Storie di migrazione nell’agro Romano e nelle paludi del sud Pontino
Ciociari e Ciociaria. Storie di migrazione nell’agro Romano e nelle paludi del sud Pontino. Parliamo di un un territorio segnato da due linee indelebili: la via Latina( Vlll-III secolo a. C.) e la via Appia(IV-III secolo d. C.). Una storia di transumanza, valichi, passi e guadi. Una storia di terra, monti e paludi. Una storia di uomini e donne, di Guitti e Buttari! L’urbanizzazione delle campagne è un fenomeno che si è concentrato tendenzialmente nel secolo scorso, e ha toccato la Ciociaria mentre le persone vivevano ancora protette tra i castri e le mura Volsche e Medioevali, all’interno dei centri storici dei Comuni Ciociari. Questa terra è stata segnata nei secoli da una forte povertà e, visto il perdurare di queste condizioni di miseria, carestia e fame, il nostro territorio è stato toccato da un fenomeno di migrazione territoriale, regionale. Infatti, molte persone, da numerosi comuni dell’entroterra, nella provincia di Campagna Marittima, posta sotto la giurisdizione dello Stato Pontificio, o in Comuni della provincia di Terra di lavoro (1860/1927), come anche parte della popolazione abruzzese, si riversarono verso il sud pontino nella zona di Fondi, Terracina, nell’agro romano. Attraverso la bonifica, pezzi di territorio erano stati resi disponibili per l’agricoltura. Nel passato queste terre già avevano visto opere di bonifica importanti, oltre a reggimenti delle acque, prima a Fondi – con il regno di Napoli con Anna Carafa della Stadera nel (1640/1644) – quindi, con Papa Sisto VI nel 1765 nella zona tra Sezze e Terracina, erano state fatte imponenti opere idrauliche, tuttora esistenti: reti di canali, linea Sisto, linea Pio. A proposito di opere di ingegneria idraulica, nel Xll secolo il Papa aveva donato i terreni ai Cistercensi, i quali avevano bonificato l’area per poi edificare l’Abbazia di Fossanova. Da questa importante bonifica, perciò, dalla realizzazione di un “fossonuovo”, proprio da tale toponimo prende il nome l’Abbazia di Fossanova.
E nel corso degli anni il popolo delle capanne è diventato classe dirigente in quelle zone e in quei comuni, attraverso attività imprenditoriali, professionisti, medici, ingegneri, e governati delle comunità locali, consiglieri comunali, assessori e Sindaci. Le discriminazioni, però, furono molte in quegli anni. Furono emanate ordinanze dai Comuni di Sezze, Priverno, Anzio contro i contadini Ciociari che dormivano all’aperto, venivano rilevati situazione di pericolo per la salute pubblica. Fu vietato l’allevamento di animali, e fu fatto divieto di accendere i fuochi motivando la cosa col fatto che, vivendo in una zona adiacente ai comuni, questi fuochi erano un grave pericolo per tutti. Ordinanze e in alcuni casi addirittura ordini di allontanato nella resistenza delle persone dallo stesso Comune. Niente di nuovo, perché anche nel passato erano state fatte ordinarie discriminazione tra comunità: a volte, non servono confini nazionali, ma sono le condizioni economiche di povertà diffuse che fanno scattare la paura verso l’altro! Fatiche, lavoro duro, mancanza di condizione igieniche, spesso c’era una alta percentuale di mortalità. Senza casa, senza scuola, senza ospedali, senza chiesa! Poi, nelle zone paludose c’era l’annoso problema delle zanzare e della malaria: ma niente soldi, niente chinino! Vennero effettuate proprio in quel periodo anche delle campagne di prevenzione, sia sanitaria che scolastica. Dal medico immunologo, deputato, Angelo Celi, fu fatta approvare la legge conosciuta con il nome di ‘il chinino di stato” fondamentale per la lotta alla malaria. Allora ci furono denunce e, commissioni speciali del Senato. Si alzarono voci, inchieste giornalistiche da intellettuali uno per tutti la denuncia di Sibilla Aleramo. Erano molto alte le morti per fatica, malattia e povertà. Oltre alle tante epidemia colera, peste, tifo, vaiolo, nelle zone paludose era presente la malaria. La malaria era presente anche in Ciociaria, nelle valli umide. Le vite delle persone venivano così falcidiate. Per questo, nell’agro romano vennero istituite le compagnie della morte, cioè istituzioni religiose, Confraternite, che raccoglievano e trasportavano i morti e ne davano degna sepoltura dietro le chiese.
Molto interessanti sono anche i racconti fatti da un nostro illustre cittadino ceccanese, Augusto Sindici, nato nel 1830, poeta e scrittore, amico di G. D’Annunzio. Egli pubblicò numerose opere in dialetto romanesco. Sindici frequentava la campagna romana, l’agro pontino, per le battute di caccia, raccogliendo tra gli abitanti racconti, storie di dolore, in particolare rispetto all’arroganza dei forti e all’impotenza dei deboli, costituiti, per lo
più, dagli stagionali ciociari. Sindici scrisse la sua opera più famosa, “le XIV leggende della campagna romana”, proprio dedicata alle località, alle persone, alle storie e alle leggende, perché come è noto “la leggenda non sempre mente”. Da ricordare, Cisterna di Latina come la patria dei Butteri. Abili cavalcatori. Resistenti alle malattie. Attraverso l’incrocio di cavalli maremmani, con stalloni inglesi e arabi era stata selezionata una razza la cosiddetta ‘razza di Cisterna’. “Famosa è la sconfitta subita a Roma dai cow-boys del celebre Buffalo Bill, inflitta dai butteri cisternesi, nella sfida dell’8 marzo 1890, quando Augusto Imperiali cavalcò un indomito puledro tenendo con la destra le redini e con la sinistra il cappello. Molto altro ancora si potrebbe scrivere prima della grande epopea della bonifica mussoliniana memore del 1930, con la nascita di Latina e Sabaudia. Si è discusso parecchio nei decenni e i pareri sono discordanti tra chi ha visto progresso in tale bonifica e chi, invece, sottolinea la distruzione della più grande zona umida di Europa. La pagina della bonifica c’è stata raccontata da i nostri nonni. Infatti, in molti già prima della Seconda guerra mondiale andavano a lavorare nelle zone bonificate. Tra questi c’erano tanti contadini ceccanesi che si spostavano per settimane e mesi con tutta la famiglia per lavorare nelle paludi bonificate. Subito dopo la guerra le cose cambiarono radicalmente. Difatti, la direttrice per il lavoro divenne Roma. Si trattava di ricostruire, e migliaia di persone ogni giorno andavano verso Roma soprattutto a lavorare nel settore dell’edilizia.
Sono ricordi, di lavoro e sfruttamento. Sono storie di riscatto e progresso. E, subito dopo la guerra, con la ritrovata libertà, cominciano le storie di lotte operaie e contadine segnate da tante conquiste, diritti, progresso, dignità salariali e rispetto del persona e del lavoro!
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