ucraina crisi russia operazione lanciata 350

 

Fra atlantismo ed europeismo non deve esserci identificazione

di Aldo Pirone
 ucraina crisi russia operazione lanciata 350L’invasione russa dell’Ucraina attuata da Putin ha colto l’Unione europea in braghe di tela, come suole dirsi, attaccata alla canna del gas di Gazprom da una parte e a quella militare della Nato a direzione americana dall’altro.

L’aggressione di Putin è grave, riporta la guerra nel cuore d’Europa, mostra al mondo intero cos’è il nazionalismo grande russo e quanto esso sia pericoloso perché in possesso di armamento atomico. Ha cambiato in pochi giorni le priorità dell’Europa se non del mondo. Non è qui il caso di ripetere quanto il risveglio aggressivo dell’Orso russo sia stato progressivamente sollecitato dagli errori occidentali dall’89 in poi, con l’espansione della Nato e le fallimentari guerre angloamericane in medio Oriente all’insegna dell’ “esportazione della democrazia” occidentale finite nella rotta vergognosa in Afghanistan dell’estate scorsa ecc. Il tutto all’ombra di una supremazia statunitense nel mondo che gli americani hanno creduto ormai assodata per sempre dopo l’implosione dell’Urss e del “socialismo reale”.

L’imperativo dell’ora è fermare la guerra, sconfiggere l’aggressore, preservare l’integrità territoriale dell’aggredito, tornare al negoziato e alla pace.
Ma per l’Europa si pone con urgenza il salto a un soggetto politico democratico e solidale e a una propria e autonoma forza militare difensiva. L’azione di Putin nel tempo medio breve potrebbe innescare nell’Unione europea qualcosa di simile a ciò che innescarono oltre un millennio fa Maometto e la conquista araba del Mediterraneo, cioè la realizzazione dell’unità europea sotto Carlo Magno e la dinastia carolingia. Putin potrebbe essere per l’Unione europea, mutatis mutandis, il Maometto dell’epoca attuale.

Quattro sono le questioni su cui concentrare l’attenzione.

Primo. Da subito occorrerebbe procedere all’unificazione di una comune politica energetica che sottragga la Comunità europea a un unico grande fornitore di gas, tanto più se esso ha il volto di Putin. L’obiettivo strategico della diversificazione dei fornitori e dell’aumento delle fonti rinnovabili è divenuto più urgente. Al tempo stesso l’Ue dovrebbe puntare decisamente, nel medio periodo, ad accelerare i tempi per la realizzazione dell’energia da fusione nucleare mettendo da parte ogni strumentale riproposizione di quella da fissione nucleare.

Secondo. Unificazione vera della politica estera. Deve scomparire il balletto visto in questi giorni di leader e ministri degli esteri dei singoli paesi europei che vanno in processione dall’autocrate russo, anche se animati dalle migliori intenzioni di questo mondo. L’Unione europea deve poter parlare con un’unica voce.

Terzo. È urgente realizzare una difesa europea anche nucleare (la Francia già ce l’ha) che renda obsoleta la Nato. La Russia o chiunque nel mondo, per esempio la Cina ma anche gli Stati Uniti, dovrebbero in futuro confrontarsi con un’Unione europea dotata di un proprio armamento e di proprie forze armate. Senza di ciò, l’Unione rimane sempre un nano politico nonostante la sua forza economica. Se la Difesa comune fosse stata già una realtà, probabilmente il discorso con la Russia oggi sarebbe diverso.

Quarto. Tutto questo potrebbe essere pericoloso – un altro soggetto armato con testate nucleari tra i tanti che infestano ilpro Ucraina Milano 370 pianeta – se non fosse saldamente legato a due altri elementi costitutivi dell’unità europea: la democrazia sociale e progressista fondata sullo stato di diritto e la politica di pace in un’Europa né antiamericana né antirussa. A questo proposito occorre stabilire che gli Stati, in particolare oggi quelli dell’est europeo già facenti parte dell’Urss o del Patto di Varsavia (dagli Stati baltici alla Polonia, dalla Cekia e Slovacchia all’Ungheria, dalla Romania alla Bulgaria ecc.), non possano far parte dell’Unione europea e della sua Difesa comune se non aderiscono pienamente ai valori sociali e solidaristici europei e allo stato di diritto, espungendo da sé ogni nazionalismo sovranista e revanchista e ogni tentazione alla “democratura” illiberale.

La questione da come l’Europa esce dal conflitto con la Russia di Putin in Ucraina, dunque, non è per nulla secondaria. L’alternativa in prospettiva è fra un atlantismo impersonato dalla Nato che non va per il sottile riguardo ai suoi aderenti antidemocratici (vedi la Turchia di Erdogan, l’Ungheria di Orbàn, la Polonia di Morawiecki ecc.) e che tiene soggiogata l’Unione europea agli interessi statunitensi – con tutte le incertezze che riguardano la tenuta della democrazia americana (il trumpismo dei repubblicani) – e un europeismo democratico e solidale, da realizzare, che si propone di svolgere un ruolo di pace sul piano globale e con i propri vicini. E ciò ha un valore anche nell’immediato per ciò che riguarda le soluzioni per salvaguardare l’integrità dell’Ucraina e fermare l’aggressore.

Non a caso oggi a eccitarsi sono gli atlantisti anche quelli che furono gli esaltatori e gli ammiratori di Putin fino a ieri (Berlusconi, Salvini, Meloni) ma anche quelli che rimpiangono l’atlantismo della vecchia cara guerra fredda.

Fra atlantismo ed europeismo non c’è identificazione.

 

 

 

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Di Aldo Pirone

Aldo Pirone. Vive a Roma

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