata.
Apre la discussione Adriano Papetti. Con la pacatezza che lo contraddistingue dice subito che essere di Sinistra è restare con gli ultimi; significa non perdere il rapporto con la gente. Rimpiange la Sinistra che non c’è, la politica politicante che si è chiusa nelle stanze, e a cui ricorderei la bella poesia di Majakovskij: “non rinchiuderti partito nelle tue stanze, ma resta amico dei ragazzi di strada”. Sostiene che se vince il No non si va allo sfacelo come Renzi e i renziani ci vanno dicendo con l’ossessione del baratro, con la violenza psicologica dell’evocazione della “fine del mondo”. Non si resta senza nulla nelle mani: si resta con la Costituzione, si può tornare a discutere e “si può scrivere una riforma migliore”. Non vuole accettare cose fatte male “piuttosto che niente”, l’argomento (?) che ci sfiata da mesi! Ribadisce che la linea nazionale dell’Anpi, che si è espressa per il NO nella persona del suo Presidente Nazionale C. Smuraglia, non è contro Renzi, e non è stare con Salvini e Grillo: “il nostro è un no convinto”. Aggiungo io: è un NO di sostanza, nella sostanza.

la dott.ssa Valentina Tonti per il Si, il dott. Domenico Gallo per il NO

Angelino Loffredi annuncia i due ospiti: la dott.ssa Valentina Tonti per il Si, il dott. Domenico Gallo per il NO. Valentina Tonti esordisce con l’argomento “solito” (nulla di nuovo sotto il sole): il SI alla riforma della Costituzione è in linea con la fine al bicameralismo paritario, perché il mondo è cambiato ed è più complesso, occorrono, perciò, decisioni più rapide. Cita Costantino Mortati, costituzionalista, che nel 1972 ha fatto una dichiarazione a proposito del Senato delle Regioni; la tesi 4 dell’Ulivo che parla ancora del senato delle Regioni e dei consiglieri che rappresentino le regioni (la dottoressa dimentica però un piccolo particolare: i nuovi senatori, consiglieri e sindaci siederebbero in Senato SENZA VINCOLO DI MANDATO). Torna il tema dei tempi certi e quindi sostiene il “voto a data certa”, che risolverebbe la questione annosa dei decreti leggi (però nella riforma mi mettono la legislazione d’urgenza, altro modo di dire “decreto”!). Conclude sostenendo che il Senato non viene sciolto (dunque che ne è del superamento del bicameralismo? bastava abolire del tutto il Senato e invece hanno scelto di mandarci sindaci e consiglieri e di dargli anche l’immunità parlamentare!); il Senato sarà “organo a rinnovo continuo” (e poi dicono i sofismi!! Questo non è altro che un involuto modo di dire il va e vieni dei futuri senatori, dalle Regioni e dai Municipi). Ricorda che la riforma non è stata votata a maggioranza perché in realtà Berlusconi ha mollato, dopo averla però inizialmente voluta e sostenuta (dunque è colpa di Berlusconi!); dice che non è che è stata imposta dal Governo e che c’è stato un ampio dibattito (ma chi dissentiva veniva allontanato!). Domenico Gallo ha preso appunti mentre la dottoressa parlava, e le risponde punto per punto: dimostra che non necessariamente avrebbe dovuto “recitare” le ragioni del NO: queste, che ci sono e sono molte, possono essere evinte dagli stessi argomenti del SI. Gallo sottolinea l’aspetto positivo di queste discussioni e cioè che si è risvegliato per la Costituzione e il Paese, dopo tanti anni di rifiuto alla partecipazione alla cosa pubblica, vista la costituzione materiale, cioè il modo reale di fare politica appunto a colpi di maggioranza, di decreti, di fiducia (i cittadini sono più che legittimati a pensare che “tanto fanno come gli pare!”). La riforma però non è solo una semplice revisione: ma sono 47 articoli che riguardano il cuore dell’ordinamento democratico; si cambia il volto della democrazia; sta succedendo un pò come in Francia nel 1958, quando c’era la guerra in Algeria, e si è passati dalla quarta alla quinta repubblica. Il bicameralismo è nato sotto il segno della guerra fredda? Gallo sta rispondendo alla dottoressa Tonti che così ha detto nei suoi 15 minuti. Il presidente Cossiga disse così nel 1991, con un messaggio formale alle Camere esprimendo l’urgenza di una grande riforma: sosteneva che la costituzione fosse superata dalla storia, la guerra fredda appunto: ma finita quella non era più necessario un governo più debole, con garanzie forti; si sarebbe fare un governo forte e stabile, con garanzie meno invasive. Per Cossiga urgeva un cambiamento sia della Costituzione, sia della legge elettorale (ancora proporzionale, al tempo): esattamente la direzione che stiamo percorrendo oggi. Ma questo è un argomento falso e fuorviante perché la Costituzione non nasceva dalla guerra fredda. Il contesto era la seconda guerra mondiale e la Resistenza; era il Fascismo. Da lì i costituenti hanno ritenuto fondamentale inserire meccanismi anti totalitari, anti accentratori, e con garanzie forti, contrappesi a evitare derive autoritarie.

