DISCUTERE LA CRISI. VERSO IL VOTO 2022
Ma veramente il Pd pensa che basti solo una lista inclusiva…?
di Aldo Pirone
Secondo l’attuale legge elettorale fatta da Rosato ai tempi di Renzi dominus nel Pd, il 25 settembre prossimo ci saranno il 37% dei seggi in palio in collegi uninominali: 148 alla Camera e 74 al Senato. A chi andranno? È molto probabile che andranno quasi tutti al centrodestra. Infatti, è già sicuro che gli elettori troveranno un solo candidato di Meloni, Salvini e Berlusconi mentre, sic stantibus rebus, ne troveranno diversi nello sgarrupato fronte avverso.
È proprio inevitabile che ciò accada? Veramente il Pd pensa di contenere le perdite e addirittura di vincere solo formando una lista inclusiva, aperta ecc. ecc.?
Oppure non è obbligatorio un qualche accordo repubblicano e antifascista, o come lo si vorrà chiamare, per impedire Meloni a Palazzo Chigi, Berlusconi presidente del Senato e il ritorno di Salvini al Viminale? O peggio, come scriveva domenica scorsa su “il manifesto” Antonio Floridia, concedere a questa destra la possibilità di cambiare la Costituzione con i 2/3 dei seggi senza referendum approvativo?
Floridia giustamente invocava almeno un accordo tecnico su un candidato unico del fronte antidestra nei collegi uninominali, una sorta di “alleanza costituzionale”, perché, scriveva, “Si illudono tutti quelli che pensano che aver fatto cadere Draghi penalizzi la destra: la base di consenso della destra italiana, avremmo dovuto oramai capirlo, è radicata profondamente nella cultura e nella storia del nostro paese, ed è un qualcosa che sfugge alla vicende elettorali contingenti (una campagna di pochi giorni, tra agosto e settembre, potrebbe davvero portare a tali sconvolgimenti? E poi, è sicuro il Pd che l’ ”agenda Draghi” sia un qualcosa che entusiasmi gli italiani?)”.
Ma l’eventuale accordo antifascista potrebbe essere anche qualcosa di più. Gli eletti nei collegi uninominali dovrebbero obbligatoriamente ricercarsi fra le personalità più specchiate e popolari della società civile progressista, tipo Tommasi a Verona, e tutti insieme costituirsi come gruppi parlamentari alla Camera e al Senato come primo nucleo di un’alleanza progressista che possa essere elemento di riferimento per movimenti e associazioni progressisti che agiscono nel corpo sociale.
Ma siccome potrebbe essere questo un traguardo troppo ambizioso, visto il campo di Agramante in cui versa il fronte antifascista e le menti, si fa per dire, che lo popolano, mi accontenterei anche soltanto dell’accordo tecnico.
In questa situazione di litigi, recriminazioni, accuse reciproche – particolarmente deprimente è la gara su chi è più progressista – in cui, come scriveva Floridia, “al ‘centro’ e a sinistra, si sta profilando un totale sfrangiamento: centristi di varia natura, Pd, M5S, sinistra con il Pd sinistra fuori dal Pd…”, occorrerebbe che qualcuno, a cominciare dall’Anpi, si facesse promotore di un appello pubblico da far sottoscrivere ai cittadini per dire a chi sta correndo più o meno giulivo verso il baratro:
rinsavite!

Aldo Pirone, redattore di malacoda.it
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