di Ivano Alteri – A giudicare dagli ultimi sondaggi, il “NO” al referendum costituzionale del 4 dicembre dovrebbe imporsi con una decina di punti di vantaggio sul “Sì”, ovvero col 54-55% dei voti. Un dato confortante, per noi sostenitori del “NO”.
È vero che sondaggi e sondaggisti hanno già dato ampia dimostrazione di inaffidabilità, come nel disastro americano, per cui non è il caso di fidarsi troppo delle loro interessate chiaroveggenze. Però è anche vero che lì i sondaggi davano per vincente “l’establishment”, che ovviamente usa tutto il suo potere di condizionamento sugli operatori demoscopici, per favorire sé. Qui, invece, i sondaggi danno per vincenti gli oppositori, che non hanno tutto quel potere di condizionamento; e sconfitto l’establishment, che il potere lo ha e, come possiamo vedere, lo usa. Quindi ci pare assai probabile che anche qui da noi i sondaggisti, sotto la pressione dell’establishment nostrano, stiano facendo del loro meglio (o del loro peggio) per favorire il potere di riferimento; senza però riuscire a scalfire la sostanza delle rilevazioni a favore del “NO”. Il cui risultato, perciò, potrebbe essere ben superiore a quel 54-55% che essi dicono di rilevare.
Tuttavia, su questi allori è meglio non dormire. Infatti, se anche quel sostegno ora rilevato si trasformasse effettivamente in realtà, ci chiediamo se sia sufficiente a determinare quel cambiamento reale, nelle istituzioni, nella politica e nel Paese, che noi del “NO” auspichiamo fervidamente. Invero, noi non ci aspettiamo soltanto che la Costituzione non sia distorta da questa pseudo riforma, bensì vorremmo anche che dall’esito referendario derivasse una sostanziale inversione di tendenza della politica. Insomma, ciò che ci aspettiamo dal referendum è una rottura netta con tutto ciò che è accaduto politicamente nel nostro Paese negli ultimi venti anni e più, tutto passato alla storia col titolo di “riforma”. Nella presente circostanza, quindi, riteniamo utile ricordare gli esiti di alcune di queste, intervenute nei vari campi nel corso degli anni, per capirne la direzione e individuare così il vero merito della “riforma” attuale.
Nel campo pensionistico, le “riforme” sono iniziate nel 1995, ventuno anni fa; e con un certo accanimento si è poi intervenuti ripetutamente con tagli più o meno pesanti, tutti passati sotto il titolo di “riforma”. Arriviamo, così, alla situazione odierna, che vede ridotti in miseria milioni di pensionati, numerosi dei quali, come raccontano le cronache e come abbiamo visto personalmente, costretti a rovistare nei cassonetti dei rifiuti in cerca di cibo. A questo si aggiunge la vera e propria rapina perpetrata nei confronti dei giovani; i quali, se e quando arriveranno al pensionamento, con quel che riceveranno di pensione potranno comprare il mangime per il piccioni del parco.
Nel campo lavoristico, la fregola “riformatrice” è iniziata nel 1996, venti anni fa. In una crescente eccitazione generale, sempre interessata “a rendere più efficace il sistema”, l’occupazione è calata, la disoccupazione è cresciuta, la precarietà è dilagata; i diritti delle persone che lavorano giacciono ora inermi al suolo, decenni di battaglie sindacali e sacrifici marciscono fra le ortiche. E nelle nostre famiglie oggi bisogna lavorare in quattro, per vivere molto peggio di quando lavorava uno soltanto. Se quella fregola “riformatrice” fosse rimasta allo stadio onanistico, il danno ai cittadini e al Paese sarebbe stato certamente minore.
Nel campo scolastico, forse si può dire che sia andata anche peggio. Di riforma in riforma, la scuola oggi è ridotta a dispensatrice di nozioni, nemica giurata dello spirito critico di studenti e insegnati, tenuta in piedi soltanto dall’eroismo di questi ultimi, ridotti con i loro discenti a portarsi la carta igienica da casa. A questo si è aggiunto ultimamente “l’obbligo di alternanza scuola-lavoro”, che tradotto in italiano corrente significa costringere i ragazzi e le ragazze a lavorare gratis presso i vari McDonald: dove non si impara assolutamente niente, se non, appunto, a lavorare gratis, farsi servi e obbedir tacendo.
Questi sono gli esiti che le varie “riforme” hanno conseguito nel tempo: l’impoverimento della stragrande maggioranza dei cittadini e la limitazione feroce dei loro diritti. Se esse non hanno violato la lettera della vigente Costituzione (e sottolineiamo il “se”), certamente ne hanno violato lo spirito. Sarà per questo che già alla seconda sillaba della parola “riforma” oggi ci vengono i brividi lungo la schiena.
Il merito della “riforma” costituzionale sottoposta al referendum non cambia verso a quelle politiche scientemente antipopolari che abbiamo ricordato, bensì continua a perseguire con accresciuta determinazione gli stessi fini. Essa non è perciò il cambiamento, come si vorrebbe lasciar intendere, ma il perfetto compimento di quella politica affamatrice e liberticida.
Per impedirlo, sarà sufficiente che il “NO” vinca, anche col risultato rilevato dai sondaggi. Per ora. Ma non molto tempo dopo il 4 dicembre vedremo di nuovo tornare all’attacco dei nostri diritti e interessi altri epigoni del capitale finanziario internazionale; con altre facce, altri sorrisi e altri slogan, ma con le stesse identiche intenzioni malefiche.
Affinché invece vi sia uno stop chiaro ai loro intendimenti e una radicale inversione di tendenza, quel risultato, pur confortante, non sarà sufficiente: occorrerà un “NO” corale del popolo italiano, per passare davvero dagli attacchi alla Costituzione alla sua puntuale attuazione.
Frosinone 23 novembre 2016
Vuoi dire la tua su UNOeTRE.it? Clicca qui
La riproduzione di quest’articolo che hai letto è autorizzata a condizione che siano citati la fonte www.unoetre.it e l’autore

UNOeTRE.it by giornale online is licensed under a Creative Commons Attribution 4.0 International License.
Sostieni il nostro lavoro
UNOeTRE.it è un giornale online con una redazione di volontari. Qualsiasi donazione tu possa fare, fra quelle che qui sotto proponiamo, rappresenta un contributo prezioso per il nostro lavoro. Si prega di notare che per assicurare la nostra indipendenza, per parlare liberamente di argomenti politici, i contributi che ci invierete non sono deducibili dalle tasse. Per dare il tuo sostegno tramite il sito, clicca qui sotto sul bottone Paga Adesso. Il tuo contributo ci perverrà sicuro utilizzando PayPal oppure la tua carta di credito. Grazie