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votoNO 350 260Comitato “Preferisco di No”. Cassino – Si è costituito a Cassino un comitato spontaneo di liberi cittadini e di docenti universitari che, prescindendo dalle appartenenze a schieramenti politico-sindacali, intende sostenere le ragioni del NO al referendum costituzionale. Il seguente documento, con i nominativi dei primi ventuno sottoscrittori, rappresenta la “carta di intenti” del Comitato “Preferisco di No” che, il 4 novembre p.v., presso la Sala Restagno del Comune di Cassino, terrà una conferenza-stampa per presentare il calendario delle iniziative pubbliche, previste nel corso della campagna referendaria.

Il Manifesto di “Preferisco di NO”

«La nostra ferma opposizione alla revisione costituzionale proposta dal governo Renzi-Boschi trova ragione nelle gravi incoerenze che nel complesso la caratterizzano, sul piano politico-istituzionale non meno che con riguardo al suo impianto tecnico-giuridico, enumerate, analizzate e discusse in più occasioni dai più accreditati costituzionalisti italiani.
Il nostro dissenso parte dalle implicazioni sociali e politiche inerenti alla “costituzione materiale”, cioè al contesto democratico-parlamentare delle nostre istituzioni, che la riforma Boschi minaccia di stravolgere.
Rileviamo innanzitutto una effettiva carenza di legittimazione democratica delle Assemblee parlamentari ancora in carica a mettere mano al testo della Costituzione, carenza accertata e dichiarata con una sentenza del giudice costituzionale (sent. n. 1/14). Le Camere costituite, pertanto, continuano ad operare unicamente in virtù del principio di continuità degli organi costituzionali, pur risultando assolutamente non rappresentative dell’ intero corpo elettorale. Ragioni di opportunità democratica avrebbero richiesto, allora, da parte del Parlamento, un differimento della questione costituzionale all’ esame di Camere elette con un sistema non illegittimo,dal punto di vista costituzionale, in grado perciò di rappresentare adeguatamente ed effettivamente la volontà del popolo nell’ assunzione di decisioni politiche così salienti come quelle che toccano la revisione della Legge fondamentale.
Il Governo, per la circostanza, non ha esitato a dare una veste formale poco chiara e veritiera al quesito referendario (avverso la quale pende il ricorso dell’ex Presidente della Consulta Onida),evocando il titolo retorico della legge costituzionale di riforma, in verità poco o affatto corrispondente alla realtà dei contenuti. Ciò, evidentemente, al solo fine di conseguire un assenso plebiscitario. È stato, infatti, dimostrato, conti alla mano, che si sarebbe potuto ottenere un risparmio assai più significativo sui costi della politica con una semplice legge ordinaria (che, ad esempio riducesse del 15% le indennità e i vitalizi di tutti i parlamentari.) Ed invece, la composizione non elettiva del Senato (o solo fittiziamente non elettiva, non è ancora dato di capire…) riformato – al quale il farraginoso testo di revisione dell’art.70 affida la discussione anche di materie di grande rilievo – produrrà tra l’ altro il poco virtuoso effetto di estendere l’immunità parlamentare anche ai consiglieri regionali e ai sindaci (cioè al ceto politico più colpito da episodi di corruzione, e che, peraltro, dovrebbe ottemperare ad un doppio incarico).
Al netto degli annunci e delle promesse del Governo– che ha spesso utilizzato titoli ampollosi per giustificare l’ obiettivo politico, forse, ma non certo il contenuto, di atti di cosiddetta “grande riforma” (JobsAct, Buona Scuola, SbloccaItalia), o per dare sostanza ad una discutibile linea di politica europea – la riforma comporta una preoccupante alterazione degli equilibri tra poteri a chiaro vantaggio dell’Esecutivo, cui non corrisponde peraltro un rafforzamento del sistema delle garanzie costituzionali che, anzi, riesce anch’ esso indebolito dalle soluzioni riformatrici della legge costituzionale Boschi-Renzi. Se si celebrano così le ragioni della “governabilità” concepito come un valore ormai assoluto ed imprescindibile del modello organizzativo riformato, si rischia d’ altro verso di minare la funzione di limitazione del potere politico, che è un tratto essenziale e storico delle ragioni del costituzionalismo, unitamente ad una netta penalizzazione della rappresenta politica degli interessi sociali, a cui concorre anche la scelta in favore di una legge elettorale fortemente maggioritaria. Il culto della decisione rappresenta dunque il filo conduttore di questa riforma che non manca perciò di destare preoccupazioni in chi resta fedele all’ identità propria ed irretrattabile dello Stato costituzionale democratico. Se questo è il “futuro” al quale introduce la riforma Renzi, noi respingiamo fermi e fin da ora ogni addebito di aver cooperato per la sua realizzazione: preferiamo di No.»

Elenco dei primi firmatari: Vincenzo Baldini, Fausto Pellecchia; Pasquale Beneduce; Domenico Carcone; Simone Sambucci; Francesco Santoro; Angelo Costanzo; Annunziata Sanseverino; Nello Varsavia; Sandra Cellucci; Salvatore Di Vilio; Lina Argetta; Bruna Caruso; Antonella Vizzaccaro; Antonella Capaldi; Domenico Nardone; Giuseppe Martini; Sara Fornabaio, Manuela Mari, Elena Garcea, Alfredo Morelli,

Di Comitato "Preferisco di NO"

Autori che hanno concesso i loro articoli, Collaboratori occasionali

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