Jobsact 350 260

Jobsact 350 260di Donato Galeone* – DARE VOCE AL MONDO DEL LAVORO. Il Presidente del Consiglio e Segretario del PD Matteo Renzi dice e dichiara che i decreti attuativi della riforma del lavoro – già col primo dlgs del 20 febbraio 20015 – “servono alle assunzioni collettive e non ai licenziamenti collettivi”.

Ma, quel primo decreto composto da 12 articoli – ecludendo l’articolo 12 relativo alla entrata in vigore e la eliminazione (non tutte) di talune forme contrattuali precarie, tra cui i contratti a progetto dal 2016 – introduce la nuova cofinanziata “forma contrattuale a tempo indeterminato e tutele crescenti verso i 36 mesi” mentre sono riconfermate le 5 proroghe del “contratto acasuale a termine” traguardate, sempre, fino ai 36 mesi.

E nella previsione di tempo – 36 mesi – ogni possibile perdita di posti di lavoro sarà garantita con il sostegno al mancato reddito e, pertanto, “nessuno rimarrà solo dopo il licenziamento” ci ha spiegato il nostro Presidente del Consiglio e Segretario del Pd Matteo Renzi, pur in presenza di debito pubblico crescente.

Ma è anche chiaramente dimostrato che tutti i restanti articoli del primo dlgs del 20 febbraio 2015 attuativo del Jobs Act, conseguentemente, prevedono e regolano il lavoro italiano – prevalentemente con legge e non con la contrattazione collettiva – tanto i “licenziamenti individuali” quanto, mediante l’articolo 10, anche i “licenziamenti collettivi” pur non delegati al Governo dal Parlamento e nonostante le audizioni e proposte dei sindacati dei lavoratori, responsabilmente evidenziate, nella Commissione Lavoro del Senato.

Io penso e sono certo di non essere isolato a pensarlo che mentre è doveroso il prevedere solidali protezioni sociali e “tutele per chi perde un posto di lavoro che non c’è” dovrebbe assumere – oggi – primaria urgenza oltre che prioritario per il Governo nazionale, quanto assolutamente inderogabile, l’avvio di uno straordinario “piano articolato di lavoro vero” – tra investimenti pubblici e privati – mirati alla occupabilità possibile degli oltre 3 milioni di italiani che attendono lavoro.

E contestualmente, per il Governo regionale laziale, monitorare, responsabilmente, l’attuazione già cronoprogmmata dei “tempi non solo annunciati” nella gestione dell’Accordo di Programma nell’Area Frosinone-Fiuggi e nell’area Sud sollecitando tempi certi dell’atteso rientro dei cassintegrati collegati alla ripresa degli investimenti, peraltro solo annunciati, della multinazione FCA ex Fiat.

E’ ora – ormai – tempo del comprendere tutti e capire bene se quell’Accordo di Programma di Sviluppo sottoscritto solennemente nell’agosto 2013 era sostenuto, soltanto, dalla formale manifestazione di interesse di oltre 100 imprese disponibili ma che di fatto risulta non praticabile nelle modalità incentivanti l’investimento cofinaziato verso quelle piccole e medie imprese produttive.

Certamente quell’Accordo di Programma Frosinone-Fiuggi fu ed è ancora di attesa crescente nel basso Lazio pur prevedendo che potrebbe soddisfare la speranza di una piccola parte di “ricollocazione a lavoro” delle migliaia di lavoratori in mobilità e degli oltre 115.000 iscritti ai Centri per dell’Impiego della Provincia di Frosinone.

Ma anche la proclamata certezza governativa definita storica nel dare voce al mondo del lavoro con la previsione delle prime ondate di assunzioni – notevolmente agevolate dalle defiscalizzazioni per i nuovi assunti e dalle concessioni previste alle imprese con i primi dlgs del Governo del 20 febbraio 2015 sollevandole, peraltro, con la libertà di licenziamento – sembra essere molto lontana da quegli stessi “confindustriali” che, in gran parte interessati e coinvolti molto di più in un nuovo capitalismo finanziario globalizzato e delocalizzato, dicono e premettono, in questi giorni e in queste ore, che “la scelta di assumere o licenziare dipende dal mercato e dalle commesse. E aggiungono: nessuno aumenta l’organico perchè c’è una nuova legge”(Marco Gay – Presidente Giovani Confindustria).

Ecco, allora, che resta confermato e assolutamente indispensabile – a mio avviso – il riprendere o il percorrere altre strade non da miraggi desertificanti imprevedibili ma di “certezze possibili vere e condivise” che potrebbero e possono essere transitabili anche velocemente – così come vuole che siano percorse dal Governo al Parlamento dal nostro Presidente del Consiglio e Segretario del PD Matteo Renzi – priorizzando, responsabilmente, non solo a parole la scelta operativa quantificata di effettivi posti di lavoro – vera voce dei lavoratroi nel mondo del lavoro – con graduale occupabilità derivante, certamente, da investimenti altrettanti quantificabili nel produrre beni e servizi selezionati ed essenziali – rapportati ai poteri di acquisto reali – da offrire ai consumatori di un mercato globale.

Ne consegue, quindi, che è interesse comune – ancor più oggi – nei confronti del Governo nazionale e regionale – il riprendere e configurare, da subito, quel patto condiviso tra Confindustria e CGIL-CISL-UIL del 28 giugno 2011 verificando, essenzialmente, sui territori gli effetti occupazionali dei nuovi decreti Jobs Act in un contesto di relazioni attive e continue tra imprese e lavoratori organizzati che mìrino a riprendere e rafforzare il sistema produttivo locale con la massima occupazione e gli adeguamenti retributivi assumendoli nella contrattazione collettiva che è la centralità del valore del lavoro.

(*) Donato Galeone – ex Segretario Provinciale di Frosinone e Regionale CISL Lazio
Roma, 28 febbraio 2015

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