CRONACHE&COMMENTI

A breve la Nato potrebbe arrivare sul confine finlandese davanti a Pietroburgo

di Aldo Pirone
SannaMarin PremierFinlandia minLa richiesta della Finlandia, cui seguirà a ruota la Svezia, di entrare nella Nato è comprensibile. L’aggressione di Putin all’Ucraina ha mutato i tradizionali orientamenti neutralisti dell’opinione pubblica in entrambi i paesi. Svedesi e finnici sentono il fiato sul collo dell’orso russo. Se l’autocrate del Cremlino aveva in mente, con l’invasione dell’Ucraina, di impedire un’altra progressione della Nato a est, ora se la ritroverà schierata lungo il confine finnico di 1.350 km.. Una lampante eterogenesi dei fini.

Tuttavia, l’ulteriore allargamento dell’Alleanza militare nel nord Europa sarebbe un errore, in contrasto con il tentativo di alcuni fondatori dell’Ue – Francia, Germania e ultimamente l’Italia – di impegnare più decisamente l’Europa sulla ricerca di un compromesso sulla guerra in Ucraina e su un cessate il fuoco immediato. Non a caso il segretario della Nato Stoltenberg, che non ha di questi sentimenti, aveva già dimostrato il suo entusiasmo per l’auspicato accadimento: “Se la Finlandia decidesse di candidarsi, verrebbe accolta calorosamente nella Nato e il processo di adesione sarebbe agevole e rapido” e l’inglese Johnson si è precipitato a fornire garanzie per tutto il tempo necessario all’ingresso del paese finnico. Ad essi ha subito fatto eco Biden che ha assicurato “il proprio appoggio alla politica delle porte aperte della Nato e al diritto di Svezia e Finlandia di decidere del proprio futuro”.

Se la si mette sul piano del diritto di ogni Nazione a decidere quello che le pare in fatto di sicurezza e alleanze, anche l’Ucraina avrebbe questo diritto. Solo che questi diritti vanno contemperati con la sicurezza di tutti nel continente europeo. Altrimenti perché ci sarebbe bisogno di una nuova Conferenza di Helsinkj come ha detto il Presidente Mattarella?

Per ora l’unica opposizione alla richiesta del governo progressista finlandese ed eventualmente di quello svedese è venuta da Erdogan, con la motivazione risibile che Finlandia e Svezia danno asilo ai “terroristi” curdi suoi implacabili nemici. Tanto risibile da far supporre che il sultano di Ankara voglia avere molto altro in cambio del suo assenso, come s’addice a un buon mercante levantino.

Lo stesso entusiasmo per l’ingresso dei due paesi nordici mostra il nostro ministro degli Esteri Di Maio: “Siamo ben lieti di accoglierli nell’Alleanza”. E non si capisce perché lo stesso Conte, leader del M5s, che minaccia sfracelli sull’invio delle armi pesanti ai resistenti ucraini, dice, anche se con toni più sobri, “non mi sento di offrire una risposta negativa” e poi reclama un impegno europeo per la pace e aborrisce la “corsa al riarmo”. Ma la questione, nel campo progressista, non riguarda solo i “grillini”, anche il Pd e Leu dovrebbero esplicitare il loro pensiero in proposito.

Il fatto è che obiettivamente, nel quadro della guerra voluta da Putin contro l’Ucraina, l’estensione della Nato a Finlandia e Norvegia rappresenta un atto di escalation militare nel nord Europa, in contraddizione palese con le cose dette ultimamente da Macron, Sholz e Draghi sull’impegno prevalente a costruire la trattativa con Putin per un cessate il fuoco. Anche se Sholz ha espresso, contraddittoriamente, pieno sostegno a Finlandia e Svezia per il loro ingresso nell’organizzazione militare atlantica.

Bisogna respingere la richiesta di Finlandia e Svezia? No, ma congelarla sì, per usarla come arma di pressione per costringere Putin alla trattativa, adottando una specie di clausola dissolvente nella prospettiva di una nuova Conferenza sulla sicurezza europea e della costruzione della Difesa comune dell’Ue che sostituisca la Nato. Bisognerebbe avere su questo una comune posizione almeno fra Francia, Germania e Italia che da una parte rassicuri Finlandia e Svezia, che fanno parte dell’Ue, dando loro garanzie di sicurezza e, dall’altra, mostri a Putin che se non addiviene a più miti consigli si troverà a breve la Nato sul confine finlandese davanti a Pietroburgo.

Non dimentichiamo che per l’ingresso di nuovi soci nella Nato serve l’unanimità dei paesi già aderenti e che sarà il Parlamento a doversi esprimere.

Anche questa questione dovrebbe far parte di una mozione europeista che, partendo dalla nuova fase della guerra, metta in primo piano l’impegno dell’Italia per la trattativa e per la pace in Ucraina, da presentare e far votare in Parlamento.

 

malacoda 75

Aldo Pirone, redattore di malacoda.it

 

 

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Aldo Pirone. Vive a Roma

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