CRONACHE&COMMENTI
Le odierne vergogne figlie dal lungo declino della sinistra post comunista…
di Aldo Pirone
Domenica sera D’Alema a “In onda” ha parlato di molte cose e di alcuni ricordi di Berlinguer impressi nel suo libro “A Mosca l’ultima volta”. Già pubblicato nel 2004 lo scritto dalemiano viene oggi riproposto. Il libretto è godibile, soprattutto per il ricordo di Berlinguer.
Mi è parso che gli accenti autocritici del “lider maximo” su quel che accaduto nella sinsitra post comunista, almeno in quella maggioritaria, siano stati questa volta un po’ più espliciti ma sostanzialmente confinati alla vicenda del PD. “Io penso – ha detto – che uno dei problemi che oggi ha il centrosinistra è quello di avere costituito un partito che non ha una radice storica. Non ne faccio colpa a nessuno, se non in parte a me stesso”. Meglio tardi che mai, direbbe il saggio. Però D’Alema ha parlato di un’esperienza dem sostanzialmente fallita, nata dal prevalere di una concezione del centrosinistra senza trattino cui lui ha cercato di resistere opposta a una col trattino basata su due forze, una d’ispirazione socialista e l’altra d’ispirazione cattolico democratica, che si sarebbe dovuta coltivare. Non ha esteso la sua riflessione alla vicenda precedente del Pds e dei Ds, al crescere dentro quelle formazioni, anche per sua precipua responsabilità, di quel cancro di subalternità al neoliberismo che poi è diventato metastasi nel Pd veltroniano del Lingotto. Cioè di quell’impianto culturale, sociale e politico, falsamente ulivista, che ha condannato il Pd a un’identità non risolta e aperta alle incursioni renziane come al sostegno del governo Conte 2 o a quello dei governi “tecnici” di Ciampi, Monti e Draghi, sebbene diversi tra loro se non altro per diversissimi contesti politici e storici in cui ebbero vita.
Sarebbe doveroso da parte di chi fu considerato il leader della sinistra post comunista spiegare come e perché quel cancro crebbe nella sinistra ben prima dell’approdo al Pd insieme alla valutazione ottimistica e fasulla della globalizzazione neo liberista, del conseguente distacco non magnifico né progressivo dalle sorti dei lavoratori e dei ceti popolari ecc.. Dovrebbe ricordarsi la sua acida polemica nelle conclusioni al secondo Congresso del Pds, gennaio 1997, con la Cgil di Cofferati che fece capire a molti l’antifona di cosa stava maturando in quel partito post comunista cui seguì quell’invito buchariniano “arricchitevi”, sempre di D’Alema, rivolto agli imprenditori di tutte le specie, compresi quei “capitani coraggiosi” beneficiari delle privatizzazioni mai divenute, se non nella telefonia, vere liberalizzazioni. Così come bisognerebbe ricordare, oltre a tantissime altre cose, le leggi che aprirono la strada al precariato, ovvero alla formazione di un “nuovo proletariato” senza diritti e capacità contrattuale, con la scusa divenuta retorica che era finita l’era del posto fisso. Perché è in questa deregulation liberista che attecchì la malapianta culturale e politica nel profondo della società, a fronteggiare i cambiamenti socio economici dell’era digitale post fordista e del berlusconismo becero che ne fu l’ottimo interprete a livello politico dalla parte di lorsignori. D’Alema dovrebbe riconoscere autocriticamente che la sinistra post comunista, anche quando a dirigerla fu lui, sostituì l’analisi differenziata socio-economica e politica con il politicismo che costava molto meno fatica e che sembrò ai “ragazzi di Berlinguer” una proficua scorciatoia per il governo.
A fondare il Pd, se ne dovrebbe ricordare D’Alema, arrivarono due partiti sostanzialmente logorati, i Ds e la Margherita, incistati già abbonadantemente dalle correnti di potere. Tanto è vero che a fondare i dem furono più che i due partiti citati le loro correnti, sottocorrenti e cordate varie soparattutto in periferia, nelle province e nei comuni.
Quel lungo declino della sinistra post comunista, segnato da tantissime ombre e da pochissime luci, è stata una delle cause delle odierne vergogne.
Basta rammentarsene per poter guardare avanti, sapendo che il sorriso di Berlinguer, ricordato tanto affettuosamente e con ragione da D’Alema, oggi si trasformerebbe in ghigno.

Aldo Pirone, redattore di malacoda.it
| Iscriviti al nostro canale Youtube di UNOeTRE.it |
Sottoscrivi abbonamento gratuito all’aggiornamento delle notizie di https://www.unoetre.it – Home
Vuoi dire la tua su UNOeTRE.it? Clicca qui
Sostieni il nostro lavoro
UNOeTRE.it è un giornale online con una redazione di volontari che s’impegnano gratuitamente. Qualsiasi donazione tu possa fare, fra quelle che qui sotto proponiamo, rappresenta un contributo prezioso per il nostro lavoro. Si prega di notare che per assicurare la nostra indipendenza, per parlare liberamente di argomenti politici, i contributi che ci invierete non sono deducibili dalle tasse. Per dare il tuo sostegno tramite il sito, clicca qui sotto sul bottone Paga Adesso. Il tuo contributo ci perverrà sicuro utilizzando PayPal oppure la tua carta di credito. Grazie
La riproduzione di quest’articolo che hai letto è autorizzata a condizione che siano citati la fonte www.unoetre.it e l’autore. E’ vietato il “copia e incolla” del solo testo sui socialnetwork perchè questo metodo priva l’articolo del suo specifico contesto grafico menomando gravemente l’insieme della pubblicazione. L’utilizzo sui socialnetwork può avvenire soltanto utilizzando il link originale di questo specifico articolo presente nella barra degli indirizzi del browser e originato da https://www.unoetre.it

UNOeTRE.it by giornale online is licensed under a Creative Commons Attribution 4.0 International License.
![]()
