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da memmina 350 260di Ignazio Mazzoli – Una sala piena per ascoltare le ragioni del NO e del Si al referendum. Un dibattito “vero” e appassionato di oltre due ore e mezza nella sala delle conferenze dell’hotel Memmina a Frosinone, venerdì 28 ottobre.
Per le ragioni del NO Paolo Ciofi, Presidente dell’associazione Futura Umanità, per la storia e la memoria del Pci e il Consigliere regionale del PD Riccardo Agostini che aderisce ai “Democratici per il NO”. Per quelle del SI partecipavano la Senatrice Maria Spilabotte che avrebbe dovuto essere l’interlocutrice principale di Ciofi nel confronto (come da locandina e programmazione) e il Deputato Nazzareno Pilozzi entrambi del PD.
“Berlinguer e la Costituzione” era il tema scelto dalla testata on line UNOeTRE.it che ha promosso il confronto e, l’avvocata Sonia Sirizzotti l’ha avviato poco dopo le 17,30 illustrandone le ragioni: «verificare se la chiamata in causa, da parte di Renzi, del Segretario del PCI morto nel 1984, a possibile sostenitore del “SI” fosse in qualche modo motivata da argomenti validi».
Subito la Spilabotte ha citato una frase di Berlinguer apparsa su L’Unità del 10 dicembre del 1981 in cui si sostiene che “il bicameralismo appare come un ostacolo e come un appesantimento dei lavori parlamentari. La soluzione più razionale è l’unicità dell’assemblea Parlamentare.”
Paolo Ciofi indica i tre punti che caratterizzavano una proposta di riforma di Berlinguer a nome del Pci poi respinta dagli altri partiti: «1- giustamente deve esserci il monocameralismo eletto con sistema proporzionale per assicurare rappresentanze sociali e territoriali; 2 – una riduzione radicale del numero dei parlamentari; 3 – delegificare perché il problema non è una maggiore produzione di leggi, ma impegnare il parlamento nelle produzioni di leggi strategiche affidando un largo potere alle regioni». Se già si considerano questi 3 punti chiave della proposta di legge del Pci appare chiaro che Berlinguer non avrebbe potuto essere testimonial della “deforma” Renzi- Boschi, in cui non si elimina il Senato, ma si toglie solo il voto agli elettori.

Governabilità e questione morale

Ciofi introduce un altro punto. La governabilità non può essere risultato di regole coercitive, ma dell’azione dei partiti che abbiano come obiettivo il “bene comune”. E qui ricordando Berlinguer, intervistato da Eugenio Scalfari il 28 luglio 1981, si ripropone in tutta la sua drammaticità, attualissima oggi, la “questione morale” che «non si esaurisce nel fatto che, essendoci dei ladri, dei corrotti, (…) bisogna metterli in galera. La questione morale, nell’Italia d’oggi, fa tutt’uno con l’occupazione dello stato da parte dei partiti governativi e delle loro correnti, fa tutt’uno con la guerra per bande, fa tutt’uno con la concezione della politica e con i metodi di governo di costoro, che vanno semplicemente abbandonati e superati. Ecco perché dico che la questione morale è il centro del problema italiano.» Cos’è cambiato oggi? Proprio nulla, forse la situazione si è aggravata.
Il dibattito meriterebbe una lunga cronaca che mettesse in luce gli interventi attenti e studiati, ognuno dal proprio punto di vista, anche di Nazzareno Pilozzi e Riccardo Agostini. Questo non è possibile ora, ci torneremo prima del voto, ma possiamo rendere evidente come la contrapposizione delle posizioni abbia avuto un epicentro: accelerare i tempi delle decisioni e se così come si realizza nella proposta in votazione il 4 dicembre cambi o no la forma di governo del Paese.

La ferita profonda nel PD

Un aspetto delicato della riforma, anche per Agostini, che ha sostenuto come il travaglio, reale, all’interno del PD, oggi sfociato nella nascita dei “Democratici per il NO” parta da lontano e che gli innumerevoli voti di fiducia per arrivare all’approvazione in Parlamento del testo per il referendum abbia penalizzato le volontà contrarie fino, non solo ad impedirne l’espressione, ma coartandone la volontà con il ricatto della crisi di governo. Una ferita.
Attenta e molto argomentata è stata la replica di Pilozzi tutta imperniata sulla necessità di ricercare i numeri in Parlamento per approvare il testo di riforma, cosa che ne ha condizionato fortemente le modalità di discussione, ma anche e soprattutto anche “i contenuti”.

A chi serve la riforma?

