LeD 350-260di Valerio Ascenzi – Le elezioni provinciali a Frosinone sono finite. Fortunatamente. L’eliminazione di un livello di democrazia, in questo come in altri capoluoghi italiani, ha prodotto dei veri e propri mostri. Alleanza atipiche, tali che qualche anno fa si potevano attribuire alla fantapolitica, oggi appartengono alla realtà. Nuovo centro destra che va con un pezzo di Pd, al quale si aggrega un pezzo di Forza Italia e Led (i fuoriusciti da Sel), il tutto a sostegno di Antonio Pompeo. Un pezzo di Pd che prima tenta l’alleanza con Forza Italia, per sostenere Gianfranco Schietroma, ma che, dopo il ritiro di questi, va con il Psi e con quel che resta della sinistra frusinate per sostenere il giovane Enrico Pittiglio, sulle cui spalle si son volute, a nostro avviso, caricare troppe responsabilità.
Oggi riflettiamo su un aspetto marginale ma non secondario della scena politica provinciale. Led andrà col Pd? Oppure no? Purtroppo Led non sta per “Light Emitting Diode”, e per questo a nostro avviso questa luce non si accenderà. Liberta e diritti – Socialisti Europei, questo il nome per esteso di questo raggruppamento, ha come vertice il deputato Nazzareno PIlozzi, ex sindaco di Acuto, ex rappresentante della Mozione Mussi all’ultimo congresso dei Democratici di Sinistra, nemico – politicamente parlando – di Francesco De Angelis, nei DS prima, nel PD oggi.
Che questo gruppo a livello locale possa rappresentare qualcosa, è tutto da dimostrare. Di fatto i consiglieri eletti nei comuni ciociari, che fanno capo al movimento di Gennario Migliore, sono già nel Pd: avendo votato Pompeo sono di fatto in questo grande calderone che Renzi continua a chiamare partito per tenere buoni quei pochi militanti che restano. Non c’era da meravigliarsi che questo pezzo di sinistra si schierasse con il centrodestra: questa scelta ha poco a che fare con la politica.
Uno dei tanti motivi che portano Pilozzi a stare insieme a Forza Italia e Nuovo centro destra, è dato dalle antiche ruggini che ci sono tra lui e De Angelis. E per queste antiche ruggini, giustamente, si è preferito dare la Provincia in mano ad alcuni di quelli che sono stati gli elettori della Polverini. Che dire? Grazie.
Pompeo ha voluto per forza di cose candidarsi, Scalia che lo ha sostenuto ha voluto per forza andare allo scontro con De Angelis. Il candidato in famiglia non si poteva trovare: semplicemente perché questo non è un partito, non è una grande famiglia, è un gruppo di personaggi politici che si sono ritrovati nello stesso posto, ma hanno in mente dinamiche vecchie, trite e ritrite che del concetto di fondo, sul quale è stato fondato il Pd non hanno acquisito nulla.
Tornando a quelli di Led. Si dice che passeranno con il Pd perché se non vanno ora con il Pd perderanno l’elettorato. Ma quale elettorato? In parlamento sono stati eletti quando erano in Sel in coalizione con il Pd, arrivando al 3,5% circa. (Grazie al premio di maggioranza vinto da quella coalizione che molti risultano eletti, altro che elettorato da perdere) Quindi: a quali elettori devono rendere conto? Ci stiamo chiedendo, fin dal 2009, il motivo per cui quando Sel poteva fare qualcosa, per arrivare intorno al 10 % non lo ha fatto.
Vendola, frenato prima di tutto dai suoi stretti collaboratori, non ha voluto superare Sel come soggetto politico, ne per collaborare col Pd ne per entrare nel Pd per costituire un’area di sinistra, che all’epoca sarebbe stata sicuramente migliore di quello che sta facendo oggi Civati: il can che abbaia, ma non morde. Ma nel luglio del 2009, agli Stati generali delle Fabbriche di Nichi, lo affermò con forza nella relazione finale. Poi il partito è andato avanti sempre col freno a mano tirato e non si comprende il motivo.
Poi sono arrivati gli scandali Ilva e sulla sanità pugliese. Nei quali Vendola non c’entra nulla, di fatto, ma sui media è stata portata avanti un’opera denigratoria tale che oggi Vendola viene descritto con la solita frase: “Eh… ma pure lui, mica è tanto buono!”.
Si dice che entreranno nel Pd per cercare di cambiare il baricentro del partito, spostarlo a sinistra, magari infoltirlo con nuovi militanti. Ma dove? Un partito che perde più di quattrocentomila tesserati, come può essere cambiato dall’entrata di pochi deputati e pochi militanti a seguito?
Siamo di fronte all’ennesima migrazione, da parte di deputati che sentono traballare la sedia sotto il fondoschiena. Il Pd di Renzi, non è un soggetto politico che può essere cambiato. A meno che, il segretario premier, che non fa né l’uno né l’altro, venga mandato a casa.

