pittrice 350 260

pittrice 350 260di Francesca Tagliaboschi* – Dipingere per me, è come mettersi a nudo, correre e poi scaraventarsi contro una tela. Quando dipingi liberi l’anima, ti puoi esprimere liberamente, senza ne blocchi ne censure, sei solo contro l’infinito, il bianco.
Per Van Gogh ad esempio, dipingere era come una proiezione della sua psiche, lui infatti sognava di dipingere e poi dipingeva il suo sogno, la tela infatti per come la vedo io era proprio una parte di lui, un legame più profondo di quanto possa sembrare.
Per me è più o meno cosi, certo palesemente non sono Van Gogh, ma l’arte, qualsiasi forma d’arte, dalla musica alla poesia, la fotografia, la scrittura, può liberarci i cuori, in un mondo senza arte non varrebbe la pena viverci. L’arte è l’emblema della libertà di espressione. La pittura in particolare è la forma d’arte per eccellenza, per i grandi artisti, per tutto ciò che ho visto fino ad ora. La pittura trasmette emozioni che in niente altro, a parte i Pink Floyd, ho ancora riscontrato.
Io essendo una persona molto emotiva, mi emoziono facilmente, quasi fino a piangere.
Poco tempo fa mi è capitato ad una mostra di Tiziano, la “Pietà” mi ha colpito veramente tanto, sui libri è tutto diverso, fatto sta che mi ha emozionato veramente molto. Ho cercato di nascondermi il più possibile proprio perchè senza accorgermene stavo “piangendo”. In realtà non è che piangevo proprio, era più un emozione incontrollata, sono solo piccole goccioline, che si depositano negli occhi. Ma la differenza con un pianto triste è che le guance ti fanno male, proprio perché sorridi in modo compulsivo.
La cosa positiva di essere una persona molto emotiva però è che mi basta poco per emozionarmi e rendermi felice. Una giornata di sole, una mostra carina, allungarsi su un prato, purtroppo al giorno d’oggi sono cose molto sottovalutate o per niente prese in considerazione.
La tecnologia ci sta sia aiutando, sia deteriorando il cervello, è proprio l’era dell’incomunicabilità. Ogni giorno, in ogni luogo, basta girarsi intorno, l’apatia ci controlla.
Non posso ovviamente non dire che io non uso il cellulare o non navigo in rete, ma personalmente preferisco sempre aprire un libro e tuffarmi così anche se per poco in una sorta di mondo perfetto, piuttosto che aggiornare il mio stato su facebook, o peggio leggere le idiozie che scrive la gente, cerco sempre di evitare il più possibile.
Il vero problema delle nuove generazioni è che pensano di poter sostituire lo studio, la conoscenza, la vita vera e qualsiasi altra cosa con internet.
Noi siamo tra le generazioni più agiate, per fare una ricerca non dobbiamo cercare una biblioteca, è tutto più facile, e forse il problema è proprio questo.
E’ tutto troppo facile, tutto arriva troppo presto, i ragazzini di oggi non hanno mai provato l’emozione della “scoperta”, quando io avevo dieci anni giocavo a nascondino per la strada, non avevo un cellulare e sinceramente mi divertivo veramente molto. Ora a dieci anni escono con il “fidanzatino” e a 5 anni già hanno un tablet, si vede dalle loro facce che sono annoiati da tutto.
Nella società di oggi l’arte è stata messa da parte, surclassata dalla tecnologia. Continuando così le prossime generazioni saranno sempre peggio.
L’influenza psicologica negativa che stanno subendo i ragazzi di oggi, li farà diventare tutti dei serial killer.
Vorrei che tutti si emozionassero come me nel vedere il sole al mattino, o la luna, urlando quella sta nello spazio!
L’arte forse è ancora l’unica cosa in grado di salvarci, una delle poche passioni che una volta che ti travolgono non ti lasciano più. Un mondo con più arte, più artisti, senza gente malata che è in grado solo di giudicare, sarebbe la soluzione a tutto. Basta solo che quelli “normali” la smettano di considerarsi tali.

*Allieva del Liceo Artistico Anton Giulio Bragaglia

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Di Francesca Tagliaboschi

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