votoNO 350 260

votoNO 350 260di Daniela Mastracci – In che mondo abitiamo? Sono tanti anni che abitiamo un mondo in cui il Governo opera quasi da solo, senza cioè una reale discussione parlamentare. Tra Decreti e emergenzismo ci siamo assuefatti ad un governo che delibera a suon di fiducia. Ma non solo: governi che imbavagliano la dialettica parlamentare con decreti tipo il “mille proroghe”, tipo “canguro”, ovvero super leggi che vengono deliberate in blocco ma che, dentro, hanno moltissime altre “leggine”, tutte infilate all’interno di un grande sacco che prendiamo all’ingrosso. E dentro non andiamo a guardare, noi, ma nemmeno i parlamentari, perché appunto lo devono votare per intero. Ci siamo assuefatti ad un governo che occupa completamente la scena della politica in TV, sulla Stampa e pure su quella scandalistica. Nelle aule dei palazzi di giustizia, nei grandi eventi alla Expo e simili, nelle riunioni dei vari G7, G8, G20. Governi che fanno mostra di sé, che si auto illustrano in immagini, fotografie, fotogrammi, interviste, stati di Facebook, e twittate in twitter e forse scandali soprattutto. Governi che fanno l’apologia di se stessi. E noi tutti all’ascolto, noi a guardare. A chiederci come si presenteranno la prossima volta.

Che ne è del Parlamento?

Non facciamo altro che assistere alla autorappresentazione del governo. Soltanto primo ministro e ministri, al massimo vice ministri e qualche volta segretari di partito. I protagonisti mediatici della politica sono uomini e donne che si parlano addosso, che non fanno altro che ripetere ciò che fanno, ciò che hanno fatto, in una gara perpetua a chi ha fatto di più. Ma chi ha fatto meglio? E poi ci siamo assuefatti al linguaggio sempre più auto elogiativo e sempre meno rispettoso dell’avversario, un linguaggio che deplora e che offende, che parla a suon di epiteti dispregiativi. Non c’è altro che un “quello ha fatto così e così ed ha fatto male…” Giusto per non scrivere qui una parola offensiva
Che ne è del Parlamento? Non occupa la scena, non lo si vede quasi mai, non lo si sente
E quando lo vediamo in tv meglio sarebbe non vederlo: un’aula semivuota, solo occasionalmente riempita. Deputati e senatori litigiosi, che alzano la voce, si urlano addosso, e qualche volta si mettono anche le mani addosso. E quando non ci sono è risaputo che “si stanno a fa’ gli affari loro. Tanto basta che si prendano i soldi, e tanti!!!”
Un Parlamento che nei fatti quotidiani esautora se stesso, perché non c’è, perché non prende su di sé la responsabilità di quel che è stato deputato a fare. E allora che li votiamo a fare? Tanto c’è il governo, che allora fa come gli pare. E siccome c’è il governo, allora che cambia se cambiamo la Costituzione e bypassiamo il parlamento? Forse le argomentazioni pro parlamento non sono convincenti perché il parlamento non si vede. Perché da troppo tempo non è il reale legislatore. Si limita a dare la fiducia, si limita a ratificare. La costituzione materiale è già cambiata. Per questo credo che la riforma sia a sua volta una sorta di ratifica. E allora il vero problema è che la Costituzione è stata già bypassata, nei fatti ce la siamo dimenticata. Il suo pilastro, il pilastro del suo ordinamento, sarebbe dovuto essere il Parlamento. Ma di fatto, in nome dell’emergenza sovrana, il pilastro ha ceduto il posto al “tramezzo”: il potere esecutivo è stato nei fatti anche legislativo. Nell’immaginario collettivo è così, e non potrebbe essere diverso da così, vista la visibilità a tutto campo del governo, vista la legislazione a colpi di decreti e super leggi, vista la mobilità dei parlamentari stessi che cambiano schieramento, che cambiano partito o gruppo, la cui affidabilità è pregiudicata. Se la costituzione suddivide l’ordinamento della Repubblica Italiana in parlamento, governo e magistratura, se essa sancisce la tripartizione dei poteri, essa è stata già spesse volte disattesa. Allora la battaglia è in difesa della Carta del ’48, a maggior ragione perché la realtà dei fatti l’ha contravvenuta. Esigiamo il rispetto della Costituzione nella difesa che ne facciamo adesso allorché la si vuole trasformare. Se “scripta manent et verba volant”, lo scritto del ’48 è lì fermo e saldo, ciò che è stato negli ultimi decenni è verba, anche se sappiamo bene che ha scritto tante leggi e decreti, ma non è ancora lo scripta di una nuova Carta. Non lasciamo che lo diventi!!! E battiamoci perché la sola Carta al momento ancora in vigore, lo sia nei fatti legislativi reali; dovremmo cioè puntare al reale valore e alla reale responsabilità del Parlamento.

Non è tardi per bloccare questa terribile deriva

Nell’immaginario collettivo, e nell’opinione dei più, specie i più giovani, che sono testimoni oggi e da qualche anno, del cambiamento effettuale dei protagonisti della politica, che sono abituati a vedere il Governo e a non vedere il Parlamento, oppure a vederlo ma assente e litigioso, nell’opinione dei più, dicevo, il Parlamento è già scomparso: allora accorgersi che la riforma cambi tanto, troppo, la Costituzione del ’48, credo sia difficile. Essa non fa che andare incontro, per iscritto, alla prassi governativa già avviata e mediaticamente legittimata. Ma allora si tratta di TORNARE alla Costituzione. Di tradurre Essa nella vita legislativa ordinaria. Occorre cioè RISCOPRIRLA: la prassi, l’emergenzismo, l’urgentismo, quelle cose che legittimavano i decreti e simili, hanno dimenticato la Carta; l’emergenza è diventata strutturale, l’urgenza è diventata definitiva. Senza veri progetti a lungo termine. Senza lo sguardo rivolto alle nostre fondamenta e così alle nostre priorità e dopo, solo dopo, alle nostre mete, mete che avrebbero dovuto innanzitutto rispondere, io credo, al nostro costituzionalissimo articolo 3 “….E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.”
E’ per questo allora che Votiamo NO. Votiamo No ad una prassi che stravolge la Carta del ’48, e con questo No, diciamo invece che la Carta del ’48 va bene! Si tratta di attuarla. E’ la Costituzione che modifica la realtà, in nome di principi appunto da attuare, da rendere effettuali. Principi sudati con la ragione e con la prassi, che mette, però, al primo posto l’emancipazione onnilaterale dell’essere umano, nella uguaglianza e nella libertà.

 
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Di Daniela Mastracci

Daniela Mastracci.Sono nata l'11 marzo del 1970 e insegno nel Liceo Scientifico del mio Comune, Ceccano. Sono Prof e Mamma di due figli che mi crescono intorno mentre scopro che mi piace scrivere.

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