imu prima casa 350 260

imu prima casa 350 260di Valerio Ascenzi – Tagliare l’Imu è populismo alla Berlusconi? Si. Noi ne siamo sicuri. E se la memoria non ci inganna, quando si chiamava Ici, la stessa cosa la fece proprio il cavaliere per vincere le elezioni. Con l’arrivo di Monti, l’Italia si risvegliò dal torpore e scoprì che la tassa, anche sulla prima casa, si deve pagare. Secondo Monti e i suoi ministri ce lo chiedeva l’Europa, ma in verità lo chiedono i comuni che sono al collasso. Il ministro per le riforme costituzionali Maria Elena Boschi (come siamo messi!) sta girando per ogni festa dell’Unità, per spiegare che il governo non taglierà l’Imu per far collassare i comuni, perché ridurrà la spesa pubblica e non i servizi.
Dopo gli 80 euro, che molti hanno dovuto già ridare con il conguaglio fiscale, il governo si appresta a varare altri provvedimenti che definire populistici è un eufemismo. Un film già visto, quello del taglio dell’Imu: all’epoca la chiamavamo Ici. Quando è stata reintrodotta è stato un vero e proprio salasso per gli italiani. A risentirne sono sempre gli ultimi della società. E gli ultimi della società sono sempre quelli che i governi tengono a bersagliare senza scrupoli, facendo leva anche sul fatto che molti non approfondiscono ciò che sentono.
La tattica è sempre la stessa: parlare ai media, in determinati orari, anche senza sapere cosa si sta dicendo, tanto la massaia, la governante, l’italiano medio… non sanno di cosa parlano. Il loro tono alla “state sereni” basta a molti stare quieti e mansueti. Ma se avessimo tutti la capacità di analizzare le idiozie che escono dalla bocca dei nostri politici, forse sapremmo cosa fare. Forse, perché una vera alternativa attualmente non c’è.
Una dichiarazione fatta a sostegno dell’idea del taglio dell’Imu, che in sostanza spiega che non verranno fatti tagli ai servizi ma al massimo alla spesa pubblica è una idiozia megagalattica. Si ergono a salvatori della patria quando qualcuno più anziano gli fa notare di aver detto una stupidaggine, con una presunzione mai vista prima. Si autocaricano dicendo che “loro, i giovani, dovranno essere più saggi di quei senatori che vogliono spaccare il partito”. Resta un fatto: anche il più semplice manuale di economia, del più semplice esamino universitario di economia politica, di qualunque facoltà umanistica, spiega che con il termine si “indica il complesso di denaro di provenienza pubblica che viene utilizzato dallo Stato in beni pubblici e/o servizi pubblici finalizzati al perseguimento di fini pubblici”. Nella classificazione delle spese pubbliche troviamo le cosiddette Spese correnti, che servono al funzionamento dei pubblici servizi, e le Spese in Conto capitale, riferite a investimenti per scopi produttivistici. Le principali voci di bilancio e principali voci della spesa pubblica troviamo: le spese per i servizi pubblici primari o essenziali (infrastrutture pubbliche e trasporti… sotto questo profilo siamo da terzo mondo); le spese per i servizi pubblici offerti al cittadino dalla pubblica amministrazione (come governo, parlamento, ministeri, tribunali, regioni, province, comuni, Aziende sanitarie, comunità montane… anche qui: sembriamo un paese post bellico); spese per la pubblica istruzione (no comment!), spese assistenziali (ovvero la sanità pubblica… e stanto alle ultime dichiarazioni sui tagli alla sanità… di cosa vogliamo parlare?) e previdenziale (relativamente agli enti previdenziali quali INAIL, INPS, Casse di previdenza) (spesa sociale); spese per armamenti, difesa militare e pubblica sicurezza interna (per questa voce in verità, in Italia non si trova mai il modo di fare tagli… che sfiga!); spese per finanziamento di ricerca e sviluppo scientifico-tecnologico dei rispettivi enti pubblici di ricerca come Università, Cnr, Enea, Infn, Inaif, Ingv ecc. Anche qui: gran parte della ricerca è finanziata, purtroppo, tramite associazioni benefiche che fanno raccolta fondi, si vedano Airc e Ail. spesa per finanziamento, gestione e manutenzione di beni artistici e culturali, proprietà statali ecc. E ancora: spese per eventuali disastri e calamità naturali e ambientali; spese per la copertura e interessi sul debito pubblico in scadenza; spese per il servizio pubblico radiotelevisivo.
Quindi, riepilogando, non tagliano i servizi, ma tagliano tutto quello che abbiamo elencato pocanzi. Come dire: non preoccupatevi, non vi tagliamo una mano, ma le braccia e le gambe.
Queste dichiarazioni del ministro Boschi ci lasciano aperti molti dubbi, sulla sua laurea in giurisprudenza, sulle sue reali competenze in materia, sulla sua buona fede (può darsi che faccia queste dichiarazioni, consapevole di mentire). Su una cosa non abbiamo dubbi: un governo che distrugge lo Stato sociale, che attacca la scuola, che non si occupa degli ultimi, non è un governo di sinistra. Un partito che si fa eleggere con un programma e poi mette in atto le riforme liberali di Berlusconi, deve andare a casa.

