di Ermisio Mazzocchi – Le questioni costituzionali non sono mai solo tecniche. A ogni modifica della collocazione delle competenze e delle procedure corrisponde una diversa allocazione del potere.
L’art. 70 (lungo e poco chiaro) afferma: “La funzione legislativa è esercitata collettivamente dalle due Camere (che significa? e come?) per le leggi di revisione della Costituzione e le altre leggi costituzionali, e soltanto per le leggi di attuazione delle disposizioni costituzionali concernenti la tutela delle minoranze linguistiche, i referendum popolari, le altre forme di consultazione di cui all’art. 71, per le leggi che determinano l’ordinamento, la legislazione elettorale, gli organi di governo, le funzioni fondamentali dei Comuni e delle Città metropolitane e le disposizioni di principio sulle forme associative dei Comuni, per la legge che stabilisce le norme generali, le forme e i termini della partecipazione dell’Italia alla formazione e all’attuazione della normativa e delle politiche dell’Unione europea, per quella (?) che determina i casi di ineleggibilità e di incompatibilità con l’ufficio di senatore (…).
Considerazioni
Questo è un articolo, come i successivi (71 e 72), non chiaro, confuso e prolisso. Non semplifica le procedure, ma moltiplica i procedimenti legislativi. Produrrà incertezze e potenziali conflitti tra le due Camere. Infatti le competenze legislative esercitate insieme dalla Camera e dal Senato sono numerose, facendo rimanere di fatto la vecchia impalcatura con la differenza che il Senato partecipa paritariamente su materie delicate, come le riforme costituzionali. Con quale legittimazione sostanziale data la sua composizione non elettiva?
Ci sono sufficienti ragioni per votare NO.
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