CRONACHE&COMMENTI
Introdotto un nuovo reato o criminalizzate tante libertà?
di Ignazio Mazzoli
I talk show e la stampa delle ultime 48 ore hanno avuto al centro della loro informazione il decreto del primo consiglio dei Ministri del Governo Meloni che contiene la norma per sanzionare i rave party in quanto li rende reati. (prima come si è sempre intervenuti?). La nuova norma voluta dal Ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi ed è contenuta all’interno di un decreto unico che comprende anche gli interventi sulla giustizia e sul Covid.
Prevede la reclusione da 3 a 6 anni per chi organizza, e sanzioni da mille a 6mila euro. Inoltre, si procede d’ufficio «se il fatto è commesso da più di 50 persone allo scopo di organizzare un raduno dal quale possa derivare un pericolo per l’ordine pubblico o la pubblica incolumità o la salute pubblica». Insomma, le caratteristiche proprie dei rave. C’è anche il capitolo dell’intervento sugli strumenti utilizzati per mettere in piedi il rave. In caso di condanna, infatti, «è sempre ordinata la confisca delle cose che servirono o furono destinate a commettere reato e di quelle utilizzate per realizzare le finalità dell’occupazione». Avrebbero voluto utilizzare anche le intercettazioni per stroncare l’organizzazione di questi eventi. ma Antonio Tajani li ha dissuasi.
Nella conferenza stampa post Consiglio dei Ministri, il premier Giorgia Meloni ha spiegato: «Interveniamo sulla materia con una norma che prevede un reato nuovo, quello di “Invasione per raduni pericolosi”». E ancora ha aggiunto: «Inizialmente si era ragionato di intervenire su un’aggravante per il reato che già esiste, e cioè “Invasione di terreni ed edifici”, ma abbiamo scelto di introdurre un reato nuovo e diverso per evitare che si inserisse tra i reati contro il patrimonio e non per l’incolumità pubblica». E ancora: «Noi ci aspettiamo, con la norma sui Rave, di non essere diversi dalle altre nazioni d’Europa. L’impressione che lo Stato italiano ha dato è di un lassismo sul tema del rispetto delle regole e della legalità».
Adesso «la volontà politica fa la differenza» e «il segnale è che non si può venire in Italia per delinquere». Il ministro dell’Interno Piantedosi ha osservato: «I requisiti di necessità e urgenza li ravvisavamo nel fatto che probabilmente l’assenza di una disciplina normativa efficace nel nostro Paese ci rendeva particolarmente vulnerabili, come la cronaca degli ultimi anni testimonia. Peraltro si tratta di eventi particolarmente pericolosi non solo per le stesse persone che li commettono ma sono anche molto dispendiosi anche per l’impiego delle forze dell’ordine che ne consegue». E ha aggiunto: «Confidiamo, come avviene in altri Paesi e in altri settori, che la norma, una volta introdotta, possa essere un elemento di deterrenza per questi eventi». Plauso alle norme è arrivato anche dal vicepremier e leader della Lega Matteo Salvini: «Finalmente torniamo a far rispettare le regole». E, rivolto agli italiani, osserva: «avete scelto un Governo che decide che le regole vanno rispettate e armi e droga non ci piacciono».
Il coro delle contestazioni a queste norme è veramente ampio nelle forze politiche e fra i cittadini, nella società italiana; come dimostra che a sostenere questo provvedimento sono solo i rappresentanti dei partiti e i giornalisti di destra. Fra i costituzionalisti ci sono, invece, dubbi e critiche come si può ascoltare dal video di Pier Luigi Petrillo, in fondo a questa nota.
La prima osservazione critica, come è naturale e spontaneo si rivolge al tema “priorità” di questo governo: dovè è l’urgenza di questa scorciatoia di intervento legislativo che “introduce” un nuovo reato, come sentono il bisogno di fare sapere il Presidente del Consiglio e il Ministro dell’Interno? Il rave party in territorio di Modena si è risolto tranquillamente con le leggi esistenti magistralmente utilizzate dalle forze dell’ordine. Come pure nell’agosto 2021 si era risolto quello, ben più ostico e pericoloso svolto in provincia di Viterbo, sotto la guida della Ministra Lamorgese. Bisognava, proprio, introdurre un nuovo reato?
Ma veniamo alla seconda, ben più impoorrtante contestazione. Come si individua il reato? Nel testo del decreto non si legge il nome del reato, c’è solamente scritto che la norma riguarda la “invasione di terreni o edifici, pubblici o privati” e raduni “dai quali possa derivare un pericolo per l’ordine pubblico o la pubblica incolumità o la salute pubblica”.
Ci si rende conto a quanti circopstanze si può applicare questa norma? Ci si rende conto quante infinite circostanze possono evocare nella mente di Questori, Prefetti ec c.un reato…. in una scuola. in una piazza? Si tratta, appunto di una nuova fattispecie di reato: dopo l’articolo 434 del codice penale (quello sul crollo di costruzioni e altri disastri dolosi) viene inserito l’articolo 434 bis, che tratta appunto di “invasione di terreni o edifici per raduni pericolosi per l’ordine pubblico o l’incolumità pubblica o la salute pubblica”.
In Parlamento dovrebbe essere respinta questa norma, ma ora una maggioranza blindata la difenderà. Io ogni caso il rispetto delle libertà garantite dalla Costituzione esige che il reato venga definito con “nome e cognome” e vengano eplicitamente escluse dalla casistica tutte le manifestazioni di opinione e rinvedicazioini di diritti e conquiste sociali e civili. ESPLICITAMENTE sul testo della norma: non bastano le rassicurazioni verbali, soprattutto quando sappiamo con certezza che la memoria difetta smisuratamente…
Viene il dubbio, giustificatissimo, che questa disposizione restrettiva possa venire invocata per tanti reati d’opoinioni visto che è così esageratamente generica. E se ci viene il dubbio che essa non serva solo a scoraggiare ingressi starnieri malintenzionati, può darsi pure che pecchiamo di pensar male, ma forse indoviniamo che il governo voglia difendere se stsesso da contestazioni e manifestazioni giudicate “pericolose per l’ordine pubblico“.
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E ora seguiamo il video rilasciato dal costituzionalista PierLuigi Petrillo a Rai 3
*“L’intervento normativo mira a rafforzare il sistema di prevenzione e di contrasto del fenomeno dei grandi raduni musicali, organizzati clandestinamente (c.d. rave party)”, si legge nella relazione illustrativa. Che poi prosegue: “I casi che si sono finora presentati hanno riguardato meeting, organizzati mediante un “passa parola” clandestino, realizzato attraverso il web e soprattutto attraverso i social network, che si sono tenuti in aree di proprietà pubblica o privata invase illecitamente dai partecipanti”.
“E’ sempre ordinata la confisca ai sensi dell’articolo 240, secondo comma, del codice penale, delle cose che servirono o furono destinate a commettere il reato di cui al primo comma nonché di quelle utilizzate nei medesimi casi per realizzare le finalità dell’occupazione.2. All’articolo 4, comma 1, del Codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione di cui al decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159, dopo la lettera i-ter), è aggiunta la seguente: “i-quater) ai soggetti indiziati del delitto di cui all’articolo 434-bis del codice penale”.
aggiornato il 3 nov. 2022 ore 06:54
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