 

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Di Valerio Ascenzi

Sono nato ad Anagni il 25 giugno del 1977. Dal 1998 seguo la cronaca locale e provinciale. Dal 2001 sono iscritto all'ordine dei Giornalisti, elenco pubblicisti. Ho iniziato a lavorare per Ciociaria Oggi, per poi passare a Il Messaggero (cronaca di Frosinone), il Tempo (sempre di Frosinone) e poi al Quotidiano di Frosinone, giornale che ha avuto vita brevissima, esperienza a tratti positiva, ma conclusasi male a causa del fallimento del giornale. In ambito giornalistico e comunicativo ho lavorato in alcune iniziative editoriali romane e nazionali, accostandomi anche al mondo del foto-giornalismo.Ho alle spalle un percorso di studi lungo, poiché "travagliato". Era il 1997. I primi due anni di università li ho trascorsi nella facoltà di Farmacia presso La Sapienza. Già dopo il primo anno ho avvertito l'esigenza di cambiare. L'ho fatto poi iscrivendomi a Scienze della Comunicazione, sempre alla Sapienza, facoltà in cui avevo trovato la mia dimensione. Ma dovendo lavorare contemporaneamente – supplenze nella scuola pubblica e incarichi presso il Convitto Principe di Piemonte di Anagni - ho rallentato gli studi e li ho interrotti un paio di volte. Studiando e lavorando ho preparato due concorsi di abilitazione all'insegnamento – vinti entrambi. Oggi insegno nella scuola primaria, in provincia di Roma. Dopo aver preso il ruolo nel 2007, ho deciso di concludere il percorso universitario. Ho una laurea magistrale in Teorie e tecniche della comunicazione e dell'informazione, conseguita nel 2013 con una tesi in semiotica narrativa e storytelling: un lavoro meticoloso portato avanti per circa diciotto mesi, iniziato (e lasciato aperto) per garantire a me stesso una sorta di riqualificazione in un diverso settore della scrittura (la narrativa e lo screenwriting: la sceneggiatura). Del resto il giornalismo in questa provincia non dà più da mangiare a nessuno. In questi ultimi anni ho compreso che una formazione superiore non basta. Non basta neanche una laurea. Per questo ho ripreso a studiare di nuovo, iscrivendomi ad un master e non so se mi fermerò dopo.Scrivo per passione e da più di dieci anni faccio politica per passione. Dopo aver preso la tessera dei Democratici di Sinistra, sono divenuto per un paio di anni segretario di Anagni. Un traghettatore: nel 2007 siamo entrai nella fase costituente del PD. Avendo aderito alla mozione critica promossa da Gavino Angius, all'ultimo congresso dei DS, per restare coerente con la nostra linea (quella di lavorare per un PD iscritto al PSE) sono uscito con tutto il gruppo, dopo la totale indifferenza per le nostre proposte da parte dell'allora maggioranza guidata da Fassino. Il percorso politico da allora è stato sempre più difficile. Un'area politica, socialista democratica, realmente di sinistra, in Italia non è ancora nata. Nel 2008 ho seguito Angius nella costituente del PSI. Sono stato candidato alle elezioni politiche lo stesso anno. Il PSI non raggiunse neanche l'1%. L'esperienza con i socialisti non è stata positiva, non ne conservo un buon ricordo, soprattutto per il fatto che la struttura di quel partito non aveva nulla a che fare con la nostra cultura politica, fatta di partecipazione, discussione, analisi dei problemi e condivisione delle idee. Siamo rientrati a metà del 2009, insieme a Gavino Angius nel PD. Essendo noi una voce critica, ma piccola piccola, ci siamo resi conto del fatto che nel frattempo quel partito, i DS, non c'era più ed era stato sostituito da qualcosa che ancora oggi non sembra essere un partito. Gavino Angius rientrò con la volontà di lavorare per l'adesione al PSE. Ma ben presto si è capito che il PD andava in una direzione diversa. Nonostante tutto oggi il PD è un partito del socialismo europeo. Ma solo sull'etichetta. Di fatto, le sue politiche non sono di impronta socialista.Molti problemi annunciati dall'allora mozione Angius, sono ancora nodi da sciogliere nel PD nazionale e, a caduta, in quello regionale e provinciale. I circoli cittadini poi, lasciamoli perdere.Ho raccolto l'invito di Ignazio Mazzoli e di unoetre.it per cercare di coniugare la passione per la scrittura, per il giornalismo e per la politica. Per questo cerco di scrivere e commentare, sempre cercando di essere obiettivo, e allo stesso tempo critico, trattando i fatti della politica provinciale nell'area nord della provincia di Frosinone, in particolare ad Anagni.

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