di Donato Galeone – Burrasca elettorale con un Galeone che non salva la Dc (da “Il Messaggero” del 16 giugno 1976). Ormai, avviati verso il traguardo del voto, superato i primi quindici giorni del mese di giugno il Comitato Provinciale DC di Frosinone continuava ad essere “assente dalla campagna elettorale in misura impressionante, totale”. Lo scrisse anche Luciano Renna su “Il Messaggero” il 16 giugno. Ed era vero e verificato anche da me, il “silenzio della DC ufficiale”, così come fu rilevato anche da Ignazio Senese, riproposto nel Collegio Senatoriale di Sora – Cassino.
Ed era quello stesso Comitato Provinciale e la stessa Commissione Elettorale – espressione di tutta la dirigenza della DC Provinciale con le sue componenti o correnti – che alla unanimità aveva compiuto un atto politico pubblico e responsabile tanto nel proporre e deliberare le candidature al Parlamento quanto nel riconfermare e sostenere l’impegno di rinnovamento, condiviso, che aveva chiamato alla guida della DC Benigno Zaccagnini.
Ma la DC Provinciale, purtroppo, era “sconvolta dall’uragano” – scriveva Luciano Renna – “che ha colpito alcune tra le più grosse Amministrazioni locali, con il Magistrato sempre all’erta per esposti e denunce a cui hanno fatto seguito arresti clamorosi, importanti”.
Il giornalista, forse, per completezza di informazione ma anche per privilegiare la forma scandalistica generalizzata e ben mirata, richiamava ed elencava i nomi -“tutti DC” e ripeteva “che la gente non ha dimenticato e non può dimenticare pur nei distinguo che si impongono per la parte da ciascuno avuta nelle scabrosissime vicende ancora all’esame del Magistrato”.
Il giornalista concludeva e commentava “che nella DC le acque non sono soltanto agitate e mosse. Qui c’ è burrasca e, nel mare delle aziende in crisi e degli scandali, un Galeone non salva la DC, messo subito a durissima prova, venuto fuori all’ultimo momento, rischia di sfasciarsi sugli scogli di una candidatura improvvisata, per le contraddizioni che si tira dietro, proposto ed imposto – come dicono – da Giulio Andreotti e che, con lui, ha inteso dare un volto nuovo alla DC ignorando i Fanelli, i Picano, i Gaibisso, i Tuffi. Un uomo della sinistra sorretto dalla destra DC??”
La Dc isolata nel regno di Andreotti alla vigilia del voto (da “Pese Sera”del 16 giugno 1976)
L’orientamento preferito dagli avversari politici DC, di tutti i Partiti, verso l’elettorato non si sviluppò sul confronto propositivo e di contenuti programmatici di legislatura nel contesto nazionale e regionale per una scelta di voto.
Benigno Zaccagnini e Giulio Andreotti
Furono elevati ai massimi livelli, unicamente, i peggiori aspetti della politica, quelli “meno nobili dell’agire politico, presunti o in itinere ed in sintonie scandalistiche verso gli amministratori DC identificabili, tutti, in “coro di massa indistinta nella DC di Andreotti”.Benigno Zaccagnini e Giulio AndreottiBenigno Zaccagnini e Giulio Andreotti
Campagna elettorale scandalistica che ascoltai all’unisono con stampa e propaganda sulle piazze; elusione di confronto politico tra partiti sulle scelte e “proposte di programma” richieste dagli elettori; riduzione della campagna politica nazionale e provinciale ad un bassissimo livello conoscitivo e culturale della politica; nessun contributo alla crescita democratica tra persone ma prevalente scandalismo, grave certamente, ma fine a se stesso, propagandistico, per ottenere un voto contro la DC.
Fu il tutto, ripeto, chiaramente orientato verso la quantificazione di un voto politico di scarsi contenuti propositivi, insufficienti a sostenere, tentare o validare una conquista di legittima alternanza democratica nel Paese, con il “sorpasso del PCI” sulla DC.
Tant’è che lo stesso Ignazio Mazzoli, Segretario Provinciale della Federazione del PCI di Frosinone, dichiarò a “Paese Sera” che “questa campagna elettorale non andrebbe intesa come un momento di propaganda ma come una occasione di iniziativa politica e di unità”.
Ed il realismo politico consapevole di Ignazio Mazzoli, operativo nello stesso” regno” di Andreotti, non ignorava la incidenza politica e pratica, non positiva da un anno, della Regione Lazio, conquistata con “il sorpasso del PCI e delle altre forze politiche sulla DC”.
