DonatoGaleone1976 SedeDCFR di Donato Galeone – Analisi del voto nella provincia di Frosinone (Elezioni politiche del 20 giugno 1976)
La nuova DC di Moro e Zaccagnini Coinvolto dal voto del 20 giugno 1976, quale Candidato per la Camera dei Deputati, mi scusai se, nella circostanza e per alcuni commenti sull’analisi del voto alla DC, potevano emergere anche riflessi personali nella competizione elettorale delle quattro settimane dal 17 maggio al 19 giugno e, conseguentemente, sull’analisi critica e motivata del voto.

Quelle settimane – per me – “Candidato” richiesto e voluto dal Partito con voto unanime – evidenziarono una modalità politica e pratica – dequalificata – di una dirigenza DC nella Provincia di Frosinone tanto inaffidabile per le scelte compiute quanto incoerente nell’operatività politica che, di fatto, si riflettevano negativamente sia verso gli Elettori che nel confronto con le altre forze politiche e sociali.
Dichiarai – quel 23 ottobre 1976 nella sede del Comitato Provinciale che “non era quella DC che avevo rappresentato sulle piazze dei Comuni della Provincia di Frosinone e che neppure condividevo quelle modalità incoerenti del fare politica”. Confermai testualmente che “ai lavoratori, ai giovani e alle migliaia di elettori chiesi il voto per una NUOVA DC promotrice di rinnovamenti radicali tanto nel Partito quanto nella ripresa dello sviluppo socio-economico del Paese, con il lavoro, riconoscendomi nell’attuazione della linea politica del XIII Congresso Nazionale del marzo 1976.”

La DC che vogliamo e che dobbiamo costruire – Se questa deve essere la DC ringraziai e presi atto dell’invito rivoltomi dal Segretario Costantini di “voler continuare a collaborare anche dopo il 20 giugno”. Aggiunsi anche che un formale invito – di circostanza tanto solenne – meritava una mia riflessione politica molto attenta – non sulla DC – ma “su che cosa e su come deve essere la DC che vogliamo costruire, essenzialmente, allorquando delibera e gestisce scelte politiche e sociali a qualsiasi livello decisionale di Partito, partendo dalle Sezioni locali”. Affermai che se un gruppo dirigente di Partito, responsabile, vuole essere credibile nel Paese reale deve chiedere, a viso aperto, ai lavoratori e al popolo quel necessario consenso a sostegno di quelle scelte, condivise e proposte dalla DC. Sottolineai che un gruppo dirigente qualificato di Partito non può operare gestendo il contrario delle sue stesse scelte o, ancor peggio, praticando quel disimpegno manifestato, pubblicamente, anche tra gli elettori del 20 giugno 1976.

La DC che vogliamo e che ho rappresentato e proposto agli elettori nelle quattro settimane (17 maggio-19 giugno 1976) è una DC “che chiede il consenso popolare non per gestire la cosa pubblica nell’angusto orto di conservazione personale del potere o senza dar conto e minacciare crisi nell’Ente locale, con riflessi politici negativi sia verso il Partito che le istituzioni”. Un gruppo dirigente di Partito, deve essere non titubante sul rigore della linea politica programmatica che collegialmente decide e che liberamente accettano i suoi rappresentanti, candidati o eletti tanto nelle istituzioni e le amministrazioni pubbliche quanto nel rapporto-confronto con le altre forze politiche.

Ecco, quindi, l’essere della DC che vogliamo ricostruire “con un gruppo dirigente da rilanciare e collaborare, verificando quel costume politico democratico, riproponendo a noi stessi, ogni giorno, l’impegno di servizio nelle nostre comunità che deriva dal consenso ricevuto dagli elettori a nome della DC”. Aggiunsi, per esemplificare, che pur essendo, questi, gli orientamenti e le basi fondanti della DC – per molti di noi anche superflue e scontate – dobbiamo constatare che spesso sono tollerate anche con graduali svendite a titolo personale di gran parte del patrimonio politico e morale della DC, in cambio di momentanea “poltrona” di Sindaco come a Fiuggi. Così come non dobbiamo meravigliarci di quanto avvenuto nella Comunità Montana di Lenola o dell’isolamento e della difficoltà del Comitato Cittadino DC di Frosinone per la lunga crisi politica-amministrativa del Capoluogo che, spesso, per l’arroganza personale della “poltrona” da tenere o da conservare ad ogni costo e per taluni personaggi – utilissimi ma non indispensabili – rende debole la posizione politica della DC verso il cittadino e nelle istituzioni.