La ricostruzione minuziosa della mancanza di maggioranza, per quanto accurata, ci fa dire che però sarebbe stata degna di miglior causa. Infatti ci fa domandare: ma serve proprio questa riforma della Costituzione? A chi giova questo cambiamento? I 47 articoli da modificare, che meno si conoscono perché sono della seconda parte della Costituzione, sono importanti come la prima parte perché «se le condizioni in essi indicate vengono meno, la prima parte della Costituzione sarà praticabile nel regno dei cieli. Non è un caso che da quando il lavoro non ha più rappresentanza politica tutto l’impianto costituzionale vacilla. (Ciofi)» Appare chiaro che anche le ragioni del referendum e la sua opportunità sono da affrontare e non solo le ragioni del SI e del NO. La modifica della Costituzione, mentre si ci sono problemi serissimi di sopravvivenza delle genti italiane e dello stesso Paese, non è obiettivo impellente. Avercelo imposto è una ragione in più per votare NO. Nella platea presente ieri il disagio sociale si percepiva chiaramente, non solo fra i numerosi disoccupati, ma fra tutti quelli che in questo territorio patiscono per la vita quotidiana e, se vincerà il NO si riaprirà la strada per applicare la costituzione con tutti i diritti che essa prevede e riconosce. La crisi non si combatte dando la responsabilità alla Costituzione. Cosi almeno sembra, stando alle argomentazioni del SI.votoNO 350 260

Il caso Spilabotte

Oggi, sabato 29, sembra che tutto ciò non sia avvenuto. C’è esclusivamente l’esibizionistica manifestazione della Senatrice Spilabotte, che indignata per una contestazione sicuramente inopportuna e poco garbata, ma non offensiva e stigmatizzata da tutti, ha deciso di andare via in modo clamoroso. Oggi scrivono che l’avrebbe fatto usando brutte parole
(vedi http://www.alessioporcu.it/articoli/senatore-spilabotte-sfancula-lascia-dibattito/). Non è questo il punto del mio interesse. Loffredi scrive: «La senatrice Maria Spilabotte nel post sul suo profilo FB utilizza argomenti non veri e insultanti che vengono smentiti dal video messo in onda da Palombo, sempre sul suo profilo, fortunatamente sotto gli occhi di tutti.»
«Come fa la Senatrice a scrivere che le è stato tolto il diritto di parola e di espressione? Il video esprime la realtà senza manipolarla. La senatrice ha parlato per 38 minuti». Più di una le battute e i mormorii che hanno raggiunto il suo dire e non solo il suo. Perché altri non hanno reagito come lei? Da tempo immemore ogni “oratore” ha il dovere di rispettare l’assemblea a cui parla, anche se ci sono voci contrastanti. Le contestazioni si sono rese più evidenti quando la Senatrice ha chiamato in causa un’assente, sorella di Agostini, deputata, che avrebbe votato alla Camera il testo di riforma per tutelare il proprio seggio, ma oggi è per il NO. (fra colleghi di partito? chissà per compiere questa scelta ha avuto bisogno di una forte scarica di adrenalina che le fatto perdere l’autocontrollo?) Il mormorio si è fatto più distinto e qualche voce ha detto “ma parla di riforma”. E questo sarebbe il motivo per andarsene? Uscendo apostrofava l’assemblea “restate nella vostra solitudine”, c’erano 80 persone che riempivano l’intera sala.
Condivido Loffredi «l’atto inaspettato e da teatrante ha provato a delegittimare (…) l’iniziativa in quanto tale, chiedendo addirittura all’onorevole Pilozzi e ai suoi amici di partito di abbandonare l’incontro. Una vera, squallida scenata» Fortunatamente senza l’esito atteso.
Che delusione nasce da questo comportamento! Maria Spilabotte sapeva da almeno due settimane che sarebbe stata protagonista del confronto con Paolo Ciofi. Un dibattito non può essere ridotto a uno o due interventi, dura il tempo che è previsto e si sviluppa secondo le posizioni che vengono esposte. Allora perché ha preso un altro impegno non rispettando il primo? Se non puoi sostenere la discussione non partecipi, altrimenti si declina ogni altro impegno.
Non ci sono giustificazioni. Fare dell’indignazione è un’arma di civiltà, dunque un’arma politica, è l’unica risposta possibile e praticabile. UNOeTRE.it è indignata di questo comportamento anche se lieta di come la sua iniziativa si sia svolta e si sia autofinanziata realmente, li sul posto, con i presenti che hanno contributo completamente al pagamento di tutte le spese.

aggiornato il 31 ottobre alle 08,02

 
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