Intervento di un lettore sull’articolo di Donato Galeone – ESSENZIALE CONFRONTO SUL JOBS ACT – Letto l’artcolo “jobs Act: il lavoro italiano è regolato prevalentemente con legge e non con la contrattazione collettiva” aggiungo che “l’intervento legislativo così pervasivo è certamente una sconfitta del sindacato e del padronato associato. Ma non inizia oggi: tutta la frammentazione dei rapporti di lavoro – definita sinteticamente come precariato – è il frutto della legislazione (spesso di centrosinistra) degli ultimi anni e non certo della contrattazione.
Io resto convinto che se le esigenze di flessibilità fossero state gestite, invece che dalla legge, attraverso i contratti senza senza uscire dallo schema del lavoro subordibnato le condizioni (retributive e soprattutto le ricadute previdenziali) dei più giovani sarebbero state migliori.
Ma la pervasività della legge è figlia dell’idea che i diritti indisponibili che tuttavia mal si conciliano con una realtà (quella delle condizioni concrete del lavoro) che è determinata innanzitutto dalla dinamiche economiche (ed è per questo che essa è lasciata alla contrattazione coillettiva che può raggiungere il migliore equilibrio possibile per le parti in quel settore e in quell’azienda).
Il dilagare della legislazione è una sconfitta della Cisl e della sua vocazione alla contrattazione. Ma è anche una beffa per la Cgil e il suo catechismo dei diritti per tutti e per sempre: e quindi per legge.
Ma lasciare le condizioni di lavoro ai Parlamenti è pericoloso perchè dipende dalle maggioranze mutevoli: oggi favorevoli, domani chissà.
Si dovrebbe tornare alla regolazione privato-collettiva (dentro un quadro stabile di minime regole pubbliche).
Ma come fare con questi sindacati, divisi e confusi, e con questa confindustria sempre meno rappresentativa?
Come si può rivendicare il potere di regolare se non si è capaci di autoregolazione ? (P)
Ringrazio per l’intervento al mio articolo sui primi decreti Jobs Act perchè apre a riflessioni profonde e attualissime di una società plurale democratica e non solo sul superamento della crisi nello sviluppo delle relazioni industriali tra le rappresentanze dei lavoratori e del padronato o della imprenditorialità associata, sempre più finanziaria multinazionale.
Ma anche perchè – condivido – il decreto delegato Jobs Act è l’attesa conseguenza – anzi – il frutto della legislazione (spesso di centro sinistra) degli ultimi anni e non della contrattazioine collettiva. Quindi la prevalenza della legge nella regolazione dei rapporti di lavoro e non, invece, della legge a sostegno della contrattazione collettiva estensiva – parte normativa e retributiva mnimale – alla generalità dei lavoratori italiani nella dimensione eruropea.
Dall’intervento riemerge – peraltro – un essenziale punto di approfondimento e di confronto responsabile che ha riflessi operativi-costituzionali sui ruoli dei corpi intermedi associati e plurali nell’esercizio della democrazia politica ed economica nel nostro Paese – più che ridotte dal Governo di Matteo Renzi Segretario del PD – che non sono neutrali e si riverbano anche nei richiamati altri quattro conseguenti punti che mi permetto così elencare:
sconfitta del sindacato, della Cisl e del padronato associato;
beffa per la Cgil sui diritti dei lavoratori per legge;
sindacati divisi e confusi con questa confinduastria sempre meno rappresentativa;
rivendicare un potere di regolare se non si è capaci di autoregolazione.
Su questi quattro punti io penso e spero possano seguire responsabili confronti e approfondimenti. Sono certo che il nostro direttore Ignazio Mazzoli li sollecita e, come sempre, saranno pubblicati.
Grazie, ancora, al lettore per aver avviato l’essenziale confronto.
Donato Galeone
Roma, 3 marzo 2015
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