E fu provato quel realismo politico, nel pieno di una prova elettorale personalmente impegnativa, con la notizia del 15 giugno che a Frosinone, su invito del PCI, sia i Partiti PSDI e PRI- definiti laici – che il PSI “avevano elaborato un programma” nella duplice considerazione tanto della nuova realtà regionale, il PCI primo Partito nel Lazio, quanto per lo “scollamento” delle forze laiche dalla DC (Pasquale Giordano da Paese Sera del 16 giugno 1976).
Ecco il concreto politico oltre la cornice, pur sgradevole, dell’eccesso di scandalismo centrato su taluni amministratori eletti nelle liste Dc o di altre persone rappresentative in Enti e istituzioni pubbliche espressi dalla DC che, se colpevoli, ne avrebbero risposto di persona in sede dovuta.
Ma l’atto politico conseguente, certamente dirompente per la dirigenza della DC provinciale, fu la emersione di un’azione politica pianificata condivisa da tutte le altre forze partitiche della Provincia di Frosinone, con la sottoscrizione di un “programma unitario” e la esclusione della dirigenza DC perché ritenuta, indistintamente, non affidabile nella “gestione della cosa pubblica.
Voto propositivo alla Dc e confronto di programma con il Pci
Dal 17 maggio, con l’accettazione della candidatura e fino alla mezzanotte di venerdì 18 giugno – 30 giorni – furono pieni di impegno politico
Galeone in un comizio – dai giornalipersonale verso gli elettori distribuito, prevalentemente, nella Provincia di Frosinone, territorio già favorito dai voti alla DC, partito che aveva voluto candidarmi per la Camera dei Deputati.
Galeone in un comizio – dai giornaliGaleone in un comizio – dai giornaliCampagna elettorale con giornate vissute nell’ascolto e di confronto con gli elettori, programmate in compagnia di un gruppo di giovani, cittadini e lavoratori, che si riunirono anche in un modestissimo locale di coordinamento -“comitato elettorale”- nella città di Frosinone, promuovendo una sottoscrizione volontaria a sostegno delle piccole spese-carburante, con niente manifesti e solo volantini distribuiti a sostegno del candidato n. 37 nella lista DC.
I trenta giorni di campagna elettorale
Furono persistenti, in quei 30 giorni, tanto le assenze della rappresentanza di Partito quanto nulla fu la organizzazione della campagna elettorale. Nessuna circostanziata iniziativa ufficiale della DC Provinciale fu assunta tra gli elettori, con la eccezione della mia partecipazione a incontri pubblici, con Andreotti, nelle piazze di Colleferro, Paliano, Segni oltre alla conclusiva manifestazione elettorale svolta in piazza IV novembre a Frosinone, promossa e voluta dal capolista Giulio Andreotti.
Fui sempre in attesa di ricevere inviti per incontri promossi dalle varie componenti interne del Partito considerato che la mia candidatura era stata proposta e unanimemente deliberata dalla dirigenza provinciale e poi riconfermata da tutte le componenti la DC, resa pubblica, che favorì la mia accettazione, ringraziando tutti per la fiducia verso la mia persona .
Attesi, giorno dopo giorno, qualche segnale di coerenza politica e pratica verso la mia persona, oltre le Sezioni locali DC, a sostegno del candidato della Ciociara alla Camera dei Deputati considerato, per altro, che ero solo un socio DC e non avevo ricoperto nessun ruolo politico di Partito ma svolto unicamente – con il massimo impegno personale – una decennale attività dirigenziale nel sindacato democratico dei lavoratori anche nella Provincia di Frosinone e nel Lazio.
Riscontrai, fino al 18 giugno, più che nulli “gli impegni unitari di Partito assunti collegialmente” – nonostante l’appello di Zaccagnini-Moro – “per dare un volto rinnovato alla DC” – condiviso e dichiarato, personalmente, soltanto da Andreotti, essenzialmente, per i contenuti politici-sociali che offriva la mia candidatura, nella previsione di una legislatura che si presentava già in crisi per la economia ed il lavoro.
Il voto verso i candidati di corrente e non del partito
Si discusse marginalmente della “emergenza lavoro”nella pratica azione elettorale politica sia privata che pubblica, spesso immotivata nella richiesta di voto politico DC all’elettore della Provincia di Frosinone e continuarono a prevalere le scelte consolidate di ritorno, favorevoli, verso le fedeltà ai “candidati di corrente” già riconosciute più che responsabili della “incrinatura unitaria di Partito”.
