di Donato Galeone – Agli eletti Dc il 20 giugno 1976 nei Gruppi Parlamentari. Sintesi dei discorsi di Zaccagnini e Andreotti. Lettera di Donato Galeone a Giulio Andreotti. Tra i mesi di luglio-settembre furono intensissimi le relazioni tra forze politiche democratiche a seguito del risultato elettorale del 20 giugno 1976 per il rinnovo del Parlamento italiano. L’incontro congiunto dei Deputati e Senatori della DC, convocati dal Segretario del Partito Benigno Zaccagni e presente il Presidente del Consiglio del Ministri Giulio Andreotti – scaturiva da un vigoroso impegno che doveva animare tutto il Partito per ridare e rafforzare sia uno slancio ideale che il vigore politico alla sua azione, tanto nella società quanto nelle istituzioni.
Benigno Zaccagnini – Segretario Nazionale della Democrazia Cristiana – “Per questo rinnovato impegno – disse Zaccagnini – siamo chiamati tutti a dare un contributo sempre più incisivo e armonico alle strutture politiche-organizzative che operano nella società, partendo dai Gruppi Parlamentari, dal momento che sia le une che gli altri sono espressioni essenziali per la definizione e l’attuazione della linea politica della Democrazia Cristiana”.
Zaccagnini, richiamando la Costituzione, ricordava che è stato consentito nell’arco di trenta anni di mantenere attiva sia nel Parlamento che nel Paese una vigorosa e costruttiva dialettica democratica, pur in presenza di situazioni politiche molto diverse l’una dall’altra.
Riferendosi al risultato elettorale del 20 giugno affermava che “l’attuale situazione politica e parlamentare impone alla DC un impegno parallelo per far fonte ai più pressanti problemi della società e, per qualificare la sua azione politica sulla base del suo carattere di grande Partito popolare, ha una sua visione originale dei problemi socio-economici e dello sviluppo civile e democratico del Paese”.
“Ciò comporta – sottolineava Zaccagnini – un tipo di azione marcata, sempre di più, da un alto grado di efficienza delle strutture che non devono sottrarsi all’obbligo primario – inderogabile – di far derivare l’azione pratica da ferme motivazioni ideali a tutti i livelli e in tutte le sue componenti del Partito”.
Tra questi ideali, per la DC, sono prioritarie l’esercizio effettivo dei diritti democratici e l’attuazione della Costituzione la cui difesa ed espansione ha marcato tutte le sue battaglie e anche quella che oggi combatte nel Paese dando “pieno appoggio – come Partito e come Gruppi Parlamentari – al Governo guidato da Giulio Andreotti.”
“Una battaglia – concludeva Zaccagnini – dalla quale noi non intendiamo pregiudizialmente escludere nessuno, ma che richiede – per essere condotta insieme – di rispondere prima di tutto al valore dell’uomo anziché a quello della propria egemonia sulla società o a quello della classe che lo vorrebbe realizzare”
Giulio Andreotti – Presidente del Consiglio dei Ministri – Andreotti, riprendendo e condividendo le motivazioni politiche di Zaccagnini, affermava e sottolineava che se è vero che il “monocolore da lui guidato è espressione della nuova situazione politica creata dal voto del 20 giugno” è anche vero che esso è il segno del recupero da parte della DC di un ruolo politico attivo che molti, prima del 20 giugno, davano con certezza finito.
Ecco – sottolineava Andreotti – che “incombe il dovere del Partito di impegnarsi per la soluzione dei problemi attuali e in pari misura quello di elaborare una incisiva strategia a medio e lungo termine”.
“Cosi come è essenziale – ricordava Andreotti – “il riconoscere la posizione centrale del Parlamento senza indulgere a confuse condiscendenze verso gli avversari ma educare la Nazione all’autentica democrazia”.
Avviandosi verso la conclusione del suo discorso ai Parlamentari DC, il Presidente Andreotti evidenziava che vi erano due pericoli da evitare: il primo è la pretesa di veder risolti subito una serie di problemi che non è stato possibile fronteggiare in passato e l’altro è l’errore di lasciarsi fuorviare – in positivo o in negativo – da momentanei stati di segno positivo o di accentuate difficoltà.
Andreotti concludeva il suo discorso evidenziando l’esigenza di recuperare un’alta produttività nel sistema delle imprese e nell’amministrazione pubblica così come è necessario il riequilibrio valutario e commerciale per la riduzione del debito pubblico, quali obiettivi – ieri come oggi – di un ordinato e graduale sviluppo civile e sociale del Paese e affermava che ” questa visione di rinnovamento deciso non ci viene dettata dalla necessità di conservare al Governo la non belligeranza del Parlamento” e aggiungeva con fermezza che ” non sapremmo cosa farcene di una sopravvivenza che impedisse di passare dalle analisi e dalla individuazione dei mali ad un organico cammino di correzione e di ripresa”.
Mia lettera del 30 luglio 1976 a Giulio Andreotti
Corrispondenza Galeone-Andreotti – clicca per ingrandireA pochi giorni dai risultati elettorali del 20 giugno 1976 ricevo un libro “De Gasperi Uomo solo” con questa dedica: all’amico Donato Galeone, con l’augurio che il 1976 sia una tappa iniziale Giulio Andreotti – 28 giugno 1976 “
Nel ringraziare, subito, per il gradito pensiero del libro ricevuto, il 30 luglio invio una lettera personale a Giulio Andreotti evidenziando “che era apprezzabile la posizione politica unitaria assunta dal Partito, sostenuta come non mai in questa difficile prova per la democrazia italiana, appena cominciata, nel confronto col più forte Partito comunista d’Europa”.
Sottolineai le prevedibili e le tante interpretazioni del nuovo fatto politico, comprese quelle dello stesso PCI, sul voto di fiducia al Governo, ma ritenevo che “contava molto di più, in questa evoluzione del quadro politico, il massimo impegno per il recupero più vero del Paese con forze reali e popolari – disponibili – che sono la base della prospettiva democratica e della graduale ripresa economica italiana” E aggiunsi “che la verifica dell’attività di Governo sarà fatta, giorno dopo giorno,nel Paese oltre che nel Parlamento”.
Quella mia lunga lettera terminava col pensare ad un personale suo gradimento sia nei contenuti della lettera stessa che per l’essergli vicino nell’impegno assunto a servizio del Paese anche con la guida del Governo.
Il 20 agosto 1976, ricevo un gradito riscontro, mi ringrazia per la lettera e ricambia affettuosi saluti “sperando di vederci presto”.
(DG)
23 giugno 2014
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