Letta Mieli LiberoQuotidiano 390 min

CRONACHE&COMMENTI

“Non farsi sopraffare dall’Atlantismo Nato di lorsignori”

di Aldo Pirone
Letta Mieli LiberoQuotidiano 390 minL’altro ieri è sceso in campo in favore dell’Atlantismo Nato il massimo portavoce nella carta stampata dell’establishment italiano: Paolo Mieli. Erige, sul “Corriere della sera”, a suo eroe il segretario del Pd Enrico Letta. L’esponente dem, infatti, in un’ intervista su “La Stampa” di venerdì scorso, aveva rigettato, sbagliando, la tesi che la Nato allargandosi a est dopo la dissoluzione dell’Urss aveva contribuito a risvegliare il nazionalismo grande russo di Putin, fornendo all’autocrate russo qualche pretesto per coprire la sua aspirazione a rifare la Grande Russia. “Quello che è successo – ha detto Letta – dimostra che la Nato doveva fare entrare l’Ucraina prima” aggiungendo “Abbiamo integrato l’Europa centroorientale, Budapest, Vilnius, Varsavia, non possiamo tornare indietro”. Dando così ragione ai pretesti di Putin.

Mieli aveva già spiegato a modo suo gli antecedenti che avevano portato alla marcia della Nato verso est inglobando ben quindici repubbliche sovietiche dal ’99 in poi senza che Putin, osserva, battesse ciglio. Io, per la verità, ne ho contato 14 di cui alcune non facenti parte del vecchio Patto di Varsavia e alcune, come gli Stati baltici, parte integrante dell’Urss. Ma questi per Mieli sono “dettagli” che, però, non dovrebbero sfuggire a un giornalista sedicente osservatore e storico obiettivo. Imbarazzante, per non dire esilarante, la negazione dell’impegno occidentale preso con Gorbaciov, “fantomatico” dice, a non far avanzare la Nato oltre l’Oder, dopo la pubblicazione qualche giorno fa di un documento in tal senso da parte del tedesco “Der Spiegel”.

Secondo Mieli “i fatti di questi giorni dimostrano che la Nato è un presidio della democrazia in Europa”. Di conseguenza ha, per citare un libro di Gassman, “un grande avvenire dietro le spalle”. Cioè, non è stata parte del problema ma ne è la soluzione. Non turba minimamente l’animo di Mieli che di questo “presidio” facciano parte il turco Erdogan, il polacco Morawiecki, l’ungherese Orbàn ecc. i quali, com’è noto, sono nei loro paesi campioni di libertà. Insomma, Nato e Atlantismo forever. Che la vicenda ucraina sia avvenuta, tra i tanti errori e sottovalutazioni occidentali, anche per un deficit politico e anche di autonomia militare dell’Unione europea e che è su questo che bisognerebbe applicarsi per eliminarlo con animo democratico. Dicendo anche ai paesi dell’est che non si sta nell’Unione se si è proclivi alle “democrature” illiberali e al nazionalismo revanchista, al columnist principe del “Corrierone” non passa neanche per l’anticamera del cervello.

L’articolo di Mieli è significativo, fa capire, infatti, che nell’opposizione e nella mobilitazione più intransigente contro l’aggressione putiniana, i democratici e i pacifisti debbono puntare su un salto democratico, federalista e militarmente autonomo dell’Europa per non farsi sopraffare dall’Atlantismo Nato di lorsignori.
Bisogna far capire a Mieli e all’establishment atlantista italiano che “l’intera comunità progressista italiana”, come lui la chiama, che in questi giorni è scesa in piazza contro Putin, su invito di sindacati, associazioni pacifiste e dell’Anpi, – che non per niente sta tanto in uggia al nostro “columnist” con la mimetica – non l’ha fatto per la Nato, l’ha fatto per la pace e la libertà, contro l’aggressione e la sopraffazione eruttate dal nazionalismo sciovinista e revanchista putiniano. Quello stesso che è in seno ad alcuni aderenti alla Nato.

Alla fine Mieli invita il povero Letta, non senza giustificata ironia, a “proporsi come segretario generale della Nato (ne ha i titoli). Avrebbe il vantaggio di lasciarsi alle spalle le baruffe del ‘campo largo’ “.
Lui potrebbe fargli da capo staff con l’elmetto a tutti gli effetti.

 

 

 

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Di Aldo Pirone

Aldo Pirone. Vive a Roma

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