Prevalse, di fatto, “il ritorno delle correnti” – fuorvianti la unità politica della DC – che riconfermarono le calcolate appartenenze più da clienti che da elettori “nel contarsi nella corrente anche col voto preferenziale ottenuto per il candidato di corrente” e fu quasi nullo il “confronto politico” anche con il PCI – sollecitato da Zaccagnini, Moro e Andreotti – non motivando e né ricercando con l’elettore un voto “alla DC rinnovata” sia nelle persone che nelle “proposte programmate socioeconomiche” adeguate al superamento della crisi del lavoro e alla caduta dei redditi famigliari.
Alla mezzanotte di venerdi 18 giugno
Fino alla mezzanotte di venerdì 18 giugno anche sulle piazze dei nostri piccoli comuni tanti giovani diciottenni che votavano per la prima volta mi chiesero “lavoro” così come i loro genitori raccontavano che, per un decennio, l’impegno politico di Andreotti aveva favorito, con la DC, la trasformazione della Provincia di Frosinone, riducendo l’emigrazione dei ciociari verso il nord del Paese e all’estero.
Era questa la primaria preoccupazione e l’attesa di altri, dei tanti elettori, iscritti nelle “graduatorie” delle liste di collocamento che chiedevano “certezza di lavoro” perché, giorno dopo giorno, veniva a mancare sia a loro conoscenti che ai parenti già dipendenti di aziende chiuse e di centinaia di operai messi in cassa integrazione a rischio licenziamento.
Una situazione di crescente disagio sociale provinciale da me conosciuta sin dal 1973-75 Aldo Moro, Benigno Zaccagnini, Giulio Andreottie già rappresentata con migliaia di lavoratori nel mese di aprile sotto il Ministero Bilancio,
Aldo Moro, Benigno Zaccagnini, Giulio Andreotti sia alla Regione Lazio, governata non più dalla DC ma dal PCI, sia al Governo, dimissionario dal 7 gennaio 1976 presieduto da Moro, poi ricostituito da un monocolore DC, presieduto sempre da Moro che si dimise a seguito dell’accusa a “politici italiani di aver ricevuto tangenti” per acquistare alcuni aerei da trasporto militari (scandalo Lockeed).
Blocco del sorpasso alla Dc e confronto con il Pci
Ricordo – con orgoglio politico consapevole e ancora oggi come nel 1976 – le riflessioni dei sostenitori la mia candidatura, nelle ore conclusive della campagna elettorale, tanto sulle motivazioni per lo scioglimento anticipato del Parlamento quanto sul mio coinvolgimento, non richiesto, poi, sollecitato e “deciso unanimemente e solo formalmente” dagli organi dirigenti della DC della Provincia di Frosinone.
Quella notte commentammo anche le”ipocrite ridondanze”delle favorevoli dichiarazioni pubbliche e private tanto della dirigenza minoritaria della DC provinciale sulla mia candidatura “che rispondeva alle esigenze di rappresentanza di larghi strati popolari, nonché, alle esigenze di rinnovamento del Partito”(componenti interne di Impegno Sociale, Base, Forze Nuove DC o correnti definitesi di sinistra) quanto la “solenne riconferma” comunicata anche alla DC nazionale che “il Comitato Provinciale riteneva di aver interpretato in senso giusto l’esigenza di rinnovamento scaturito dal Congresso ed anche le attese di una larga parte dell’elettorato della Ciociaria”(componente interna tradizionale e maggioritaria autodefinitasi, per luce riflessa di comodo potere, andreottiana o andreottarda di centrodestra).
Pur con una DC provinciale equivoca, di fatto, disimpegnata sulla mia candidatura – logorata tra interessate e consolidate correnti personali – ne fummo entusiasti, tutti, per la positività dei richiamati incontri-confronti con gli elettori avuti nei 30 giorni della seconda quindicina di maggio e della prima quindicina del mese di giugno, per la “democrazia Italiana”.
Furono giorni di incontri-confronti argomentati anche se meno felici per la crisi del lavoro ed i costi giornalieri di sopravvivenza della vita famigliare di tantissimi elettori della nostra Provincia.
Furono assolutamente, per me, giorni idealmente e sufficientemente motivati, pensati e mirati verso il rinnovamento della DC e la sua proposta politica programmata nel confronto con il PCI in presenza di una situazione economica italiana e laziale in costante peggioramento, con l’ inflazione che era stata l’11% nel 1975 ed il prodotto interno lordo ridotto del 2,1% – peraltro – già conosciuta e vissuta insieme al sindacato con oltre cinquemila posti di lavoro, prevedibili in perdita, annunciati, dalle aziende in crisi, nella nostra Provincia.
19 settembre 2013
(continua con i risultati elettorali del 20 giugno e commenti)
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