Il voto del 20 giugno 1976 preceduto dal voto regionale laziale del 15 giugno 1975 – In questo quadro politico, pur sintetico, di coerenze o di incoerenze operative – per quanto personalmente avevo conosciuto – arriva i 20 giugno preceduto dalle elezioni regionali laziali del 15 aprile 1975. Premisi “che anche per la mancata analisi del voto regionale 1975 consideravo insufficiente la relazione del Segretario presentata anche a none dell’Esecutivo del Partito”. Perché dalla relazione al Comitato Provinciale non si riscontrava un minimo di analisi e di approfondimento, critico, sia su quel voto che sulla scelta, più che assente, della politica regionale ma ancor più che scarso, quasi nullo, il richiamo alle candidature unitarie decise alle politiche del 20 giugno che, congiunti alla organizzazione della campagna elettorale, risultava proprio ignorato – essenzialmente – l’orientamento programmatico e politico della DC, guidata da Moro e Zaccagnini, dopo il XIII Congresso nazionale.

Dichiarai “che la relazione del Segretario con la sommatoria delle tante e prevalenti carenze richiamate evidenziava sia uno scarso coraggio sulla dettagliata e puntuale analisi politica del voto che l’ammissione delle vere responsabilità – traendo le dovute conseguenze politiche – per l’insuccesso elettorale della DC nella Provincia di Frosinone”.

La DC perde il 4,2% e il PCI conquista l’8,5% rispetto alle elezioni del 1972 – Dal risultato elettorale, nella Provincia di Frosinone, non poteva non riconoscersi “una non piena soddisfazione” – come dichiarava il Segretario anche a nome dell’Esecutivo – con un linguaggio di falsata diplomazia, sia perché i dati elettorali erano conosciuti da tutti e sia perché il confronto doveva rapportarsi al 1972: “la DC aveva ottenuto il 49,5% nel 1972 e perdeva il 4,2% il 20 giugno 1976”.

La DC in Provincia di Frosinone non recuperava voti rispetto al 1972, così come li riprendeva a livello nazionale – col 37,8% – il 20 giugno 1976. Il PCI, nella Provincia di Frosinone: “conquistava l’8,5% – clamoroso – rispetto alle precedenti elezioni politiche del 1972”. Così come fu di scarso rilievo politico – ribadii ancora e pur se rilevato dalla relazione del Segretario – il recupero elettorale DC del 3% rispetto alla elezioni regionali del 1975 perché non riprendeva la percentuale del 1972.

Furono questi i risultati veri del 20 giugno 1976, non evidenziati sufficientemente dal gruppo dirigente della DC frusinate: ” e se la DC avesse perso in tutta Italia con la stessa percentuale che aveva perso in Provincia di Frosinone, il PCI avrebbe raggiunto una percentuale di parità con la DC a livello nazionale”.

Ne poteva essere condivisa – ma valutata ancor più riduttiva – il dichiararsi soddisfatti che “la Provincia di Frosinone deteneva – ancora nel 1976 – il primato percentuale rispetto alle altre province laziali, oppure, riferirsi a Chieti, l’Aquila e Campobasso – con riferimento alle elezioni regionali – per evidenziare il calo percentuale minore della Ciociaria”.
Sostenni, più volte, che l’analisi del voto doveva essere fondata su dati generali e specifici di territorio e per aree omogenee della nostra Provincia.
Evidenziai, quindi, nel contesto negativo, l’assenza delle vere motivazioni politiche ed organizzative che furono tanto scarse tra frammentate correnti quanto rituali e in netta contraddizione con la stessa relazione del Segretario – falsata espressione di un gruppo dirigente provinciale – che aveva dichiarato “unità formale di tutte le componenti del Partito” e che quella unità – affermava e giustificava Costantini – si era incrinata subito dopo i risultati elettorali.
Espressione falsata di un gruppo dirigente provinciale irresponsabile – Segreteria ed Esecutivo – che dopo la dichiarata unità formale e dopo la ratifica delle candidature al Parlamento “non aveva convocato neppure il Comitato Provinciale per verificare e definire i conseguenti impegni unitari e programmare il come articolare sul territorio la campagna elettorale del Partito”.
Erano e furono queste, tra le altre, le gravi irresponsabilità congiunte al disimpegno politico ed organizzativo, verificato e verificabile, di un gruppo dirigente che – nel favorire la riduzione e la dispersione preferenziale di voti alla DC del meno 4,2% ed il successo PCI col suo 8,5% – contribuirono alla perdita del seggio al Senato e alla non elezione alla Camera di un suo rappresentante nonostante l’impegno “solo formalmente unitario” del Partito.

Disimpegno politico verificato e verificabile nei Comuni della Provincia Frosinone – La provocatoria e contraddittoria quanto insufficiente relazione di una dirigenza di Partito che mentre deliberava scelte formali disattendeva, di fatto, le stesse scelte col disimpegno poi maturato e praticato nei Comuni di tutta la Provincia. Lo dimostrai con l’analisi articolato del voto per zone e gruppi di Comuni con oltre 5.000 elettori che erano 15; i Comuni da 1.000 a 5.000 elettori che erano 57 ed in restanti Comuni con meno di 1.000 elettori che erano 19.
In sintesi evidenziai:
-che nei 15 grandi Comuni della Provincia, rappresentativo del 57,5% dei voti validi, la DC riduceva voti;
-che nei 57 Comuni. rappresentativo del 37,8% dei voti validi, la Dc conservava la percentuale dei voti del 1972 migliorando, sensibilmente, dello 0,4% mentre il PCI oltre a conservare la percentuale del 1972 migliorava il risultato del 6,1%;
-che nei 19 Comuni l’analisi appariva scarsamente significativa sia per il 4,7% dei voti validi nel contesto della Provincia e sia per la presenza di altre forze politiche minori.

