di Valerio Ascenzi – Le elezioni provinciali a Frosinone sono finite. Fortunatamente. L’eliminazione di un livello di democrazia, in questo come in altri capoluoghi italiani, ha prodotto dei veri e propri mostri. Alleanza atipiche, tali che qualche anno fa si potevano attribuire alla fantapolitica, oggi appartengono alla realtà. Nuovo centro destra che va con un pezzo di Pd, al quale si aggrega un pezzo di Forza Italia e Led (i fuoriusciti da Sel), il tutto a sostegno di Antonio Pompeo. Un pezzo di Pd che prima tenta l’alleanza con Forza Italia, per sostenere Gianfranco Schietroma, ma che, dopo il ritiro di questi, va con il Psi e con quel che resta della sinistra frusinate per sostenere il giovane Enrico Pittiglio, sulle cui spalle si son volute, a nostro avviso, caricare troppe responsabilità.
Oggi riflettiamo su un aspetto marginale ma non secondario della scena politica provinciale. Led andrà col Pd? Oppure no? Purtroppo Led non sta per “Light Emitting Diode”, e per questo a nostro avviso questa luce non si accenderà. Liberta e diritti – Socialisti Europei, questo il nome per esteso di questo raggruppamento, ha come vertice il deputato Nazzareno PIlozzi, ex sindaco di Acuto, ex rappresentante della Mozione Mussi all’ultimo congresso dei Democratici di Sinistra, nemico – politicamente parlando – di Francesco De Angelis, nei DS prima, nel PD oggi.
Che questo gruppo a livello locale possa rappresentare qualcosa, è tutto da dimostrare. Di fatto i consiglieri eletti nei comuni ciociari, che fanno capo al movimento di Gennario Migliore, sono già nel Pd: avendo votato Pompeo sono di fatto in questo grande calderone che Renzi continua a chiamare partito per tenere buoni quei pochi militanti che restano. Non c’era da meravigliarsi che questo pezzo di sinistra si schierasse con il centrodestra: questa scelta ha poco a che fare con la politica.
Uno dei tanti motivi che portano Pilozzi a stare insieme a Forza Italia e Nuovo centro destra, è dato dalle antiche ruggini che ci sono tra lui e De Angelis. E per queste antiche ruggini, giustamente, si è preferito dare la Provincia in mano ad alcuni di quelli che sono stati gli elettori della Polverini. Che dire? Grazie.
Pompeo ha voluto per forza di cose candidarsi, Scalia che lo ha sostenuto ha voluto per forza andare allo scontro con De Angelis. Il candidato in famiglia non si poteva trovare: semplicemente perché questo non è un partito, non è una grande famiglia, è un gruppo di personaggi politici che si sono ritrovati nello stesso posto, ma hanno in mente dinamiche vecchie, trite e ritrite che del concetto di fondo, sul quale è stato fondato il Pd non hanno acquisito nulla.
Tornando a quelli di Led. Si dice che passeranno con il Pd perché se non vanno ora con il Pd perderanno l’elettorato. Ma quale elettorato? In parlamento sono stati eletti quando erano in Sel in coalizione con il Pd, arrivando al 3,5% circa. (Grazie al premio di maggioranza vinto da quella coalizione che molti risultano eletti, altro che elettorato da perdere) Quindi: a quali elettori devono rendere conto? Ci stiamo chiedendo, fin dal 2009, il motivo per cui quando Sel poteva fare qualcosa, per arrivare intorno al 10 % non lo ha fatto.
Vendola, frenato prima di tutto dai suoi stretti collaboratori, non ha voluto superare Sel come soggetto politico, ne per collaborare col Pd ne per entrare nel Pd per costituire un’area di sinistra, che all’epoca sarebbe stata sicuramente migliore di quello che sta facendo oggi Civati: il can che abbaia, ma non morde. Ma nel luglio del 2009, agli Stati generali delle Fabbriche di Nichi, lo affermò con forza nella relazione finale. Poi il partito è andato avanti sempre col freno a mano tirato e non si comprende il motivo.
Poi sono arrivati gli scandali Ilva e sulla sanità pugliese. Nei quali Vendola non c’entra nulla, di fatto, ma sui media è stata portata avanti un’opera denigratoria tale che oggi Vendola viene descritto con la solita frase: “Eh… ma pure lui, mica è tanto buono!”.
Si dice che entreranno nel Pd per cercare di cambiare il baricentro del partito, spostarlo a sinistra, magari infoltirlo con nuovi militanti. Ma dove? Un partito che perde più di quattrocentomila tesserati, come può essere cambiato dall’entrata di pochi deputati e pochi militanti a seguito?
Siamo di fronte all’ennesima migrazione, da parte di deputati che sentono traballare la sedia sotto il fondoschiena. Il Pd di Renzi, non è un soggetto politico che può essere cambiato. A meno che, il segretario premier, che non fa né l’uno né l’altro, venga mandato a casa.
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