nichi vendola 350-260

nichi vendola 350-260di Antonella Necci – Sono passati solo sei giorni, 144 ore ci dividono dalla chiusura dei lavori della prima Assemblea Nazionale di Libertà e Diritti, nome in codice LED. Da domenica pomeriggio, giorno di chiusura dei lavori non si sono placati dubbi, polemiche, incertezze, false prese di posizione da parte di quella componente politica facente capo a Nazzareno Pilozzi, ex parlamentare SEL nell’attuale legislatura e che ora, seguendo Gennaro Migliore, è, non solo all’interno di LED, ma si dichiara, e con lui tutti i componenti dell’associazione in questione, come facente parte, del PD e dell’area renziana.
La motivazione è nobile in sè, poiché si unisce all’ideale di un socialismo europeo che superi tutti i limiti del provincialismo ancora insito nei partiti italiani, e che dia voce e aiuto a chi non ha forza e voce per lottare. Nobili parole accompagnate da altrettanto poco nobile incoerenza politica.
Se si ritiene Renzi colui che porterà l’Italia fuori dai ristretti confini del suo provincialismo ha sbagliato in pieno la propria analisi politica. Già nel modo di agire in politica estera ci sono i chiari limiti del Renzismo. Due pesi e due misure nell’esigere che i conti tornino per stati “minori”, secondo lui e Hollande, tempi di attesa più lunghi quando si parla del proprio stato, seguendo a ruota la presa di posizione del paese meno a rischio di bancarotta come è la Francia. Una politica bullistica che garba poco ad altri leaders europei. È come se si facesse il muso duro in Europa con il ricatto fatiscente di avere voce in capitolo negli affari esteri, per estorcere riforme sempre più totalitarie e sempre a scapito dei medesimi lavoratori, ai quali pone anche un cappio al collo chiamato ” licenziabilità se la produttività non è adeguata”. Termine che si può ormai applicare sia nell’impiego pubblico che in quello privato.
Quando i parlamentari di LED dicono di voler dar voce a coloro che un lavoro non ce l’hanno più e a coloro che non l’hanno mai avuto non si rendono conto che si stanno alleando proprio con chi vuole creare una maggiore destabilizzazione nel mondo del lavoro, e tutto perché la Politica non poggia su alcuna base concreta, ma è totalmente eradicata dal lavoro stesso.
La teoria è, e sarà sempre più separata dalla pratica. Metaforicamente si può parlare del medico che dedicherà la sua vita alla teorica ricerca scientifica, ma al quale mancherà sempre l’aspetto fondamentale della sua professione: la quotidianità della vita in una corsia d’ospedale, con casi difficili o disperati da fronteggiare.
Così le scelte di Pilozzi lo stanno portando lontano dalla realtà ciociara per lanciarlo su piattaforme politiche apparentemente più nobili, ma in realtà molto instabili. E tutti coloro che un tempo lo consideravano un saldo punto di riferimento, si ritrovano a dover scegliere, o almeno cercare di intravedere un nuovo percorso politico, che, sia pur invaso dal senso di cambiamento, non sia tanto in contrasto con la propria ideologia di uomini di sinistra. Così il travaglio amletico dei tanti che hanno creduto sia in Migliore che in Pilozzi è accompagnato dalla consapevolezza dell’atto di vigliaccheria dei medesimi nei confronti di chi ha creduto in loro e si è fidato delle loro risposte ai propri dubbi politici.
Nelle ultime elezioni Provinciali i pochi assessori comunali dei grandi comuni e quelli provinciali facenti capo a SEL hanno disatteso le direttive indicate dal segretario SEL Giuseppe Fortuna di appoggiare la candidatura di Enrico Pittiglio e hanno votato compatti per Antonio Pompeo, incrementando la spaccatura già operatasi con l’abbandono di Pilozzi, ex punto di riferimento SEL e che proprio in queste provinciali si era apertamente schierato con Pompeo.
Una frattura che non sarà facile risanare. Un’ulteriore presa di posizione che ha tenuto conto dell’opportunismo politico e che ha spostato un numero di aderenti a SEL pericolosamente verso la sua destra.
Occorre un segnale forte, che, per ora, l’unico che è in grado di darlo tace. Sempre più convinto che andarsene via dall’Italia e vivere in Canada sia la soluzione più giusta per superare il tradimento degli amici, i guai giudiziari, il ridimensionamento del suo partito.
Serve un leader che dia un segno forte e che faccia capire come ritornare in carreggiata.
Questo leader ci sarebbe, e in altre occasioni ha dimostrato la sua competenza. La sua capacità concreta di analisi politica non si può vanificare sotto i colpi evanescenti del Renzismo.
Serve un leader che torni a far capire quali scelte operare per essere ancora Sinistra. Concretamente. Con più forza. Senza tanti ripensamenti.

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Di Antonella Necci

Sono Antonella Necci nata a Roma vivo a Roma e insegno lingua e civiltà inglese in un liceo ad indirizzi classico e linguistico. Sono appassionata di storia e filosofia ma voglio provare ad iscrivermi nuovamente all'università. Ho intenzione di ricominciare a studiare per diventare medico, se mi riesce. È sempre stato il mio sogno ma per pigrizia non mi sono voluta misurare con il lavoro da affrontare con la facoltà di medicina.Cos'altro aggiungere? Non mi piace parlare di me!Ah una cosa però la voglio dire: il mio regista preferito è Ken Loach e spero tanto che vinca la Palma d'oro a Cannes visto che presenta un film di connotazione prometeutica!

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