Primarie PDdi Ivano Alteri – unoetre.it ha invitato i propri collaboratori e assidui lettori a produrre un commento su un sondaggio, realizzato da C&LS e promosso dalle Università di Cagliari e Milano, che ha visto coinvolto un campione di 3673 partecipanti alle primarie del Pd, del 8 dicembre scorso. Nei giorni scorsi ne sono stati pubblicati già alcuni, ai quali oggi si aggiunge il nostro.

Una prima considerazione riguarda i dati generali sui partecipanti, per età; mancando quelli relativi alla popolazione complessiva, non ci è possibile verificare con quale intensità vi sia stata la partecipazione delle diverse fasce; ad esempio, sappiamo che l’8% dei partecipanti alle primarie è giovane dai 16 ai 24 anni, ma non sappiamo quale sia l’incidenza di quella fascia di età sulla composizione della popolazione nazionale. Pertanto, non possiamo effettuare alcuna valutazione sul tipo di influenza che le primarie suscitano sulle diverse fasce.

É, invece, possibile effettuare qualche valutazione sulla partecipazione di genere, sapendo che i maschi e le femmine, nella popolazione, pressappoco si equivalgono di numero. Constatiamo, perciò, che le donne partecipanti alle primarie rappresentano solo il 40%, mentre nella società rappresentano il 50%. Ciò, forse, segnala una minore capacità del Pd di parlare alle donne rispetto agli uomini; o una maggiore propensione all’astensione elettorale da parte delle donne; oppure è l’effetto di retaggi culturali persistenti, duri da sconfiggere anche nella testa delle stesse donne, che vedono le donne come soggetto estraneo alla politica. In ogni caso, la politica e il Pd, evidentemente, hanno ancora un problema con le donne.

Nel dettaglio del sondaggio, scopriamo che il più votato dalle donne è Civati; il più votato dagli uomini è Cuperlo. Il più votato dagli elettori fino a 44 anni è ancora Civati; il più votato dagli ultra-cinquantacinquenni è Cuperlo. Il più votato dai laureati è di nuovo Civati; il meno votato, Cuperlo. Il più votato dai lavoratori dipendenti è Civati; il meno votato, Cuperlo. Fin qui, possiamo notare che Renzi si pone in una condizione mediana tra gli altri due candidati, per genere, età, scolarizzazione e condizione lavorativa; tale che potrebbe dirsi il “centro” del Pd.

Ma le acque s’ingarbugliano quando andiamo a considerare i partecipanti alle primarie per area politica d’appartenenza. Qui si evidenzia immediatamente una bizzarria: in generale, il 2% dei partecipanti proviene dal “Centrodestra & Destra” (così definiti nel sondaggio); e dalla stessa area proviene il 4% degli elettori di Renzi (il doppio del dato generale). Bizzarria nella bizzarria, non è Cuperlo il meno votato da quegli elettori, ma Civati (che comunque ha tra i suoi elettori l’1% provenienti da quell’area). Inoltre, è lo stesso Civati ad avere maggiori elettori che si definiscono di sinistra; mentre Renzi, che in quanto a voto di sinistra è ultimo, è invece primo per quanto riguarda gli elettori di Centrosinistra.

Un dato molto più che bizzarro, invece, riguarda la percentuale di iscritti al Pd tra i partecipanti alle primarie: solo il 28% tra essi è iscritto; il 72% no. Nel dettaglio, vediamo che il 20% dei votanti di Civati e il 24% di Renzi sono iscritti, mentre Cuperlo ottiene tra di essi il 48%. Non solo; ma tra i partecipanti c’è un 40% che si dichiara “sicuro di non iscriversi” al Pd in questo anno; che diventa 44% fra gli elettori di Civati, il 43% fra gli elettori di Renzi e il 26% fra quelli di Cuperlo (che invece registra un 42% fra chi si dichiara “sicuro di iscriversi” in questo anno). Tradotto in politica: il segretario del Pd è stato eletto dai non iscritti al Pd.

