DISCUTERE LA CRISI. VOTO 2022
Che ci sia un pericolo per la Costituzione è innegabile…
di Aldo Pirone
Sulla questione, per me decisiva, di trovare candidati unici antifascisti nei collegi uninominali, ho riscontrato a sinistra un certo scetticismo. Non parlo del Pd e dei suoi alleati che vanno componendo un’alleanza “tecnica” – così l’ha definita Letta per “obbligo della legge elettorale” – volta a essere un minimo competitiva con il centrodestra nella parte maggioritaria del pessimo “rosatellum”. Avendo impostato la campagna elettorale sulla discriminante tra chi ha fatto cadere Draghi e chi no, è evidente che la questione dell’antifascismo e della messa in sicurezza della Costituzione passa in second’ordine. Ma, poi, fino a un certo punto, perché chi Draghi lo ha sempre contrastato, vedi il “cocomero” di Bonelli e Fratoianni, è ben accetto.
Parlo, per tornare all’incipit inziale, di un’area di sinistra il cui timore, non infondato visti i rapporti di forza fra progressisti e moderati nella situazione di oggi e la qualità dei medesimi progressisti, è che il richiamo antifascista possa servire di copertura alla prevalenza di forze moderate e neo centriste. Insomma una specie di imbroglio. Nobile, se volete, ma sempre imbroglio.
Ora, che ci sia un pericolo per la Costituzione è innegabile. Basta sentirli parlare la Meloni, Salvini e Berlusconi per capire che se avranno la forza dei numeri sono capaci di tutto. Del resto per chi ha un po’ di memoria sa che nel 2005 hanno già tentato di cambiare a loro piacimento la nostra Carta fondamentale. Solo il referendum popolare confermativo li fermò.
Ed è vero che oggi le forze progressiste sono grosso modo divise: da una parte il Pd, con tutte le sue articolazioni interne alcune ancora di segno ex renziano, ma che recupera, in tutto o in parte, Articolo Uno; l’Alleanza verdi-sinistra di Bonelli e Fratoianni, dall’altra il M5s di Conte e la stessa Unione popolare di De Magistris e Acerbo.
Ma la cornice antifascista almeno nei collegi uninominali, servirebbe, tra l’altro, anche ad avviare una ricomposizione fra i progressisti, la stessa campagna elettorale sarebbe giocata con meno asprezze, con meno accuse reciproche, con meno divisioni laceranti. Tutti quanti in alleanza con moderati e centristi da qualsiasi parte provengano. Su chi si stacca dalla destra a dominanza nazionalista e sovranista, infatti, si possono fare tante ironie sui suoi trascorsi, sui suoi trasformismi, sui suoi interessi personali a ritrovare un seggio ecc., ma l’importante è che nel cimento decisivo con la destra neofascista e xenofoba stiano dalla parte giusta.
Questo mi ha insegnato la lezione del Pci.
Non penso affatto, come scrive, tra l’altro, Alfonso Giani oggi su “il manifesto”, che “il punto debole delle attuali proposte (quelle di Floridia e Azzariti: condivisibile la prima non la seconda N.d.r.) è invece quello di assumere una dimensione difensiva”. Il pensiero non è nuovo, nel Pci degli anni ’60 c’erano di queste discussioni un po’ astratte. Certo che l’unità antifascista è difensiva, e da cos’altro dovrebbe partire per unire forze assai diverse? Il fatto è che nella realtà effettuale quando quella difesa ha avuto successo ha sempre aperto nella storia del nostro paese la strada ad un avanzamento delle forze progressiste. Solo che allora quelle forze, comunisti, socialisti, liberalsocialisti, cattolici democratici – soprattutto il Pci di Togliatti di Longo e di Berlinguer – sapevano di cosa parlavano.
Oggi, i loro supposti e confusi eredi, molto meno.

Aldo Pirone, redattore di malacoda.it
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