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Di Valerio Ascenzi

Sono nato ad Anagni il 25 giugno del 1977. Dal 1998 seguo la cronaca locale e provinciale. Dal 2001 sono iscritto all'ordine dei Giornalisti, elenco pubblicisti. Ho iniziato a lavorare per Ciociaria Oggi, per poi passare a Il Messaggero (cronaca di Frosinone), il Tempo (sempre di Frosinone) e poi al Quotidiano di Frosinone, giornale che ha avuto vita brevissima, esperienza a tratti positiva, ma conclusasi male a causa del fallimento del giornale. In ambito giornalistico e comunicativo ho lavorato in alcune iniziative editoriali romane e nazionali, accostandomi anche al mondo del foto-giornalismo.Ho alle spalle un percorso di studi lungo, poiché "travagliato". Era il 1997. I primi due anni di università li ho trascorsi nella facoltà di Farmacia presso La Sapienza. Già dopo il primo anno ho avvertito l'esigenza di cambiare. L'ho fatto poi iscrivendomi a Scienze della Comunicazione, sempre alla Sapienza, facoltà in cui avevo trovato la mia dimensione. Ma dovendo lavorare contemporaneamente – supplenze nella scuola pubblica e incarichi presso il Convitto Principe di Piemonte di Anagni - ho rallentato gli studi e li ho interrotti un paio di volte. Studiando e lavorando ho preparato due concorsi di abilitazione all'insegnamento – vinti entrambi. Oggi insegno nella scuola primaria, in provincia di Roma. Dopo aver preso il ruolo nel 2007, ho deciso di concludere il percorso universitario. Ho una laurea magistrale in Teorie e tecniche della comunicazione e dell'informazione, conseguita nel 2013 con una tesi in semiotica narrativa e storytelling: un lavoro meticoloso portato avanti per circa diciotto mesi, iniziato (e lasciato aperto) per garantire a me stesso una sorta di riqualificazione in un diverso settore della scrittura (la narrativa e lo screenwriting: la sceneggiatura). Del resto il giornalismo in questa provincia non dà più da mangiare a nessuno. In questi ultimi anni ho compreso che una formazione superiore non basta. Non basta neanche una laurea. Per questo ho ripreso a studiare di nuovo, iscrivendomi ad un master e non so se mi fermerò dopo.Scrivo per passione e da più di dieci anni faccio politica per passione. Dopo aver preso la tessera dei Democratici di Sinistra, sono divenuto per un paio di anni segretario di Anagni. Un traghettatore: nel 2007 siamo entrai nella fase costituente del PD. Avendo aderito alla mozione critica promossa da Gavino Angius, all'ultimo congresso dei DS, per restare coerente con la nostra linea (quella di lavorare per un PD iscritto al PSE) sono uscito con tutto il gruppo, dopo la totale indifferenza per le nostre proposte da parte dell'allora maggioranza guidata da Fassino. Il percorso politico da allora è stato sempre più difficile. Un'area politica, socialista democratica, realmente di sinistra, in Italia non è ancora nata. Nel 2008 ho seguito Angius nella costituente del PSI. Sono stato candidato alle elezioni politiche lo stesso anno. Il PSI non raggiunse neanche l'1%. L'esperienza con i socialisti non è stata positiva, non ne conservo un buon ricordo, soprattutto per il fatto che la struttura di quel partito non aveva nulla a che fare con la nostra cultura politica, fatta di partecipazione, discussione, analisi dei problemi e condivisione delle idee. Siamo rientrati a metà del 2009, insieme a Gavino Angius nel PD. Essendo noi una voce critica, ma piccola piccola, ci siamo resi conto del fatto che nel frattempo quel partito, i DS, non c'era più ed era stato sostituito da qualcosa che ancora oggi non sembra essere un partito. Gavino Angius rientrò con la volontà di lavorare per l'adesione al PSE. Ma ben presto si è capito che il PD andava in una direzione diversa. Nonostante tutto oggi il PD è un partito del socialismo europeo. Ma solo sull'etichetta. Di fatto, le sue politiche non sono di impronta socialista.Molti problemi annunciati dall'allora mozione Angius, sono ancora nodi da sciogliere nel PD nazionale e, a caduta, in quello regionale e provinciale. I circoli cittadini poi, lasciamoli perdere.Ho raccolto l'invito di Ignazio Mazzoli e di unoetre.it per cercare di coniugare la passione per la scrittura, per il giornalismo e per la politica. Per questo cerco di scrivere e commentare, sempre cercando di essere obiettivo, e allo stesso tempo critico, trattando i fatti della politica provinciale nell'area nord della provincia di Frosinone, in particolare ad Anagni.

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