CRONACHE&COMMENTI
A Bettini basta il Pd della “stabilità”.
di Aldo Pirone
Dopo Franceschini a esibirsi nel politicismo, in questo caso malattia senile del post comunismo, è Goffredo Bettini. L’ha fatto venerdì scorso in un colloquio-intervista a firma di Carmelo Caruso sul giornale più adatto alla bisogna: “Il Foglio” di Giuliano Ferrara e Claudio Cerasa. Questi pezzi giornalistici, di solito, dove si mischiano cose personali e politiche, sono avvilenti. “Confida – riferisce l’intervistatore – che se mangia, e male, di notte, ‘sogno allora un’assemblea che mi volta le spalle’ e che se è felice, ‘sogno un’assemblea che mi applaude’ … Nel corso degli anni mi hanno offerto di tutto. Anche il ministro della Funzione pubblica. Ho sempre rifiutato ringraziando … Io non mi sono consumato con il potere. Non mi sono ammalato della sindrome del pallone aerostatico” e via confessando.
Bettini nel Pd si sente in confidenza politica con “Dario Franceschini, Andrea Orlando, Nicola Zingaretti” e, ovviamente, con Letta di cui dice un gran bene. Il Pd, secondo lui, è diventato, dopo l’elezione di Mattarella al Quirinale, “l’architrave” del sistema democratico. “E’ d’accordo – domanda Caruso – che nel Pd siete antipatici?” Risposta: “Lo siamo sembrati. E siamo passati come il partito dell’establishment. Oggi dobbiamo essere il partito della stabilità. Gli elettori hanno sempre bisogno della `forza’ “. Insomma, a voler essere buoni, acqua passata, Il popolo non li ha capiti. Il fatto che la maggioranza degli operai voti Salvini e Meloni e che la metà degli italiani non vada a votare non sfiora la mente del “pensatore” dem. I referendum sulla giustizia non lo inquietano, sono “trasversali”, dice. “Sarò tra quelli – promette – che contribuiranno a fare superare questo timore”. Infatti, alcuni li ha pure firmati: legge Severino, custodia cautelare, separazione delle carriere. A inquietarlo, invece, è la Meloni perché “illiberale”. Allarme Fascismo?, gli domanda Caruso. “Quella è una polemica stantia” (sic!) replica . Vorrebbe una legge elettorale proporzionale anche per dare modo alla Lega di Salvini di sganciarsi dalla destra nostalgica e nazionalista. Dei cespugli centristi (Calenda, Renzi, Bonino) vede l’incapacità a divenire “la gamba liberale, di stampo azionista. Quello che è stato in passato il Partito repubblicano di La Malfa, di Visentini e Spadolini”. Però, ci spera, restando in trepida attesa. Del M5s e di Conte ne parla al passato. “Ha avuto una funzione importante. Ha collegato il M5s al campo democratico, accompagnato la sua trasformazione da forza antieuropeista a forza europeista e accettato di rimanere al governo con Draghi”. Come diceva la canzone: “C’eravamo tanto amati per un anno e forse più, c’eravamo poi lasciati, non ricordo come fu”. Dell’alleanza progressista non fa più parola.
Ma sulla Lega va al di là dei desiderata di Franceschini che la vuole europeista, ma per esserle alternativo, salvo imprevisti. Reminiscenze morotee mal digerite sulla “democrazia scorrevole” ai tempi della “democrazia bloccata”, della “conventio ad excludendum contro il Pci” e del “compromesso storico” di Berlinguer. No, Bettini getta il cuore oltre l’ostacolo e, dice, se alle prossime elezioni politiche sarà pareggio con la Lega, “Come in Germania si tenterebbe la strada della grande coalizione con un compromesso trasparente. Salvini ha l’occasione di fare della Lega con pezzi di Fi, l’equivalente del Pd nel campo della destra”. Insomma due pilastri: Pd da una parte e Lega più Fi dall’altra, con Draghi sullo sfondo. Convergenti in un grande centro; altro che i cespuglietti di Renzi, Calenda, Bonino e l’eterno Mastella.
Di puntare a vincerle le elezioni spostando i rapporti di forza nel paese, manco per idea. Riconquistare a tal fine il voto operaio e delle fasce popolari, neppure. Dare al Pd un netto profilo di sinistra e progressista, men che meno, a parte il flebile lagno del “partito che tocca con mano la fatica del vivere”. A Bettini basta il Pd della “stabilità”. Mentre la sinistra dovrebbe, com’era d’uso una volta, ambire al “cambiamento” per diminuire le disuguaglianze, valorizzare il lavoro, aumentare i salari, implementare il welfare, combattere il degrado dell’ambiente ecc..
Evidentemente Bettini ha mangiato male la sera prima di interloquire con Caruso.

Aldo Pirone, redattore di malacoda.it
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