Le “garanzie” abolite come se fossero “lacci e lacciuoli”

Oggi queste garanzie vengono contestate, interpretate come “lacci e lacciuoli”, impedimenti al lavoro di un governo che duri; questo perché prevale la concezione che il potere debba essere più forte e più stabile: ma se i parlamentari non possono esprimere idee diverse e quindi operare il giusto contradditorio con il governo, in che democrazia abiteremmo? Probabilmente è proprio il significato di Democrazia che ci divide, tra chi voterà NO, e chi starà dalla parte del Governo e della sua riforma. Gallo apre poi un altro scenario: oggi c’è un’altra guerra, combattuta contro la sovranità degli stati, a partire dal 1999 e dall’accordo sugli investimenti, che dava sovranità agli investitori internazionali, e rispetto a cui il parlamento non avrebbe dovuto interferire; da quando i Mercati hanno preso il sopravvento sulla politica; da quando le agenzie internazionali hanno avuto l’ultima parola sui Paesi e sulle loro politiche economiche e sociali. E Gallo ricorda ancora il documento della JP Morgan. Inoltre si riferisce alla Società Moody’s che, a proposito dell’Italia, dice che il Senato non va bene, che ci deve essere una sola Camera e una legge elettorale con premio di maggioranza, così da avere appunto un governo forte e stabile! (governo che, cioè, governa senza più alcun contraddittorio). Gallo va a concludere: nella nostra Costituzione non c’è una sola Camera, sottoposta alla volontà governativa, c’è invece la sovranità del Parlamento! Ricorda, se ce ne fosse bisogno, l’incostituzionalità del Porcellum che, con un esagerato premio di maggioranza, ha sconvolto il risultato del voto (basta andarsi a vedere i numeri reali dei voti delle ultime consultazioni per rendersi conto dello stravolgimento dei risultati elettorali). Quelli del SI dicono che è stato rispettato l’articolo 138: ma con quale maggioranza? Una maggioranza “taroccata” con 126 seggi in più di quelli che sarebbero spettati al PD. L’ultimo appunto: Gallo ricorda l’articolo 3 della Carta dei valori del PD, a proposito della volontà-promessa di custodire la Costituzione da eventuali modifiche avvalendosi della maggioranza in Parlamento; della necessità riconosciuta di una modifica, se si fosse fatta, “condivisa” e non certo governativa.

Di Daniela Mastracci

Daniela Mastracci.Sono nata l'11 marzo del 1970 e insegno nel Liceo Scientifico del mio Comune, Ceccano. Sono Prof e Mamma di due figli che mi crescono intorno mentre scopro che mi piace scrivere.

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