A registrare la consapevolezza del campione di partecipanti, ci ha pensato la domanda sull’importanza delle primarie per “rinnovare la politica italiana”. Ci si aspetterebbe un consenso plebiscitario per il “molto importanti”, che in generale registra invece un 46% (39% fra gli elettori di Civati, 50% fra quelli di Renzi e 42% fra quelli di Cuperlo), un 44% per l’ “abbastanza importanti” (Civati 51%, Renzi e Cuperlo 43%), e un 10% per il “poco o per niente importanti” (Civati 11%, Renzi 8%, Cuperlo 16%) che distingue coloro che vedono nella democrazia interna ai partiti la via per “rinnovare la politica italiana”, in alternativa, non “secca”, alle primarie.
Interessanti anche i dati sulle motivazioni degli elettori nella scelta del candidato da votare. In generale, il 33% ha scelto guardando al futuro del Pd, il 25% alla corrispondenza tra i valori propri e quelli del candidato, il 20% all’obiettivo di vincere le prossime elezioni politiche, il 13% alle caratteristiche personali del candidato, il 9% ai valori del Pd. Nel dettaglio si evince che Civati è il candidato che rappresenta meglio gli ideali del proprio elettorato, e Renzi quello che li rappresenta peggio; Cuperlo quello che rappresenta meglio gli ideali del Pd, Renzi quello che li rappresenta peggio; Renzi quello che è stato maggiormente votato per vincere le elezioni, Civati è l’ultimo per questa ragione; per le caratteristiche personali, i candidati si equivalgono. A rappresentare meglio valori e ideali (personali e del Pd) è Cuperlo, con un 62%; a rappresentarli peggio è Renzi, con un 22%.

Infine, è sorprendente che un 8% dei partecipanti affermi che “sicuramente non voterà PD” alle prossime elezioni politiche; percentuale che arriva al 9% per Civati e Renzi, mentre si riduce al 4% per Cuperlo. E che un altro 32% sia indeciso se votare o no il Pd, che diventa 39% per Civati, 32% per Renzi e 24 di Cuperlo.

In conclusione, ci pare di poter dire che il risultato delle primarie, con l’elezione di Renzi alla segreteria del Pd, sia stato determinato soprattutto dalla decisione originaria di tenere le primarie aperte; in quella scelta era già contenuta un’idea di partito per la quale gli iscritti non devono aver peso, e la linea politica deve essere decisa da un segretario eletto da “chiunque”. Un partito liquido, quindi; o meglio, un non-partito, dove la partecipazione è concepita soltanto come raccolta di voti durante le campagne elettorali, dove il territorio viene osservato dall’alto e non vissuto dal basso, dove la selezione della classe dirigente avviene per affiliazione, dove è preponderante la rappresentanza degli interessi di pochi, dove la discussione avviene soltanto fra gli addetti ai lavori, dove paradossalmente la parola “democratico” perde molto del suo senso.

Qualcuno potrebbe obiettare che un partito siffatto sia addirittura incostituzionale. Ma non serve arrivare a tanto, per non condividerlo.

Frosinone 5 gennaio 2014

La riproduzione di quest’articolo è autorizzata a condizione che siano citati la fonte www.unoetre.it e l’autore

Creative Commons License
unoetre.it by giornale on line is licensed under a Creative Commons Attribution 4.0 International License.

Sostieni il nostro lavoro.

unoetre.it è un giornale on line con una redazione di volontari. Qualsiasi donazione tu possa fare, fra quelle che qui sotto proponiamo, rappresenta un contributo prezioso per il nostro lavoro. Si prega di notare che per assicurare la nostra indipendenza, per parlare liberamente di argomenti politici, i contributi che ci invierete non sono deducibili dalle tasse. Per fare una donazione tramite il sito, cliccare qui sotto. Il tuo contributo ci perverrà sicuro attraverso PayPal. Grazie

Io sostengo 1e3.it

Di Ivano Alteri

Ivano Alteri: Libero professionista di Frosinone, esperto in problemi del lavoro, ha collaborato prima con edicolaciociara.it sul cui sito ha pubblicato interventi relativi al mondo del lavoro e alla politica più in generale. Ha collaborato alla ricerca sugli infortuni sul lavoro svolta dall'associazione Argo per conto della Provincia di Roma, poi pubblicata dalla stessa. Dalla nascita di unoetre.it è membro della sua Redazione

Lascia un commento

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.