Da questa sintesi, verificata e articolabile Comune per Comune, affermai “che il 20 giugno 1976 per la DC hanno tenuto nella Provincia di Frosinone i Comuni al di sotto dei 5.000 elettori mentre la maggioranza assoluta dei voti validi – il 57,5% nei 15 grandi Comuni – ha tolto voti alla DC del 9,4% e dato al PCI l’11,4% rispetto alle elezioni politiche del 1972”. 

Provocazione conclusiva ai presenti del Comitato Provinciale e anche per gli assenti – I risultati negativi, per la DC, ottenuti proprio in quei Comuni dove risiede, vive e fa politica grande parte dell’attuale dirigenza del nostro Partito e la positività dell’avanzata del PCI dovrebbero concorrere a definire subito le doverose riflessioni personali motivate e le conseguenti decisioni politiche in questo stesso Comitato Provinciale.

Segnalai che furono perdenti, per la DC, i Comuni di Alatri, Anagni, Boville, Cassino e tutto il cassinate con Villa Santa Lucia, San Vittore, Sant’Elia. Anche Ceccano, Ferentino, Frosinone, Monte San Giovanni Campano, Sora, Veroli, Pofi, Pastena e, poi, Fiuggi con la perdita del 9,1% ed il PCI che saliva del 6,1%.

Conclusi il mio intervento sull’analisi del voto, pur ritardato di quattro mesi, affermando che “da questa esaltante esperienza politica ho tratto la convinzione che tutti vogliamo rilanciare la DC e che tutti la vogliamo rinnovata”. Aggiunsi che era possibile ed alla condizione che “ci diciamo tutto, con rigore e lealtà, partendo proprio dalle negatività motivate del voto del 20 giugno 1976 e dalla responsabilità del gruppo dirigente la DC della Provincia di Frosinone”.

Proposi al Comitato Provinciale di continuare l’analisi del voto coinvolgendo gli iscritti alla DC e tutti gli elettori per “ricostruire una linea politica unitaria” incisiva ed operativa, condivisa non solo formale, per rispondere e rappresentare – ieri come oggi – ad ogni livello politico e istituzionali la domanda sociale emergente nella Provincia di Frosinone.

 

Trascrivo lettera inviata all’ On.le Giulio Andreotti (Parlamentare eletto in Ciociaria il 20 giugno 1976)
Frosinone, 25 ottobre 1976

“Caro Presidente,
come certamente conoscerai, il Comitato Provinciale ha sancito sabato notte la sua profonda crisi anche sul piano formale con le dimissioni, accettate alla unanimità dei presenti, degli organi Esecutivi del nostro Partito.
A mio giudizio è insufficiente, per un’attenta analisi delle cause della crisi politica del Partito in Ciociaria, un pronunciamento individuale, tuttavia credo utile, più di ieri, avere uno scambio di idee personalmente con Te ed allo scopo esclusivo di finalizzare, nei termini politici e pratici più validi, un ruolo rinnovato e incisivo della DC in provincia.
Vi è urgenza, secondo me, di saltare a “pie pari” – con un serrato e articolato confronto politico aperto agli Elettori ed agli iscritti della DC – la logica della “ammucchiata” nella ricostruzione del nuovo gruppo dirigente.
Qualora ciò dovesse avvenire, come pare, la DC realizzerebbe in Ciociaria una falsata linea unitaria e l’esatto contrario di quanto ha bisogno il Partito chiamato a gestire un quadro politico ed economico-sociale che Tu, in prima persona vivi ogni giorno nella difficile guida del Governo del Paese.
Ed è in questo senso che un “altro” stesso gruppo dirigente – riesumato dalle sconfitte nella guida politica in Provincia e dai risultati del 15 giugno 1975 e 20 giugno 1976 – non offrirebbe novità alcuna, ne credibilità sul “come” deve essere la DC anche nella Provincia di Frosinone.
Sono queste, in definitiva, le sintetiche argomentazioni – su analisi del voto – che ho cercato di ribadire col mio intervento, definito “contro relazione”, nel corso del recente dibattito di ieri l’altro in sede di Comitato Provinciale, come da “sintesi” che allego.
Con i più cordiali saluti ed auguri di buon lavoro di Governo, Donato Galeone”

per www.unoetre.it da Taranto, 19 agosto 2014
Donato Galeone – già Segretario Provinciale di Frosinone e Regionale CISL Lazio
(segue trascrizione commenti stampa locale quotidiana e settimanale di fine ottobre 1976)

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