
DISCUTERE LA CRISI. VOTO 2022
Informazione di Sinistra…
di Antonio Padellaro*
Gentile Enrico Letta, avendo lei deciso di perdere convintamente, e perché no, serenamente, le prossime elezioni politiche, spianando un’autostrada alla destra col botto, ci facciamo portatori di un interrogativo che si va diffondendo nell’elettorato, sempre più sgomento, del centrosinistra: perché?
Convinti che non avremo mai il piacere di una sua risposta (lei, come è noto, predilige le interviste lenzuolate, oppure quelle in onda, purché nella comfort zone tranquillity) ci limiteremo a indicarle una serie di possibili domande riconducibili alle ragioni di questo notevole suicidio politico assistito targato Pd.
1. Che tipo di reazione ha avuto quando ha visto squadernata sui giornali la mappa dell’Istituto Cattaneo, quella dove il centrodestra fa cappotto nell’intera penisola mentre il centrosinistra si accontenta di un gilet a mezze maniche nelle immutabili roccaforti tosco-romagnole? Rassegnazione? Soddisfazione? Oppure quell’indicibile sentimento del marito che si taglia quei cosi lì per fare un dispetto ai 5Stelle?
2. Cosa risponde a Pier Luigi Bersani, uno che indubbiamente ne ha viste più di lei, quando sostiene che un’alleanza con i 5Stelle appartiene alla “razionalità” della politica (e, di conseguenza, la rottura alla stupidità)? La preghiamo solo di non fare torto alla sua e alla nostra intelligenza tirando fuori la boutade secondo la quale è stato il M5S a violare il patto con i Democratici non votando la fiducia al governo Draghi. Quando era scritto sui muri che il demiurgo venuto dalla Bce ne avesse le scatole piene, preso atto che la celebrata unità nazionale era il classico morto che cammina. A Giuseppe Conte si può semmai rimproverare l’ingenuità di avere acceso la miccia di una bomba che altri hanno fatto esplodere facendo ricadere le macerie sulla sua testa. Ma lei pensa davvero che il popolo Dem le perdonerà di avere rinunciato a competere (e a vincere) insieme ai grillini in un numero imprecisato di collegi uninominali? Per affidarsi all’ego di Calenda, che ancora non fa quorum?
3. Alla luce di ciò si ha il fondato sospetto che ella abbia deciso di cavalcare allegramente la sconfitta pur di vedere nella polvere il movimento concorrente, nella speranza di raccattarne i delusi. Dia retta segretario, “irreversibile” non è la rottura con Conte (visto che in politica tutto si può digerire, perfino la faccia di Renzi). Irreversibile è soprattutto la vocazione della sinistra a fare terra bruciata di tutto ciò che disturba il proprio strutturato sistema di potere.
4. Secondo qualche mente volpina il Pd avrebbe deciso di cappottarsi in garage fiducioso nella incapacità del futuro governo Meloni di governare le piaghe d’Egitto lasciate in eredità dai Migliori. Non succederà, ma nel caso Giorgia Vox chiedesse una mano quanto ci metterà il Nazareno, pur se dai banchi dell’opposizione, “a farsi carico responsabilmente dei problemi del Paese nello spirito della solidarietà repubblicana” (anticipiamo il comunicato). Non sappiamo, infine, se dopo l’arrivo dei barbari da voi così benevolmente agevolati, con quale faccia aderirete alle immancabili marce antifasciste e relativi piagnistei. Poiché, se la Meloni è il nuovo Duce a lei spetta, e di diritto, il ruolo di Facta.
*Antonio Padellaro.
Giornalista professionista dal 1968, lavorando per l’ANSA. Nel 1971 al Corriere della Sera, di cui è redattore e responsabile della redazione romana. Nel 1977 scrive la sceneggiatura del film documentario Forza Italia! Nel 1990 lascia il quotidiano sentendosi poco gradito all’allora dirigenza del partito socialista. Si laurea in giurisprudenza.
E’ poi a L’Espresso, dove ricopre il ruolo di vice-direttore. Scrive diversi libri: Non aprite agli assassini (1995), Senza cuore (2000) e altri dedicati alle vicende politiche dei più importanti personaggi politici della prima Repubblica quali Bettino Craxi, Aldo Moro e Francesco Cossiga. Nel 2001 passa a l’Unità, che riprende le pubblicazioni sotto la direzione di Furio Colombo. Nel 2002, insieme a Colombo, dà alle stampe Il libro nero della democrazia, fortemente critico nei confronti di Silvio Berlusconi.
Nel marzo del 2005 è nominato direttore de l’Unità, su indicazione di Furio Colombo stesso, succedendogli. Il 20 maggio 2008 la società editrice de l’Unità viene acquistata da Renato Soru. Pochi giorni dopo, l’allora segretario del Partito Democratico Walter Veltroni, in un’intervista al Corriere della Sera, dichiara che gli farebbe piacere vedere il quotidiano diretto da una donna.[2] Il 22 agosto 2008 Antonio Padellaro è sostituito alla direzione de l’Unità da Concita De Gregorio.
Il 1º aprile 2009 nasce il blog “Io gioco pulito” in cui annuncia anche l’uscita del libro omonimo, «un libro corale che è in qualche modo la continuazione di quel giornale animato dalla passione e dall’impegno civile di Furio Colombo e Marco Travaglio, di Antonio Tabucchi e Corrado Stajano, di Nando Dalla Chiesa e Oliviero Beha, di Maurizio Chierici e Sandra Amurri». Nello stesso periodo partecipa alla fondazione di un nuovo quotidiano, Il Fatto Quotidiano, che inizia le pubblicazioni il 23 settembre 2009 e di cui è il direttore fino al 5 febbraio 2015.
Il 5 maggio 2010, assieme a Marco Travaglio, viene invitato a una riunione di studenti della London School of Economics and Political Science, per una conferenza dal titolo The Status of Freedom of Information in Italy (“Lo stato della libertà di informazione in Italia”), nella quale il tema centrale è stato, per l’appunto, la libertà di stampa in Italia.[3][4]
Il 4 febbraio 2015, a cinque anni dalla sua fondazione, lascia la direzione de Il Fatto Quotidiano a Marco Travaglio, già condirettore; il CdA del Fatto lo nomina Presidente della Società Editoriale, e Padellaro rimane editorialista del quotidiano.[5][6] L’anno seguente ha pubblicato la sua biografia, intitolata Il Fatto personale. Nel maggio 2018 lascia la presidenza de Il Fatto Quotidiano a favore di Cinzia Monteverdi.[7] Nel 2019 conduce assieme a Silvia Truzzi la trasmissione televisiva C’ero una volta… dove si indagano le ragioni di una sconfitta della sinistra in Italia, dando la parola a ex leader “rossi”. È ospite fisso dei programmi Otto e mezzo e Piazzapulita su LA7.
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