Primarie PDdi Ermisio Mazzocchi – Il sondaggio realizzato da C&LS e promosso dalle Università di Cagliari e Milano offre una lettura delle primarie svoltesi l’8 dicembre 2013 interessante e rivelatrice di un comportamento del corpo elettorale inedito rispetto alle esperienze di precedenti primarie. Il contesto dello svolgimento delle primarie è contrassegnato da una crisi del sistema politico e di quello economico che ne hanno condizionato il risultato e rappresentano, tuttavia, un rilevante avvenimento politico. Allo stesso tempo esse consentano al PD di comprendere quale messaggio viene dai cittadini che hanno partecipato a questa consultazione. Non ritengo, analizzando i risultati del sondaggio, che il voto espresso sia circoscritto solo alla scelta del candidato, ma riguarda un orientamento politico rivolto a ricercare una soluzione di stabilità di governo e chiarezza nella collocazione dello stesso Partito Democratico. Questa manifestazione di intenti si rivela nelle dichiarazioni di voto ai tre candidati alla segreteria nazionale.
Significativo è lo scarto tra i candidati su la motivazione che ha spinto a sostenere l’uno o l’altro. Civati riceve maggiori consensi perché molti condividono la sua visione del futuro del PD, mentre è singolare che Renzi sia in una posizione molto distaccata. Questo ci porta a considerare che i valori che devono presiedere a un cambio della società italiana sono più convincenti di quelli di Renzi, non sufficientemente creduto per una nuova caratura ideale della politica.
Una conferma ci viene, a mio avviso, dal profilo sociopolitico dei votanti la cui area di sinistra è per Civati (57%), mentre Renzi è molto al disotto (29%), mentre Cuperlo si attesta su una posizione di rilievo intermedia, quale risultato di un consenso ampio tra elettorato di sinistra (49%) e quello di centrosinistra (43%). Ne deduco che gli elettori di sinistra abbiano concesso maggiore fiducia agli esponenti che più marcavano una collocazione del PD a sinistra. Un aspetto che rilevo costantemente presente in tutti i sondaggi.
Un’indicazione di questo assunto ci viene dal profilo del partito votato alle politiche del 2013, in cui Cuperlo riceve il maggior sostegno (88%) di quell’elettorato che ha votato per il PD. Sorprende, ma non più di tanto, la dichiarazione di elettori di Cuperlo di essere disposti a iscriversi al PD (42%) contro l’esiguità di Civati (16%) e di Renzi (22%), confermando una tendenza che si nota anche in altri rilevamenti del sondaggio di un insediamento di Cuperlo più profondo tra gli iscritti e tradizionali elettori del PD, quasi a richiamare una necessità di un partito meglio attrezzato nella futura navigazione politica non disancorata dalle profonde radici che ne costituiscono la sua identità. Partito di sinistra e nella sinistra. Tanto evidente mi appare questa convinzione che al quesito su chi voterebbe in caso di sconfitta in queste primarie del proprio candidato alla segreteria alle prossime elezioni, i sostenitori di Cuperlo (71%) riconfermano il voto al PD, distaccando gli altri in modo netto Civati (52%) e Renzi (50%). Nell’insieme del sondaggio ritengo di dedurre che le primarie, cautelarmente ritenute importanti per il rinnovo della politica, il che mi conferma che per gli italiani esse non sono decisive per la soluzione dei problemi del paese, abbiano indicato una strada da percorrere senza oscillazioni e bizantinismi. Emerge con chiarezza che l’orientamento dell’elettorato delle primarie è rivolto a ridisegnare un partito della sinistra in un contesto aperto, innovativo e determinato alle sfide dei prossimi anni. Cuperlo avrebbe meglio rappresentato questa esigenza più sentita nelle aree del partito più storico. Nel profilo tra iscritti e non iscritti al PD Cuperlo prevale nettamente (48%) per consenso tra gli iscritti, su Renzi (24%) e Civati (20%), mentre questi ultimi risalgono per il sostegno tra i non iscritti (Renzi al 77% e Civati all’80%). È prevalsa, quindi, l’opinione di un elettorato politicizzato, ma non schierato né facilmente identificabile, talvolta di matrice moderata e di destra (il 43% di elettori di Renzi e il 44% di quelli di Civati dichiara che non sarà “sicuramente” iscritto al PD, mentre fra gli elettori di Cuperlo solo il 26% non si iscriverebbe al PD), motivato da un’indistinta formula del cambiamento che ha considerato più attuabile con una figura (Renzi) svincolata da un’identità definita del PD (a sinistra, nella socialdemocrazia, nel PSE europeo? Liberismo, democrazia dei diritti?). Il mandato che viene dalle primarie a una lettura di questo sondaggio è libero, a tutto campo, lasciando al vincitore di destreggiarsi in una dimensione indefinita della politica del PD. Nei prossimi mesi verificheremo l’attendibilità di queste valutazioni, ma certamente non ci tireremo indietro per incalzare un PD che non può essere lasciato in un arcipelago senza una rotta politica rivolta alla sua esistenza di forza di sinistra e democratica.

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Di Ermisio Mazzocchi

Ermisio Mazzocchi: nato a Vetralla (VT) il 7 agosto 1946. E' laureato in Filosofia presso l'Università di Roma "La Sapienza". Nel 1972 è dirigente nel PCI nella Federazione di Frosinone. Dal 1985 assume l'incarico di Presidente della Confederazione italiana coltivatori (oggi CIA) che lascerà nel 1990 per ricoprire incarichi politici nel Comitato regionale del PCI e in seguito PDS del Lazio. Si è occupato di agricoltura e dei suoi prodotti come Presidente della Consulta regionale e nell'ambito dell'ARSIAL. Nel 2004 tiene su incarico dell'Università di Cassino un corso sul tema "Storia della bonifica pontina". Nel 2003 pubblica il suo primo libro sulla storia dei partiti cui segue il secondo nel 2011 sullo stesso tema. Il suo impegno politico è nel PD. Studia avvenimenti storici ed economici.

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